15 Ottobre 2021
12:45

Vola a 245 km/h dentro due gallerie, Dario Costa a Fanpage rivive l’impresa: “Ancora tremo”

Dario Costa ha riscritto la storia dell’aviazione volando a 245 km/h dentro due gallerie in un’autostrada vicino Istanbul e stabilendo un nuovo Guinness World Record. Il pilota classe 1980 nato a Manchester ma cresciuto tra Nord Africa e Italia ha raccontato la sua impresa a Fanpage.it e partendo da questo traguardo straordinario ha ripercorso tutta la sua carriera.
A cura di Vito Lamorte

“L’uomo sogna di volare, guardare dall'alto, planare sul mare”. Questo dei Negrita sembra un verso scritto appositamente per Dario Costa, pilota italiano che ha scritto un nuovo capitolo nella storia dell'aviazione. Questo ragazzo nato a Manchester ha stabilito un nuovo Guinness World Record attraverso i Tunnel di Catalca in Turchia volando a 245 km/h in 43,44 secondi, con un’altezza tra i 70 cm e 1,6 metri dall'asfalto. Un primato incredibile per il quale Costa, primo pilota italiano ad entrare e a vincere una gara della Red Bull Air Race Challenger Class con oltre due decenni di esperienza di volo e numerose imprese all'attivo, ha lavorato tantissimo e ha avuto il supporto di un team di 40 persone per portare a termine questa impresa.

Un aereo da corsa Zivko Edge 540 su misura, una enorme forza mentale e i consigli di un un mostro sacro come Péter Besenyei hanno completato l'impresa di cui il mondo dell'aviazione parla da qualche settimana. Il risultato ha stabilito un nuovo Guinness World Record, ovvero il tunnel più lungo attraversato con un aeroplano (1.610 m); ma altri quattro record sono degni di nota in questa performance: primo volo aereo attraverso un tunnel, volo più lungo sotto un ostacolo solido, primo volo aereo attraverso due tunnel e primo decollo aereo da un tunnel.

Il pilota classe 1980 ha trascorso parte della sua infanzia viaggiando nella parte settentrionale dell'Africa e ha maturato la sua passione per il volo prima di trasferirsi a Bologna, dove ha iniziato ad imparare a pilotare mentre era al liceo. Da quel momento l'ascesa è stata inesorabile perché il sogno di Dario ha preso forma un pezzo alla volta e lo ha portato fino al primato mondiale. A Fanpage.it Dario Costa ha raccontato com’è nata questa impresa, la sua passione per il volo e tutto il percorso che ha fatto dai primi voli fino al World Record.

Dario, ha scritto un nuovo capitolo nella storia dell'aviazione pilotando un aereo da corsa sotto una galleria per 1730 metri: com’è nata questa impresa?
“Ancora tremo un po' però sono molto contento. C’è ancora un po' di stanchezza, arrivata tutta insieme da un anno intenso di lavoro, ma sono felicissimo. Dietro tutto questo c’è un bambino di 12 anni che guardava un cartone animato e sperava di poter imitare il suo eroe, nel quale si immedesimava molto. Era un’idea nascosta nel cervello fino a quando nel 2019 mi sono reso conto di poterla rendere reale. Ho chiesto aiuto alla Red Bull per realizzare questo sogno, questa impresa, e dopo aver lavorato per trovare la location perfetta. È stato ancora meglio di come lo avevo pensato io: entrare in un tunnel uscirne e passare in un altro ancora più lungo. Un lavoro enorme da parte di tutti che ci ha portato via tempo e energie. Quando si fa una cosa che non ho mai fatto nessuno si prende un foglio bianco e si inizia a scrivere. Ho preso il mio blocchetto di appunti e ho iniziato a scrivere cosa dovevo fare”.

Si nota una certa emozione nelle riprese dopo il Guinness World Record di Catalca: cosa passa nella testa di un pilota in quei momenti?
“Ci vuole un po’ di tempo. Quando sono uscito era ancora nel flow e appena uscito ho controllato la telecamera del mio collega, ho acceso la radio perché era spenta e non volevo che mi potessero distrarre. Ho capito di non aver avuto nessun problema e il mio collega mi ha fatto i complimenti ‘Hai fatto una roba pazzesca bravo’.  Appena ho chiuso la comunicazione mi sono reso conto di cosa era successo ed è arrivata una botta pazzesca. Un anno di interrogativi concluso con un regalo per quelle quasi 300 persone che erano a terra e hanno lavorato con me. La responsabilità era mia però ho visto che tutte queste persone avevano preso a cuore questo progetto e tutti si sentivano parte del progetto. Volevo dimostrare un'altra volta che si può veramente realizzare tutto, non serve altro che duro lavoro ma soprattutto tantissima dedizione e rispetto per quello che si sta facendo. Se si lavora sodo si può veramente sognare in grande. Questo è un messaggio che spero arrivi ai bambini perché voglio dimostrare loro che i film possono anche diventare realtà e quindi di non pensare mai che non si possa raggiungere qualcosa. A me dicevano che non potevo diventare pilota perché non avevo i soldi per farlo e invece piano piano ci siamo riusciti”.

Com’è nata la tua passione per il volo e come l’hai coltivata nel corso degli anni?
“Ho iniziato a fare i brevetti di volo abbastanza giovane. Ho dovuto interrompere perché non c’erano le possibilità economiche e poi ho ricominciato che avevo 21 anni quando mi hanno chiesto di diventare insegnante nella stessa scuola dove ero andato prima. Lì ho continuato fino a quando non ho visto la prima Red Bull Race su dvd o file che mi mostrò un mio compagno di corso. Io ho sempre voluto diventare istruttore di volo perché pilota in linea era una cosa molto lontana per le mie possibilità economiche ma comunque volevo volare. Insegnare era un bellissimo traguardo ma quando ho visto quella cosa ho detto ‘Ok, questo è quello che fa per me e quello che ho sempre sognato’. Da appassionato di corse automobilistiche, e quindi Formula 1, oltre che appassionato di volo: era il connubio perfetto. Ho iniziato a chiedere cosa dovevo fare e dato che non ero pilota militare ho dovuto lavorare sulle acrobazie. Sono diventato il più giovane maestro acrobatico in Italia ma il goal finale era entrare nella Red Bull Race. Sono entrato prima dietro le quinte come collaudatore sviluppatore, e dopo quattro anni ho iniziato a gareggiare. Ho dei colleghi che ci hanno messo meno di me ma quando mi guardo dietro ringrazio di non essere entrato troppo giovane. Sono felice del mio percorso e della forza che mi ha dato”.

Quanto è stato importante avere come mentore un mostro sacro come Péter Besenyei nel tuo percorso?
“Quando io l'ho contattato lui mi ha detto ‘Bellissima, puoi farcela’. Già li ho avuto una grande carica, un self confidence pazzesco (forse pure troppo!) perché poi mi sono ridimensionato quando ho parlato con gli ingegneri. Mi ha dato un po' di dritte su quello che erano le velocità che secondo lui avrei dovuto avere con le minime ma che abbiamo dovuto riadattare. Non potevo andare troppo veloce ma non potevo andare troppo piano. Lui mi ha dato il numero esatto e quello è stato. Ci siamo visti dopo che ho fatto gli allenamenti qualche settimana fa, poco prima di andare in Turchia, e mi ha ridetto che avevo fatto assolutamente il percorso giusto da fare. Lui mi ha dato qualche consiglio sulla parte mentale (il buio, le luci, etc etc) e mi ha dato di nuovo un po' di self confidence”.

Qual è la sua più grande paura?
“Io ho paura persino dell'altezza. Avevo paura del tunnel. Ho rispetto delle paura. Io ho paura di volare e questa paura è quella che mi fa sopravvivere. Il giorno in cui io scenderò dall’aereo e sentirò di non aver imparato qualcosa da quel volo smetterò di farlo perché vuole dire che sono in overconfidence, quindi sto diventando arrogante e mi sto sopravvalutando. Divento pericoloso. Io ho paura fino al momento in cui non accendo il motore: dopo devi aver fatto i compiti a casa bene per poter mitigare queste paure. Solo allora la paura sparisce e non pensa nient'altro che non a fare il compito che ti sei preparato. Io ho grandissimo rispetto per le paure l'importante è che le paure non siano un elemento all'interno dell'azione, ma sia prima o dopo”.

Il tuo motto è “Credo nel duro lavoro, non nel talento”. Ci spiega il perché?
“Io non credo esista il talento. Che talento dovrei avere io per volare? Ci può essere una predisposizione maggiore che viene creata rispetto a quello che tu vedi da quando sei nato ma non c'è passaggio biologico. Come faccio io ad essere nato capace per fare quello che faccio? Io mi sono sempre ripetuto che non serviva il talento perché mi è stato detto sempre il contrario: ’Non hai talento per questo, per quello’. Per me la parola talento è sempre stata usata da persone pigre che guardandosi allo specchio dicevano ‘Bah, io non posso diventare pilota quindi inutile che ci sto male’. Non so se ho ragione o no ma mi è servito tantissimo, mi ha dato la carica e ancora tutt'oggi credo che il trucco per essere il vincitore in una gara sia quello di lavorare più dell'avversario e non sperare di avere il talento. Non importa se tu sia ricco o povero, qualsiasi cosa vuoi tu puoi farlo e dipende solo da te. Credo che l'unica cosa con cui si nasce è la passione. La prima volta che sono andato in aereo volando il mio cervello è stato bene quindi ha realizzato che quello gli piaceva. Il talento, almeno nel mio mestiere, non credo faccia la differenza ma mi piace pensare che non esiste”.

Quali sono le prossime imprese a cui Dario Costa sta lavorando?
“Diventa tosta. Sento questo peso ma non c'ho pensato. L’unica cosa di cui posso e posso garantirti che l'anno prossimo si ricomincia con le gare dell'Air Race. Adesso ho da preparare l'aereo, il team per essere in pista dopo due anni di stop. C’erano già altre cose nel cassetto ma andranno in stand-by per dare spazio alle gare che dovrebbero iniziare a febbraio-marzo 2022. C’è qualcosa di carino di cui spero possiamo parlare in futuro ma non troppo presto. Ci ho messo 29 anni per il tunnel e adesso vediamo il resto. Vorrei cercare di essere sempre una sorta di pioniere e quindi dipende anche che cosa accade intorno a me, non è solo quello che desidero fare io. Il tunnel era il momento giusto e credo anche metaforicamente parlando è un bel simbolo da dare al mondo dopo tutto questo sentirsi in un tunnel e per me un bel simbolo e un bel messaggio da dare”.

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