Altro che Fantozzi, la partita di calcio nell’acqua esiste davvero: le regole, dove si gioca

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Ogni anno si disputa in Inghilterra una partita di calcio unica nel suo genere: si mettono due porte in un fiume e si gioca nell’acqua.

Crediamo di non sbagliare dicendo che sono davvero in pochi a non aver mai visto l'immortale partita di calcio tra scapoli e ammogliati organizzata dal ragioner Filini in ‘Fantozzi': nel film la sfida si gioca sotto un diluvio universale che la trasforma in uno sport acquatico, fino alla definitiva sospensione dopo l'apparizione di San Pietro sulla traversa.

La tradizione centenaria della partita nel fiume di Bourton-on-the-Water, in Inghilterra

Ebbene, qualcosa di simile esiste davvero nella realtà: non c'è nessun diluvio ma una centenaria tradizione alla base della partita che ogni anno si disputa nelle acque del fiume di Bourton-on-the-Water, un villaggio del Gloucestershire, in Inghilterra, circa 130 km a nord-ovest di Londra. Qui sotto un rigore realizzato nella sfida di quest'anno.

Il villaggio è chiamato "la Venezia delle Cotswolds" (la regione in cui si trova), proprio perché il fiume Windrush lo attraversa in pieno centro, con ponticelli di pietra bassi a unire le due sponde. In questo scenario, a fine Ottocento qualcuno ebbe un'idea meravigliosa, che a distanza di oltre un secolo ha fatto la fortuna del luogo facendolo diventare un'attrazione turistica, con oltre 300mila visitatori all'anno: piazzare due porte nel fiume e giocarci una partita di calcio.

La sfida si gioca ogni anno, nell'ultimo lunedì di agosto, tra due squadre del club locale Bourton Rovers FC. Le porte vengono piantate tra due ponti, l'acqua non è ovviamente alta, arrivando normalmente alla caviglia. L'origine della tradizione è avvolta nella leggenda, con due versioni più diffuse: nella prima versione i chierichetti della chiesa locale uscirono e si tuffarono nel fiume per una partita di calcio improvvisata, nell'altra i clienti del pub ‘The Kingsbridge', dopo qualche pinta, decisero di vedere "che effetto fa giocare a calcio in acqua".

Fatto sta che da allora la partita è sopravvissuta fino ai giorni nostri, riuscendo a superare anche il momento durissimo del Covid: nel 2020 la sfida si disputò lo stesso, giusto una partitella brevissima giocata all'alba solo per non interrompere la serie. Del resto, immaginare il villaggio di Bourton-on-the-Water senza questo appuntamento è ormai impossibile: serve anche come fondi per il club.

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Fasi limpide di gioco nella partita di quest'anno a Bourton–on–the–Water

Le regole della sfida: l'arbitro è molto permissivo e non c'è il VAR…

Le regole sono ovviamente molto sui generis. In primis le squadre che si sfidano sono composte dai veterani (over 35 e vecchie glorie) contro la prima squadra del Bourton Rovers, 5 contro 5 o al massimo 6, con durata variabile da mezzora a 50 minuti. Non ci vuole un genio per capire che il pallone galleggia e va dove vuole la corrente: è quasi impossibile calciare normalmente, come sa bene chi almeno una volta ha calciato un Super Santos a mare… I giocatori dunque devono alzarlo con un tocco e calciarlo al di sopra dell'acqua, il che ovviamente è alquanto difficile, visto che il tutto avviene per lo più in mischie selvagge.

L'arbitro del resto è molto permissivo, mentre i giocatori cercano volutamente di bagnare il pubblico che si assiepa sulle rive del fiume e sui ponti, avvisandoli prima sul destino che li attende e che fa parte della tradizione. Inutile dire che gli infortuni sono all'ordine del giorno: cadute, scivoloni sui sassi, nasi rotti e gambe graffiate.

Quest'anno poi l'acqua era più bassa del solito a causa della siccità e dell'ondata di caldo: cadere significava farsi ancora più male. La partita è finita 3-3, dopo che nei minuti finali un giocatore della prima squadra, in piena mischia, ha segnato di mano con un tocco acrobatico dietro la schiena. Tutto valido, visto che non c'è il VAR…

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