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Perché per l’Italia del rugby “il miglior Sei Nazioni della storia” è solo un punto di partenza

L’Italia del rugby, con la vittoria contro il Galles nei Sei Nazioni, ha chiarito di essere una Nazionale di grande livello in Europa e di poter crescere ancora nei prossimi anni.
A cura di Jvan Sica
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Il sottotitolo per il torneo che ha disputato l’Italia di rugby in questo 2024 c’è già: “Il miglior Sei Nazioni della nostra storia”. Sembra un titolo facile da raggiungere, seguendo la scia dello sport italiano che sta crescendo davvero in ogni disciplina, ma per arrivare a quello che ha dimostrato la Nazionale – vittoriosa anche contro il Galles – il cammino è stato molto lungo.

Storia di pochi anni fa, non più di cinque, sui giornali era spesso presente la riflessione francese ma anche inglese sull’aver ammesso al vecchio Cinque Nazioni una squadra non all’altezza. L’Italia degli anni ’90, quella che ci ha permesso di entrare nel club, è una squadra con giocatori eccezionali, come Dominguez, Troncon, Cuttitta, Giovannelli, capaci di portare il nostro rugby in un’altra dimensione, tanto è vero che il 5 febbraio 2000, al nostro esordio nella competizione, battiamo la Scozia per 34-20.

Dominguez e Troncon, simboli della prima Italia del Sei Nazioni
Dominguez e Troncon, simboli della prima Italia del Sei Nazioni

Fino a quando regge questa generazione dorata, scontiamo la differenza con le altre squadre presenti nel torneo, ma riusciamo comunque a fare bella figura. Quando tutti o quasi tutti coloro che ci hanno portato al Sei Nazioni smettono, subiamo un contraccolpo fortissimo e i cucchiai di legno si sprecano. Fino al 2023 ne “vinciamo” 17. Per fare un paragone, la Francia dal 1883 a oggi ne ha in bacheca solo 14. Sembriamo peggiorare ogni anno ma, come spesso accade almeno per chi ha buone idee e una strategia di medio-lungo termine, le sconfitte degli anni 2016-2021 acquistano un nuovo valore, dopo aver visto gli ultimi tre tornei disputati dall’Italia.

Nel 2022 giochiamo il Sei Nazioni con tanti nomi nuovi, perdiamo male i primi incontri, ma nell’ultimo, al “Millennium Stadium” di Cardiff, riusciamo a vincere, grazie a un guizzo favoloso della faccia nuova del nostro rugby, Ange Capuozzo. Nel 2023 la squadra ha ancora maggiori sicurezze, esprimiamo un ottimo gioco offensivo, anche se in difesa pecchiamo ancora tanto soprattutto dal punto di vista fisico.

Si è arrivati al Sei Nazioni che si è appena concluso con molte critiche, acuite da un Mondiale in cui per l’ennesima volta non riusciamo a superare il girone iniziale (perdiamo male con entrambe, ma per superare la prima fase bisognava vincere contro Nuova Zelanda o Francia in casa loro). Questa volta però una generazione che ha la giusta età, con un nuovo allenatore, l’argentino Quesada, il quale ha saputo prendere tutto il buono della gestione Crowley e dare ancora più velocità e fantasia al gioco offensivo, rinforzando però la difesa soprattutto nei punti d’incontro, ha fatto quello che non aveva mai fatto nessuna Italia.

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Il buongiorno si era visto all’esordio contro l’Inghilterra, in una partita persa per tre punti, dopo essere stati in vantaggi anche di dieci punti. Le parole a fine partita del capitano Lamaro fanno capire che c’è una nuova Italia: “La sconfitta a testa alta non ci basta”. Una frase in grado di cambiare la prospettiva al nostro rugby.

La partita successiva è contro la migliore squadra europea, capace di giocarsela anche contro le corazzate dell’altro emisfero. Perdiamo 36-0 contro un’Irlanda in questo momento ingiocabile. Dopo sconfitte del genere, nei Sei Nazioni precedenti abbiamo sempre mollato, questa volta andiamo in Francia con spavalderia. Non abbiamo mai vinto in Francia in un Sei Nazioni e non succederà nemmeno questa volta, ma accade perché Paolo Garbisi sbaglia il calcio della vittoria, dopo che il pallone è scivolato dal sostegno e gli ha messo fretta. Il pallone che avrebbe schiodato il 13-13 inoltre non esce dai pali o è troppo corto, ma semplicemente prende il sostegno, segno di una sfortuna clamorosa.

Con la quasi vittoria in Francia torniamo a Roma per giocare contro la Scozia. È la partita più bella della nostra Nazionale. Giochiamo con grande aggressività e fantasia, anche se nel primo tempo siamo sotto 6-22. Nel secondo fanno una partita mostruosa i migliori azzurri di questo torneo, i due centri Menoncello e Brex e riusciamo a ribaltarla, vincendo per 31-29.

Meloncello con la Cuttitta Cup dopo la vittoria sulla Scozia
Meloncello con la Cuttitta Cup dopo la vittoria sulla Scozia

Se la vittoria contro la Scozia è quella della feroce determinazione, l’ultima contro il Galles è quella che sancisce un nostro nuovo status. Contro un avversario che a inizio torneo era considerato il più debole fra gli altri colossi, vinciamo con un parziale iniziale di 18-0, gestendo poi benissimo le due fasi e terminando la partita con un perentorio 21-24.

Terminiamo il Sei Nazioni 2024 con due vittorie, un pareggio e due sconfitte, di cui una di misura. È il nostro miglior Sei Nazioni ma non è la notizia più importante. Ai Mondiali tanto criticati eravamo la seconda squadra più giovane dopo l’Australia, media età ulteriormente abbassata in questo torneo con l’innesto di Page-Relo del 1999 e di Lynagh del 2000. A questo bisogna aggiungere quello che sta facendo la Nazionale under 20 nel Sei Nazioni di categoria. Lo scorso anno abbiamo vinto due partite, perso per un punto contro la Francia e fatto un’ottima figura contro l’Inghilterra. Quest’anno invece abbiamo perso di un solo punto contro la fortissima Irlanda fuori casa, battuto la Francia e dominato contro la Scozia.

In grande sintesi, questo Sei Nazioni può essere il nuovo status a cui dobbiamo attestarci nel futuro prossimo, con l’obiettivo di crescere ancora. Per chi voleva cancellarci dal giro fino a pochi anni fa è un bello smacco.

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