Fuori quattro mesi per un infortunio e due operazioni alla mano sinistra poi gli salì la febbre alta. E andò in paranoia. Stephen Curry, campione della NBA americana, ha raccontato a "Time Magazine" cosa significa avere paura di essere stato contagiato dal Covid-19. Un tormento interiore, così ha descritto le sensazioni che gli ronzavano in testa fino a farla scoppiare. Avete presente quando c'è qualcosa che vi preoccupa e vi dà ansia al punto da non riuscire a riposare? Ecco al giocatore dei Golden State Warriors è capitato qualcosa di molto simile, anche peggio a giudicare dal modo in cui descrive l'ossessione che lo ha assalito subito dopo il match contro i Toronto Raptors.

Tra il test e la comunicazione dell'esito gli è sembrato di sprofondare chissà dove nemmeno si trovasse in un brutto incubo. Lui lo ha vissuto a occhi aperti confuso per la rabbia, la paura, l'incertezza su cosa gli sarebbe accaduto dopo e, soprattutto, come ne sarebbe uscito. Capita anche ai migliori come lui, in campo imbattibili (o quasi), di sentirsi così fragili e impotenti, spaventati e frustrati.

È stato quello (forse) il periodo peggiore della sua vita, quel 6 marzo gli resterà scolpito nella mente: cose che non si dimenticano e rientrano nei silenzi troppo duri da raccontare. Curry lo ha fatto: ha preso la palla al balzo e lasciato partire il tiro alla sua maniera. Il rumore della retina è stato come lo sciocco di dita: lo ha svegliato, stava bene nonostante il termometro gli indicasse che aveva una brutta influenza.

Lui, però, credeva che quello fosse un sintomo chiarissimo: pensava di essere stato infettato dal coronavirus. Cosa fece? "Mi chiusi in camera da letto – ha ammesso Curry – allontanandomi da tutti… moglie, figli, compagni di squadra, tifosi perché avevo paura di poterlo trasmettere anche a loro".

Il miglior tiratore della storia, l'uomo che sfida le leggi della fisica e la dinamica del movimento per realizzare magie con la palla da basket, di colpo s'è sentito piccolo, piccolo dinanzi alla vita. A suo modo ha battuto un record: è stato il primo giocatore della NBA a essere sottoposto a tampone (poi risultato negativo) "ma ho avuto paura e quella esperienza mi ha colpito duramente".

Da allora qualcosa è cambiato per Curry. L'aveva scampata e sentiva che doveva fare qualcosa: attraverso una fondazione, ha iniziato a versare somme importanti alla comunità di Oakland per far sì che le persone più bisognose e i bambini avessero sempre un pasto caldo.