Per la trasferta di Verona non c'è Eriksen, per questioni familiari, ma il danese non avrebbe comunque giocato stante le ultime notizie che arrivano da quartier generale nerazzurro. E questo si sapeva. Si sapeva anche che a centrocampo la coperta fosse corta per un Vidal ancora lontano da una forma accettabile. Ciò che non si sapeva invece è che Antonio Conte aveva nella manica non solo il tanto decantato Piano B, ma addirittura un Piano C. Perché nella formazione ufficiale che scende in campo al Bentegodi, per l'ultima sfida del 2020, il tecnico salentino ha servito sul piatto una autentica rivoluzione tattica.

Addio al 3-5-2, almeno sulla carta e per i primi minuti del match che vale di certo la conferma del secondo posto ma che virtualmente potrebbe proiettare i nerazzurri anche oltre. L'Inter che affronta l'Hellas cambia pelle con un sorprendente 3-4-2-1 visto che è un inedito assoluto per l'allenatore nerazzurro che dopo aver già mostrato il suo piano B, un 4-3-3 che è apparso sia contro il Napoli che con lo Spezia, ora si appropinqua a offrire il Paino C.

Difesa a tre, con De Vrij in mezzo a Bastoni e Skriniar e davanti a capitan Handanovic, per una reparto che non necessita di scossoni ma a cui serve la continuità nell'affinità e nel rendimento. Tanto che è in mediana dove Conte sorprende un po' tutti: linea a quattro, con Barella e Brozovic centrali e le due ali nei nomi e nei piedi di Young e Hakimi. Poi, due trequartisti atipici: Lautaro Martinez e Perisic. La punta? Il solito Lukaku.

Dunque, la conferma che Conte voglia mostrare e dimostrare che quest'Inter non è schiava di scelte tattiche a priori e che può e sa cambiare non appena le condizioni lo permettono. Un 3-4-2-1 che molto probabilmente si trasformerà in un 4-3-3 in corso d'opera ma che almeno sulla carta ha aperto e sta aprendo il dibattito su una squadra – e un allenatore – che non ci sta a passare come schiavo delle proprie idee. Perché solo gli sciocchi non cambiano idea.