È proprio il caso di dirlo: Russell Westbrook è tornato. O forse, più semplicemente, non è mai andato via. Dopo un inizio di stagione con troppe difficoltà e nel quale si è evidentemente fatto sentire più del dovuto il lento recupero dalla combo covid-infortunio patiti prima della bolla di Orlando, la macchina da record senza eguali nella storia NBA è tornata a macinare punti, rimbalzi e assist come nessun altro giocatore della lega.

E con un Westbrook pienamente ritrovato, Washington ha iniziato a ingranare e a vincere, sera dopo sera, fino a rientrare ufficialmente in corsa per i Playoffs, traguardo che appena due mesi fa sembrava irraggiungibile e al quale, con le sole prodezze di Bradley Beal, la squadra della Capitale non sarebbe mai riuscita a arrivare. Stanotte i due, nella schiacciante vittoria contro i Thunder, hanno segnato in coppia 70 punti (di cui 37, con 11 rimbalzi e 11 assist a firma Westbrook), confermandosi uno dei backcourt se non il backcourt più temibile di tutta la lega e portando la striscia di vittoria consecutive dei Wizards a 7 (e 9w nelle ultime 10), seconda solo a quella della squadra più in forma dell'NBA, i New York Knicks di Thibodeau.

Il come Washington sia riuscita nell'ultimo mese e mezzo a risalire così prepotentemente la china è presto detto e trova la sua più lampante spiegazione nei numeri da capogiro di quello che è diventato a tutti gli effetti il leader della squadra, dopo essere stato acquistato in uno scambio di maxi-contratti con John Wall più per liberarsi dell'ex point-guard che pensando realmente di poter competere nell'immediato, a maggior ragione dopo la lunga serie di infortuni occorsi a pedine fondamentali del roster (ultimo in ordine di tempo il rookie Deni Avdija).

Nelle ultime 30 partite Russell Westbrook è andato per 20 volte in tripla doppia, nelle ultime 25 per 18 volte, nelle ultime 20 in occasioni, nelle ultime 15 in 13 di queste, e infine è  a quota 9 triple doppie nel giro di 10 partite, come solo Michael Jordan e Wilt Chamberlain sono stati capaci di fare nella storia NBA. Un club ristrettissimo di fenomeni nei quali, anno dopo anno, "The Broodie" riesce sempre sistematicamente a inserire il suo nome. Basti pensare che nel solo mese di aprile, su 13 partite giocate, in 11 ha finito con almeno 10 punti, rimbalzi e assist.

Il migliore della lega nel "clutch"

Vengono definiti così gli ultimi 5 minuti di una partita in cui lo scarto è entro l'ordine di 5 punti: in poche parole i momenti cruciali di una sfida equilibratissima. Ebbene, nel clutch quest'anno nessun giocatore sta dominando più di Westbrook, che ha segnato complessivamente 105 punti tirando con il 59,1% dal campo (migliore in NBA), con il 41% da tre e con il 66% di effective field goal (percentuale "reale", percentuali migliori di quelle che riesce a mantenere sui 48 minuti. Un modo in più per dire che, quando la partita conta davvero, con tutti i limiti del caso dovuti storicamente a una foga e a una voglia di vincere che non ha mai avuto un interprete così affamato negli ultimi anni, il numero 4 non si tira mai indietro ed è pronto a prendersi responsabilità e tiri importanti, nell'eterna rincorsa verso l'unanime accettazione del suo stile di gioco sempre oggetto di discussioni e fortemente divisivo.

Numeri stratosferici resi "normali"

Parliamo di un giocatore che rischia seriamente di finire per il quarto anno negli ultimi 5 in tripla doppia di media (21.9 punti, 11.1 rimbalzi e 10.9 assist a sera), record senza senso se pensiamo che prima di lui l'unico capace di farlo per una volta nella storia NBA è stato Oscar Robertson mezzo letteralmente mezzo secolo fa. Aver reso ordinario tutto ciò è il suo più grande e inimitabile merito, che se coniugato alla risalita di una squadra che a parte Beal oggi conta davvero un gruppo di modestissimo valore, assume ancora di più i contorni di una straordinaria impresa. Se Washington dovesse continuare così, state certi che nessuno vorrà trovarsi Russell Westbrook davanti con i Playoffs in palio.