Ucciso da una polmonite causata dall'infezione da Coronavirus. È morto così, all'età di 72 anni, José Luis Capón González, ex calciatore dell'Atletico Madrid e considerato un calciatore icona della tradizione dei "colchoneros". Una bandiera che sventolava dall'altra parte del Manzanarre, quella che da sempre si oppone (dal punto di vista sportivo) al vessillo del Real. "Ho avuto la grande fortuna di nascere, vivere e giocare nell’Atletico Madrid", ha sempre raccontato sia da giocatore sia da ex quando ha appeso le scarpette la chiodo: in suo onore al Wanda Metropolitano il labaro del club resterà per 24 ore a mezz'asta in segno di lutto e di commiato per il suo decesso.

"Oggi è un giorno triste per la famiglia rojiblanca", si legge sul sito dell’Atletico Madrid, che dedica un lungo post di cordoglio in memoria di González. Lo fa in apertura della pagina, con tanto di foto contrassegnata dal fiocco nero in segno di grave lutto. Nove stagioni con la maglia dell’Atletico, 269 partite ufficiali: tanto durò l'avventura del giocatore che in campo occupava il ruolo di terzino sinistro. Laterale mancino "vecchio stampo", di lotta e di governo, capace di affondare i colpi ed essere spietato in marcatura. Tra le fila della squadra rojiblanca conquistò una Coppa Intercontinentale, vinse per 3 volte la Liga e mise in bacheca anche una Coppa di Spagna.

Cresciuto nel vivaio colchonero, González debuttò in prima squadra il 24 gennaio 1971: aveva 23 anni, il suo battesimo avvenne durante una sfida contro il Celta Vigo (36 minuti per rompere il ghiaccio e "assaggiare" finalmente l'atmosfera dei professionisti). Quando decise di smettere con il calcio per lui venne organizzata una partita di addio speciale: il 25 novembre 1980, nello storico "Vicente Calderón" (il vecchio stadio dell'Atletico) scese in campo l'ultima volta e salutò la sua folla.