20 Settembre 2021
12:11

Siamo forti, giovani e campioni d’Europa: la nuova era del volley italiano comincia adesso

Ai quarti di finale a Tokyo usciamo malamente contro l’Argentina, ponendo fine a una generazione che ancora una volta è andata vicino ai grandi traguardi, senza però vincere nulla. Pensavamo ad anni e anni di transizione e invece con una Nazionale giovane, guidata da De Giorgi, riusciamo a vincere gli Europei e a vedere un futuro radioso davanti a noi.
A cura di Jvan Sica

Il 3 agosto 2021 era per tutti il punto più basso della nostra pallavolo da decenni a questa parte. Avevamo giocato una Olimpiade rischiando di perdere con il Canada, venendo schiantati dalla Polonia e poi ai quarti superati in voglia, determinazione e idee dall'Argentina, squadra buona ma di sicuro non eccelsa. Quel giorno finiva la sua lunga storia con la Nazionale Osmany Juantorena, un atleta che ha saputo tenere la baracca in piedi quando tutto sembrava già scricchiolare, così come diceva basta all'azzurro Massimo Colaci, il libero che in questi anni ci aveva dato stabilità. Insieme a loro era in dubbio per il futuro anche Ivan Zaytsev, l'opposto che ci aveva fatto innamorare della pallavolo a Rio de Janeiro 2016. E se questi califfi venivano ormai meno, i giovani portati in Giappone si erano dimostrati ancora troppo morbidi per i grandi palcoscenici internazionali.

Passa poco più di un mese, la Nazionale cambia allenatore, passando da Gianlorenzo Blengini a Ferdinando De Giorgi e il nuovo tecnico dice a tutti che non ha paura della tabula rasa completa che per motivi di età e fisici è avvenuta nell'ambiente Italia. Lui è un nuovo allenatore e c'è bisogno di un nuovo ciclo, con nuovi atleti e soprattutto nuovi punti di riferimento. Magari l'Italia non sarebbe stata al tavolo con le grandi per altri anni, ma bisognava sterzare, senza guardarsi indietro.

Oggi guardiamo a quel 3 agosto, alle scelte di De Giorgi e soprattutto al futuro con un altro spirito, perché siamo diventati campioni d'Europa. Ancora una volta in questa folle e indimenticabile estate azzurra abbiamo vinto gli Europei, dopo averlo fatto con la Nazionale di calcio maschile e quella di volley femminile. Abbiamo vinto, è vero, in un Europeo post-olimpico, ma le grandi del continente c'erano con i loro roster migliori e avevano tutte voglia di vincere. La Polonia giocava in casa e voleva anche questo alloro dopo i due Mondiali, la Serbia non era andata a Tokyo e voleva riprendersi la scena, c'era la Francia campione olimpica in carica, loro sì forse meno focalizzati del previsto sul risultato finale, ma anche la Russia, l'Olanda e la Slovenia che abbiamo battuto in finale.

Abbiamo vinto noi con la squadra che aveva la media età più bassa di tutte le partecipanti. Si va dal 2001 Michieletto al 2000 Bottolo, dal classe 1997 Galassi a Simone Giannelli, nato nel 1996. Siamo giovani, giochiamo un volley arioso, senza freni, con una grande tecnica di base, elemento che ha sempre contraddistinto la nostra pallavolo. Ma sappiamo anche essere forti in battuta e in attacco e abbiamo ricettori abbastanza stabili, soprattutto se si guarda al passato prossimo.

I punti di riferimento storici sono saltati con le Olimpiadi di Tokyo, ma alcuni ne avevamo ancora ed erano già pronti all'uso. Il primo è il nostro regista, Simone Giannelli, arrivato ormai a una maturazione tale che può pensare anche di andare a guidare la squadra di club migliore al mondo, la Sir Perugia, per portarla a vincere in Italia e nel mondo. Altro "vecchio" della squadra è Simone Anzani, il centrale su cui regge il nostro gioco a muro e anche una sorta di uomo d'equilibrio psichico per un gruppo che per forza di cose vive di alti e bassi giovanili. Insieme a loro poi, scoperte continue: lo schiacciatore Daniele Lavia, che ha giocato un buon anno a Modena, passerà a Trento, ed è cresciuto partita dopo partita, soprattutto nelle scelte difficili in attacco.

Con lui è cresciuto durante il torneo Giulio Pinali, all'inizio la nostra incognita più grande. Un opposto di Ravenna, squadra di secondo livello del nostro campionato (anche se andrà in Trentino anche lui dalla prossima stagione), alto "solo" 1,98, quando la media degli opposti internazionale supera ampiamente i 2 metri e senza quella potenza di colpo che sembra essere l'elemento fondamentale per l'opposto moderno. Invece grazie alle sue scelte, ai suoi tempi e alla sua velocità, Pinali ha messo in difficoltà tutte le difese avversarie incontrate nel corso di questo lungo torneo. E quando in finale contro la Slovenia non riusciva a incidere, De Giorgi ha tirato fuori il vero coniglio dal cilindro, Yuri Romanò, altro classe 1997, entrato senza paura e con la consapevolezza delle scelte da fare dopo aver visto dalla panchina i primi tre set. Non ha sbagliato quasi nulla Romanò, ha inciso a servizio nel quarto e nel quinto set ed è stato lui l'uomo che ha spostato l'ago della bilancia verso di noi.

Insieme a loro, ottime prove del libero Fabio Balaso, finalmente titolare dopo tanti anni di attesa, del centrale Gianluca Galassi, sempre ordinato e preciso soprattutto in attacco e poi il nostro campioncino, Alessandro Michieletto, classe 2001, che da anni viene considerato a ragione un predestinato. Con lui l'Italia ha vinto un Mondiale under 19 nel 2019, Trento ne vuole fare il perno della sua squadra e l'Italia deve puntare su di lui per il futuro. A Tokyo aveva dimostrato poca esperienza a questi livelli e anche un fisico in cui mettere ulteriore forza. In questi Europei è sembrato già aver salito il gradino da tutti i punti di vista, iniziando una scalata che potrebbe arrivare molto in alto. Nel gruppo poi tanti nati prima del 1995, come il secondo palleggiatore Sbertoli, il secondo libero Piccinelli, l'altro centrale Cortesia, tutti ragazzi che non vedono l'ora di mettersi alla prova ai massimi livelli in Nazionale, nella speranza di giocare molto nelle loro squadre di club.

Pensavamo a una lunga fase di transizione del nostro volley maschile, a una passeggiata nel deserto in attesa che i tanti giovani che stanno facendo bene in questi anni nelle Under venissero fuori e non si perdessero in un campionato cosi importante e pieno di campioni stranieri da ingolfare il cammino dei nostri campioncini. Ci ritroviamo invece con una giovanissima Nazionale campione d'Europa, alcuni uomini che possono davvero essere decisivi per anni e anni e oltre a questi che sono scesi in campo un gruppo di altri giovani, come Tommaso Rinaldi, MVP dei Mondiali 2019, Paolo Porro, miglior regista di quell'edizione, Alessandro Bovolenta, Gabriele Laurenzano. Sono tutti nomi che magari non dicono nulla a nessuno, ma che entreranno a breve in questa Nazionale capace di soltanto di crescere e migliorare0.

E se si parte da campioni europei, il limite diventa davvero difficile da vedere.

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