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17 Maggio 2022
18:02

“Sono fatto in questo momento”, Kevin Durant sorprende David Letterman in un’intervista per Netflix

Ospite della quarta stagione di “Non c’è bisogno di presentazioni”, su Netflix dal 20 maggio, il fenomeno dei Brooklyn Nets ha sorpreso David Letterman con una dichiarazione che farà discutere.
A cura di Luca Mazzella
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Non capita spesso di sentire atleti professionisti parlare, in maniera esplicita e totalmente consapevole, di marijuana, questo almeno nello sport europeo. Negli Stati Uniti il dibattito in realtà è decisamente più all'ordine del giorno e sono tantissimi i giocatori – tuttora in attività – che ammettono di utilizzarla regolarmente senza alcun problema. Uno di questi è Kevin Durant, non esattamente l'ultimo degli arrivati ma il più forte scorer in circolazione e tra i migliori mai passati in NBA. Nella serie Netflix prodotta e condotta dal noto presentatore americano David Letterman "My Guest Needs No Introduction", giunta alla quarta stagione che uscirà venerdì 20 maggio su Netflix, il campione dei Brooklyn Nets ha parlato del suo rapporto con la marijuana e di come questa sia spesso demonizzata oltremodo dagli atleti, aggiungendo di voler cambiare una serie di luoghi comuni a proposito dell'utilizzo che tanti atleti ne fanno e di come questo venga recepito dai media.

"Per me è evidente come ti rilassi la mente da ogni distrazione, ti tranquillizzi. È come bere un bicchiere di vino", ha affermato KD, per poi rispondere alla domanda di Letterman "Hai fumato oggi?" con un tranquillissimo "Si, a dire il vero sono fatto adesso".

Durant ha ammesso di aver iniziato a fumare marijuana a 22 anni e non è ancora chiaro come le sue affermazioni saranno prese dall'NBA, che nelle ultime due stagioni ha comunque allentato e di molto la presa in tema di controlli antidroga dei giocatori, non più sottoposti ai canonici test random a partire dalla bolla di Orlando (dove in tanti hanno poi affermato di aver usato spesso marijuana per rilassarsi, in assenza di ogni altro tipo di distrazione e attività in quel di Disneyworld). Di certo, le parole dell'ex giocatore degli Oklahoma City Thunder, campione NBA per 2 volte con la canotta dei Golden State Warriors, aggiungeranno ulteriori elementi a un dibattito da sempre attuale e in cui la voce di atleti del genere può certamente fungere da megafono.

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