Sylla rompe il silenzio tre giorni dopo la finale: “Quando sento dire ‘solo un argento’, mi sta stretto”
Sono trascorsi tre giorni dalla finale europea persa dall'Italvolley contro la Turchia. L'adrenalina è sbollita, la delusione no. Myriam Sylla trova adesso lo spazio per una riflessione più lucida su una partita che sembrava in pugno e ha visto svanire l'oro per la rimonta persa al tie-break. L'azzurra sceglie proprio questo momento per prendere posizione sul vero significato dell'argento conquistato. Ne aveva già parlato il ct, Julio Velasco, offrendo una lezione di cultura sportiva: "Il secondo non è il primo dei perdenti", una frase che la squadra ha metabolizzato da tempo. È bastato vedere tutto quanto ha dato in campo per comprenderlo. E adesso la schiacciatrice non torna sul match per cercare una spiegazione alla sconfitta e nemmeno nascondere quanto bruci ancora aver mancato il metallo più prezioso. Il punto di partenza è: raccontare il secondo posto non come un risultato da ridimensionare. "Quanto sento dire ‘solo un argento', mi sta stretto. Molto stretto", è la frase che dice tutto e s'innesta nel solco della mentalità inculcata dall'allenatore.
Le parole di Sylla tre giorni dopo la sconfitta
Sylla non cerca alcun alibi, il suo discorso fa riferimento soprattutto al valore del percorso fatto. Ecco perché sceglie questo incipit: "Cosa resta? Restiamo noi. Resta quello che abbiamo dato e resta questo argento. Un argento che non ha bisogno di essere spiegato, ridimensionato o giustificato. Non ha bisogno di ‘se', di ‘ma', né di parole che provino a renderlo qualcosa di diverso da ciò che è. Questo argento va rispettato. Va onorato!".
Il messaggio è chiaro: perdere una finale dopo essere arrivate all'incontro decisivo senza aver mai subito sconfitte non può certo cancellare tutto quanto fatto prima.
L'orgoglio della giocatrice: "Non è solo un argento"
Qual è il valore della medaglia messa al collo? Sylla usa quattro parole per scolpire bene il concetto che intende filtrare. Anche un ‘semplice' argento "è sacrificio. È lavoro. È responsabilità. È appartenenza". E poi aggiunge un altro passaggio significativo: "Ci mettiamo il 100% di quello che siamo. Sempre". Il risultato di una finale non può cancellare il valore di un gruppo che ha dato tutto "perché racconta un gruppo di donne che lotta per i propri obiettivi e che non sa farlo a metà. E quando una competizione finisce, spesso sembra non rimanerci quasi niente. Perché abbiamo lasciato lì tutto. Tutto quello che avevamo. Ed è proprio per questo che quando sento dire ‘solo un argento', mi sta stretto. Molto stretto".
La parte più importante: "Tengo la testa alta"
Il passaggio più importante e interessante della sua riflessione è quello rivolto al futuro. L'argento non è un punto di arrivo ma di partenza.
"Il coraggio vero è anche tornare lì. Tornare a provarci. Tornare a crederci con la stessa fame, anche dopo che hai dato tutto! Lo abbiamo fatto in passato. Lo faremo ancora. Perché la voglia di lottare non ci manca. Io, intanto, tengo la testa alta. Con orgoglio! Onorate questo argento. Onorate queste donne. Onorate questo Europeo".