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Arbitra di 17 anni aggredita da un dirigente, l’AIA: “Superato limite di civiltà sportiva e umana”

Arbitra di 17 anni aggredita con schiaffi e pugni da un dirigente durante una partita giovanile in Sardegna. La condanna dell’AIA: “Superato ogni limite di civiltà sportiva e umana”.
A cura di Vito Lamorte
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Grave episodio di violenza durante una partita giovanile in Sardegna. Una giovane arbitra di 17 anni, impegnata a dirigere la gara tra Nuova La Salle e Gioventù Sarroch, è stata aggredita da un dirigente della squadra ospite: la ragazza è stata colpita con schiaffi e pugni e ha riportato lesioni con una prognosi di 45 giorni.

L’episodio si è verificato al quarto minuto della ripresa: il dirigente ha iniziato a protestare con veemenza per una rimessa laterale non concessa dall’arbitra e, dopo essere stato ammonito, ha continuato a insultarla e la direttrice di gara ha deciso di espellerlo. A quel punto l’uomo ha perso il controllo: prima l’ha schiaffeggiata due volte al volto e, mentre la giovane cercava di allontanarsi, l’ha colpita ancora con un pugno. La partita è stata immediatamente sospesa. Alcuni tesserati della Nuova La Salle sono intervenuti per fermare l’aggressore e prestare aiuto all’arbitra.

L’episodio ha suscitato forte indignazione e ha spinto l’Associazione Italiana Arbitri a intervenire con un comunicato ufficiale molto duro. L’AIA ha denunciato come la situazione abbia ormai superato “ogni limite di civiltà sportiva e umana”, condannando con fermezza l’ennesimo caso di aggressione ai danni di un ufficiale di gara.

Nel messaggio l’associazione sottolinea che non è più accettabile assistere a simili episodi di violenza, che sempre più spesso coinvolgono arbitri impegnati nei campionati dilettantistici e giovanili. Un fenomeno che, secondo l’AIA, sta assumendo dimensioni preoccupanti e che richiede una presa di posizione netta da parte di tutto il mondo del calcio.

AIA, il comunicato di condanna per l'aggressione all'arbitra

L’organismo arbitrale ha ribadito la necessità di tutelare maggiormente gli ufficiali di gara, chiedendo rispetto per il loro ruolo e misure più severe contro chi si rende protagonista di comportamenti aggressivi dentro e fuori dal campo.

L’Associazione Italiana Arbitri esprime profondo sdegno e indignazione per il gravissimo episodio di violenza avvenuto durante una gara di un campionato giovanile, nel quale è stata aggredita un arbitro donna di soli 17 anni. Secondo quanto riportato negli atti ufficiali, la direttrice di gara è stata inizialmente oggetto di proteste e insulti da parte di un dirigente di società in seguito alla mancata concessione di una rimessa laterale. Dopo essere stato espulso, il dirigente ha reagito con inaudita violenza, colpendo la giovane arbitra prima con alcuni schiaffi al volto e successivamente con un pugno mentre la ragazza cercava di allontanarsi.

L’aggressione ha provocato lesioni personali con una prognosi di 45 giorni. Colpire un arbitro rappresenta sempre un fatto gravissimo. Farlo nei confronti di una ragazza di 17 anni impegnata a dirigere una gara giovanile supera ogni limite di civiltà sportiva e umana. È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di responsabilità nel mondo dello sport si renda protagonista di un gesto tanto vile quanto violento. Ancora più grave è che un episodio di questo tipo si verifichi su un campo di calcio giovanile, che dovrebbe essere innanzitutto luogo di formazione, rispetto e crescita. Non è più tollerabile assistere a episodi di violenza contro gli ufficiali di gara, soprattutto quando a subirli sono giovani arbitri.

L’Associazione Italiana Arbitri chiede che fatti di tale gravità vengano perseguiti e sanzionati con la massima severità e che l’intero movimento calcistico, in tutte le sue componenti, assuma una posizione chiara e inequivocabile: la violenza non può e non deve trovare spazio nei nostri campi.

In questa prospettiva, l’Associazione auspica la piena operatività dell’Osservatorio istituito con il Comunicato Ufficiale n. 272/A del 30 aprile 2025 sugli atti di violenza ai danni degli arbitri, affinché vengano promosse iniziative concrete e coordinate volte alla prevenzione e al contrasto di questo fenomeno.

La violenza nei confronti degli ufficiali di gara rappresenta infatti una vera e propria piaga per il nostro movimento sportivo e si pone in aperta contraddizione con i principi di lealtà, rispetto e correttezza che costituiscono il fondamento dello sport e dell’attività calcistica.

L’esempio deve partire proprio da chi ricopre ruoli di responsabilità. Dirigenti, allenatori, genitori e pubblico sugli spalti sono chiamati a promuovere e difendere i valori dello sport, contribuendo a creare un ambiente educativo e sano, nel quale il calcio possa tornare ad essere un luogo di crescita, formazione e rispetto reciproco. Chi educa attraverso lo sport ha il dovere morale e civile di trasmettere questi principi ogni giorno. Alla giovane collega va l’abbraccio, la piena solidarietà e il sostegno di tutta l’Associazione.

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