L'Italia avrà il proprio inno ai Giochi Olimpici di Tokyo. Gli atleti potranno sfilare con la divisa ufficiale, tutti in riga dietro la bandiera tricolore e gareggiare non da privati cittadini ammessi alle competizioni per meriti e risultati sportivi ma da rappresentanti della propria nazione. Se vi sembra così strano vi siete persi l'ennesimo episodio a detrimento della credibilità all'estero del nostro Paese che ha rischiato seriamente di andare incontro a una delle più grandi figuracce a livello mondiale per un brutto pasticcio.

Tutto è iniziato con l'entrata in vigore dal 1° gennaio 2019 (sotto il primo Governo Conte sostenuto da MoVimento 5 Stelle – Lega) di quanto stabilito nella legge di bilancio del 2018: il Coni venne reso una sorta di azienda con la quale stipulare un contratto di servizio, subordinato nell'ambito delle sue funzioni alla Sport & Servizi. È la società che struttura e CdA propri, una sua pianta organica e un patrimonio che annovera anche lo stadio Olimpico di Roma; opera sotto il controllo del ministero dell'Economia e delle Finanze; regge i cordoni della borsa e distribuisce i finanziamenti dello Stato al sistema sportivo italiano.

Tradotto in soldoni: sui 408 milioni di finanziamento, 368 sono rimasti di pertinenza propria mentre solo 40 sono stati destinati alla preparazione olimpica di alto livello. Ecco perché, di fatto, la ‘Spa' è divenuta il braccio operativo del Governo, esautorando asset e pianta organica del Coni, violando una delle direttive essenziali della Carta Olimpica: indipendenza del Comitato olimpico dal potere politico come sancito al comma 6 dell'articolo 17: "I Comitati Olimpici Nazionali devono preservare la propria autonomia e resistere a pressioni di qualsiasi tipo, incluse quelle politiche, giuridiche, religiose e economiche".

Il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri in extremis ha evitato che la farsa (in 25 mesi l'Italia non è mai riuscita a trovare una soluzione come richiesto dal Comitato Olimpico Internazionale) si trasformasse in tragedia. L'autonomia del Coni adesso è salva "e ogni rischio, per quanto minimo, di sanzioni da parte del Cio svanisce: siamo riusciti a portare a casa l’obiettivo di salvare l’immagine del Paese, nonostante il Governo dimissionario", ha ammesso Simone Valente, deputato del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura.

La soluzione tampone è stata trovata e nella giornata di domani dal Cio non arriverà la punizione ventilata: una sospensione che avrebbe costretto gli atleti italiani a presentarsi all'appuntamento nel Sol Levante senza simboli nazionali. Una sanzione che avrebbe innescato un meccanismo disastroso come la mancata erogazione del contributo complessivo (925 milioni di dollari), o una quota, riservato alle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026.

Adesso la palla passa al Parlamento che dovrà tramutare in legge l'ultimo atto varato d'urgenza da un Governo dimissionario: "Misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento del Comitato olimpico nazionale italiano". 

Al fine di assicurare la piena operatività del Comitato olimpico nazionale italiano e la sua autonomia e indipendenza quale componente del Comitato olimpico internazionale (CIO) – si legge nel contenuto del decreto -, il testo attribuisce al CONI una propria dotazione organica di personale, anche dirigenziale. È previsto che il personale di Sport e Salute S.p.a. già dipendente del CONI alla data del 2 giugno 2002 che, alla data di entrata in vigore del decreto, presta servizio presso lo stesso ente in regime di avvalimento, sia trasferito nel ruolo del personale del CONI con qualifica corrispondente a quella attuale, fatta salva l’opzione per restare alle dipendenze di Sport e Salute.

Il completamento della pianta organica del CONI avviene mediante concorsi pubblici per titoli ed esami, con riserva del 50 per cento dei posti messi a concorso al personale dipendente a tempo indeterminato della società Sport e Salute in avvalimento presso il CONI che non rientra nel previsto trasferimento. Ai fini del perseguimento delle finalità istituzionali del CONI, il testo prevede il trasferimento a quest’ultimo di impianti sportivi e fabbricati specificamente individuati.