Quello che Leo Messi sta vivendo in queste ore, è certamente il suo momento più delicato da quando è arrivato a Barcellona. Il giocatore argentino, già tirato in ballo dalla stampa per un rinnovo che tarda ancora ad arrivare e per le prime indiscrezioni sul suo futuro, è infatti tra quei giocatori che il presidente Bartomeu e parte della dirigenza avrebbero fatto screditare dalla ‘i3 Ventures': azienda che attualmente gestisce i profili social del club catalano.

In attesa di tornare in campo sabato prossimo, al Camp Nou contro l'Eibar, e pochi giorni dopo al San Paolo per sfidare il Napoli in Champions League, il capitano del Barcellona ha concesso un'intervista al ‘Mundo Deportivo': un incontro già programmato in tempi non sospetti, che la ‘Pulce' non ha voluto annullare. Nel dialogo con il giornalista spagnolo, l'argentino ha così risposto anche alla domanda sulla ‘spy story' che sta tenendo in apprensione tutto il mondo blaugrana.

L'imbarazzo di Leo Messi

"Questa vicenda mi ha colto un po' di sorpresa, perché non ero qui e solo quando sono tornato mi sono reso conto dell'accaduto – ha dichiarato Leo Messi – Il presidente ci ha detto quel che ha riferito in pubblico durante la conferenza stampa. Ci ha spiegato la situazione e cosa è successo. La verità è che mi sembra strana una cosa del genere. Però dicono anche che ci sono delle prove. Aspettiamo e vediamo. Non possiamo dire molto ora".

Nonostante le parole di Bartomeu e la secca smentita della ‘i3 Ventures', i dubbi non sono ancora stati cancellati del tutto. A chiedere chiarezza su questa presunta azione contro Messi e altri giocatori ed ex dipendenti del Barcellona, è così sceso in campo anche Victor Font: colui che ha già dichiarato di voler correre per vincere le prossime elezioni presidenziali del club. "Queste informazioni sono estremamente serie – ha scritto in un documento inviato al consiglio d'amministrazione del club – Questa campagna di diffamazione nata da un'indagine giornalistica, ci mette in imbarazzo e aggrava la realtà del club al quale si aggiunge un problema morale alla delicata situazione sportiva ed economica".