Schwazer, c’è una terza provetta di urine che potrebbe scagionarlo: “Controanalisi solo con quella”

La notizia della positività di Alex Schwazer all'EPO ha nuovamente acceso i fari attorno all'ex olimpico azzurro di marcia, che si è ritrovato a doversi difendere dalle accuse di doping. La terza, in ordine di tempo in carriera e sicuramente l'ultima, visto che ciò che rischia è evidente e, comunque, lo stesso Schwazer ha anticipato che mai e poi mai inizierà un nuovo iter giudiziario per ribadire la propria innocenza: "Non mi interessa cosa faranno, che facciano quello che vogliono… tanto lo farebbero ugualmente" ha amaramente espresso in una conferenza stampa quasi improvvisata per evitare ulteriori fastidiose fughe di notizie. Eppure ci sarebbe una possibilità, l'unica, per richiedere e pretendere le controanalisi: "Abbiamo in mano una terza provetta, che non dovrebbe esistere… eppure c'è: se vorranno esaminarla allora potremo parlarne, altrimenti non ho alcuna fiducia in questo sistema. Già in passato ho subito pressioni".
I legali di Schwazer: "Glielo abbiamo sconsigliato, aveva subito pressioni"
Dunque è finita: Alex Schwazer ha alzato bandiera bianca di fronte all'ennesima accusa che lo vedrebbe coinvolto in un caso di doping per EPO, trovato nelle urine ad aprile a seguito di una gara professionistica in Germania: "Dove è andato ben sapendo che ci sarebbero stati i controlli" hanno sottolineato i suoi legali, "dunque, che motivo c'era per fare ciò di cui sarebbe accusato?". Domanda lecita e legittima che si aggancia anche ad un retropensiero che viene espresso senza problemi dagli avvocati presenti in conferenza stampa: "Glielo abbiamo sconsigliato più volte di non ripresentarsi in competizioni professionistiche, perché avrebbe rischiato moltissimo, sarebbe potuto succedere qualche cosa…".
Ma perché un atleta, anche se ultra quarantenne, in perfette condizioni fisiche non dovrebbe ripresentarsi in gare pro se può correttamente iscriversi? La risposta viene spiegata ancora dai legali: "Non lo si è mai detto, ma si sono subite pressioni, minacce quasi, ad Alex è stato consigliato di evitare certe presenze, addirittura si parlava che allenasse ragazzi in modo poco opportuno". Tutte insinuazioni che alimentano un clima avverso attorno all'ex olimpionico, a tal punto che alla prima occasione è stato colto in flagranza di reato: "Ogni volta che ho corso mi son portato dietro una mia provetta vuota" ha spiegato Schwazer sottolineando l'assoluta fiducia nel sistema: "Quando un atleta viene esaminato, dei campioni A e B non ne sa poi più nulla. Una terza provetta non esiste, ma questa volta noi ce l'abbiamo".

Cos'è successo al controllo antidoping di Schwarz: la "terza provetta" che non dovrebbe esserci
Cos'è successo dunque all'antidoping di aprile in cui è stato trovato positivo all'EPO? Lo spiegano i legali di Schwazer: "Basta leggere i verbali: con il professore Donati abbiamo chiesto, e ottenuto, di avere un residuo delle urine dopo aver riempito i campioni A e B. E' stato sigillato e consegnato all'atleta e ora è in mano nostra. Una procedura non ortodossa ma c'è stato concesso… poi l'assurdo: sullo stesso verbale c'è scritto che non c'è stato concesso lo stesso procedimento con i prelievi del sangue e che questo campione non potrà essere utilizzato. Ma noi ora chiederemo le controanalisi e esplicitamente chiederemo che venga analizzato anche il terzo campione, altrimenti non ci presenteremo".
Dunque, la "terza provetta" che non dovrebbe mai esserci all'antidoping, ora c'è ed è in possesso dell'entourage di Schwazer. Cosa significa tutto ciò? Ancora l'ex campione si sofferma sulla questione: "L'unica maniera perché io mi difenda è questa, dunque se acconsentono bene, altrimenti non mi interessa nulla visto che non ho alcuna fiducia in questo sistema dove non hai il controllo di nulla di ciò che ti riguarda. Ci sono già capitato, notti insonni a chiedermi perché e come mai. Tengo di più alla mia vita".