Stefano e Anna Rosa, coppia culturista record madre-figlio: “Unici al mondo. E vinciamo senza doping”

Immaginate una palestra piccola, a Pignola in un paesino della Basilicata, dove il sudore sa di dura fatica e di amore familiare. Lì, giorno dopo giorno, un figlio e sua madre si allenano fianco a fianco: stessi pesi, stesse ripetizioni, medesima fame di vittoria. Da raggiungere insieme. Lui è Stefano Rosa, cinque volte campione del mondo, Mr. Universo, oro europeo e tre volte campione italiano. È riuscito nell'impresa di scalare il mondo del bodybuilding internazionale, dichiarandosi ‘natural' e con valori d'acciaio. Lei è Anna Colucci, sua mamma, che a 56 anni può vantare due titoli Miss Universo Over 50, ori mondiali nelle categorie Master, dimostrando che l'età è solo un numero quando c'è passione vera.
Ma la storia di Stefano e Anna non è unicamente una straordinaria testimonianza di sport e resilienza: loro sono la prima coppia madre-figlio nel mondo bodybuilding a gareggiare insieme, a salire sullo stesso palco, a vincere fianco a fianco durante la stessa competizione. Un legame che si spinge oltre il sangue e si trasforma in complicità, sacrificio condiviso, raccontando una passione che è vita e una vita fatta di passioni, con una missione: la testimonianza vivente di uno sport pulito, senza uso di doping o sostanze proibite. Raccontata da Stefano e Anna ai microfoni di Fanpage.it

Stefano e Anna, benvenuti. Siamo felici di avere con noi una coppia straordinaria, madre e figlio campioni nello stesso sport, a livelli mondiali. Iniziamo da qui: spiegateci di quale record assoluto si tratta.
"Io e mia madre (inizia Stefano, sorridendo orgoglioso e abbracciando mamma Anna, ndr) deteniamo un record mondiale assoluto. Siamo stati la prima coppia madre e figlio nella storia del bodybuilding a vincere sia nella stessa gara internazionale, il Mister Universo, e a vincere una finale di coppia dove su 22 concorrenti ci siamo posizionati nella top six di questa competizione. Il tutto lo abbiamo fatto senza l'aiuto di doping e altri stratagemmi".
Un tema sappiamo a voi particolarmente caro ma di cui entreremo più avanti nel merito. Intanto, partiamo dalla vostra particolare storia: com'è nata e da chi l'idea di competere insieme e condividere oltre la quotidianità familiare, anche la vita sportiva?
"Lui è figlio unico (interviene subito mamma Anna, ndr), ha la sua vita, è sposato e ha un bambino. Ma ho fatto tutto per lui, siamo una grande unica famiglia allargata. Mi ha sempre proposto di partecipare, però per natura sono molto timida fino a quando tre ani fa, mi ha convinta: il palco mi spaventava, poi ho preso confidenza e convinzione e i risultati sono arrivati. All'inizio non mi aspettavo nulla. Io mi sono sempre allenata ma non ho mai pensato di fare gare"
"Bisogna dire grazie anche a papà (interviene Stefano, citando papà Donato che insieme a loro gestisce la palestra di famiglia e lo ha iniziato al culturismo, ndr). Papà è fondamentale, anche perché lui mi ha costruito la palestra in cui oggi lavoriamo e in cui oggi ci alleniamo, in cui oggi facciamo tutto. È stato un un un mentore strepitoso, mi ha sempre spinto oltre i miei limiti e mi ha tenuto lontano dalle strade non pulite di questa disciplina. Tutta la mia carriera la devo principalmente a lui e ai suoi insegnamenti"

Ma come hai fatto a convincere in tutto questo, tua mamma?
"Andando alle gare vedevo tante signore della sua età prodigarsi in questa disciplina e e vedevo mia madre che nonostante non facesse nulla di tutto ciò, era più in forma di loro. Un giorno le ho detto "Perché ci provi? Sarebbe una cosa meravigliosa". Poi quando ho visto che c'era anche la gara di coppia, mi è saltato un bel lumino: proviamoci, magari potremmo essere una coppia madre e figlio a fare un bel risultato internazionale… sarebbe già bello parteciparci a prescindere, poi magari ne esce pure un buon risultato ed è successo.
Stefano, ma com'è iniziata la tua avventura nel mondo del bodybuilding?
È stato divertentissimo (ride, ndr) perché con mio padre siamo andati nel 2011 a Napoli dove c'era un concorso che si chiamava "Mr. Motors", il classico concorso di bellezza, e andando lì abbiamo visto che il giorno dopo c'era anche una gara di bodybuilding e io ho detto: "Ma sì, papà, sono preparato proviamoci". C'era una categoria che si chiamava "main fitness" e che dava sbocco nel mondo della moda oltre che del fitness. Senza nessun tipo di ambizione, senza nulla cui pensare ho centrato il mio primo traguardo che poi mi ha qualificato ai Campionati italiani, che ho vinto. Poi da lì, un crescendo: ho iniziato a vincere altri federativi e fino ad arrivare dove sono ora, col mio primo mondiale del 2017.
E quella di mamma Anna? La tua prima volta su una pedana in gara com'è stata?
"Grandissime emozioni perché non l'avevo mai fatto e quindi quando sono arrivata sul palco c'era un bel un po' di emozione. Però poi, mi sono messa lì, ho fatto tutto ciò che dovevo e mi sono portata a casa un buon risultato, con la grande soddisfazione di mio figlio. Ed è così iniziata la mia avventura anche se non posso ambire a determinate categorie, a determinate federazioni perché non si rientra in quelle ufficiali.
Ad esempio nella Pro League (interviene in aiuto di mamma Anna, Stefano, ndr): io ho vinto in tutte le federazioni che mi permettevano di fare la mia categoria. La Pro League ha soltanto alcune categorie: ad esempio proprio la categoria "over" non esiste e nemmeno la mia categoria e quindi noi ci siamo fermati prima di quello step, non per nostra volontà.

Ma, nello specifico, Stefano cosa significa che non esiste la tua categoria?
Io sono alto soltanto 1,76 e in gara peso 68-69 kg massimo. Se avessi partecipato ad altre categorie non mie andavo a regalare ai miei competitor 20-30 kg e quindi diventava una chimera, un qualcosa di insormontabile il poterli battere, poter fare un buon risultato. Per non rovinare il mio palmares, dato che sono un ragazzo ambizioso e a me non piace soltanto partecipare, ho deciso di competere laddove potevo primeggiare in modo corretto, sportivo e leale.
E qui, Stefano, entriamo nel tema "caldo" che riguarda in primis il culturismo: la piaga del doping. Tu ti definisci un atleta "natural". Cosa significa?
"Significa che sono uno sportivo a tutto tondo e lo svolgo in modo assolutamente pulito e sano. Non sarei nemmeno fiero di me stesso: ho deciso di legare questa mia disciplina al bodybuilding "natural" e e così saràper sempre, perché è il mio modo di vita, mi fa star bene, basato sui valori che mi ha inculcato la famiglia, ed è una cosa che mi rende ancor più fiero di me stesso farlo insieme a mia mamma"
Voi non avete mai fatto uso di queste sostanze. Ma vi è mai stato proposto?
"No, ma accadesse declineremmo con educazione e fermezza, nel rispetto delle scelte di tutti. La nostra attività e la nostra professione è curata direttamente da noi, non ci sono persone esterne, curiamo tutto noi con una cerchia ristretta e idee chiarissime. Volendo veicolare un messaggio ben preciso a tutti, soprattutto ai giovani ai ragazzi, perché lo sport dev'essere pulito sempre e sotto ogni punto di vista"
"Noi lo diciamo apertamente (incalza mamma Anna, ndr): noi siamo contro il doping. Lo sport, la palestra, le gare devono essere salute. Tutto il resto non ci interessa".

Però è innegabile che notizie di doping nel culturismo purtroppo si sprecano: vi è mai capitato di partecipare contro avversari non puliti o in situazioni tutt'altro che chiare?
"Purtroppo è all'ordine del giorno (riprende il discorso Stefano, ndr). Non voglio fare tutta l'erba un fascio perché non è che tutti gli atleti che fanno bodybuilding non siano "natural". Ma chi bara c'è e lo si vede subito perché sono enormi, il fisico alla fise di deforma sotto l'uso di certe sostanze. Gli energumeni, i colossi spropositati sono quelli che usano il doping, poi si fingono "natural" sui social, predicano lo sport pulito ma prendono solo in giro i ragazzini e questo noi lo combattiamo con la nostra testimonianza quotidiana, con allenamenti e uno stile di vita rigorosa fatta di precise routine"
A proposito: tu "natural", Stefano ti fai aiutare e seguire da qualcuno? Come si svolge la tua routine quotidiana?
"No, non mi faccio seguire da nessuno. Malgrado sempre più spesso ci si avvale di mental coach, allenatori personali, nutrizionisti, io curo tutto di prima persona. Lo faccio da sempre, anche se costa sacrificio e fatica: sono 21 anni che mi alleno, sono sempre sotto costante dieta, farò 5-6 sgarri all'anno ed è già è tanto… io porto un peso gara che oscilla negli anni dai 67 ai massimi al massimo 69 kg su 1,76 m. Quindi io arrivo sempre tiratissimo, sfruttando anche la mia buona genetica di base. E se usassi dei farmaci si vedrebbe subito.
Cioè?
"Ora mi vedevi con la mascella abnorme, squadrata, tutti i muscoli facciali alterati così come tutto il resto, per non parlare del peso, almeno con 20-30 kg in più. Ma non fa per me e nemmeno per mia mamma: oltre ad una filosofia è un vezzo, una vanità"
Ma nel bodybuilding esistono i controlli anti doping o no, come funziona?
"No, non esistono… (dopo una lunga pausa di silenzio, ndr) quando si fanno, si fanno delle analisi del sangue o tramite urine, ma si deve sapere che i farmaci hanno una loro emovita e chi li usa non lo fa a ridosso delle gare, non si ritrovano al momento dei prelievi: non c'è più in circolo quel farmaco proibito e quindi l'atleta anche se dopato risulta pulito. In altri casi, determinate sostanze nemmeno riescono a rilevarle…"
Non hai mai provato o voluto denunciare queste distorsioni, portando avanti la vostra battaglia per uno sport pulito?
"Ci ho pensato, ma sinceramente non c'è possibilità di farlo, perché non c'è un organismo preposto: uno ognuno alla fine si fa la propria strada e la propria vita. Poi nel mio caso denunciare, diventa una pratica inutile e nel momento in cui vinco anche futile. Restano scelte di vita che purtroppo noi non condividiamo e cerchiamo di combattere con il nostro esempio. Continuiamo a denunciare attraverso la nostra testimonianza che è la via migliore: dimostrare a tante persone che vogliono legarsi al bodybuilding, allo sport non naturale in generale, anche ad altissimo livello, che si può eccedere in tutti gli sport col sacrificio, dedizione e tanta passione"