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19 Settembre 2021
17:45

Jacobs rivive la finale olimpica di Tokyo: “Quando ho guardato i blocchi mi son detto, ora vinco io”

Marcell Jacobs è tornato a rivivere la straordinaria impresa olimpica negli studi di ‘Verissimo’ programma di Canale 5 di cui è stato ospite: “Ho capito che la testa va allenata come e più del fisico, ero nel posto giusto al momento giusto. Ero felice, sapevo che avrei vinto. E’ stato tutto semplicemente straordinario”
A cura di Alessio Pediglieri
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Il due volte campione olimpico Marcell Jacobs si è raccontato nella trasmissione di Canale 5, ‘Verissimo', svelando i giorni di Tokyo, la lunga marcia verso l'Olimpiade, le cadute e la determinazione che lo ha portato per due volte sul tetto più alto per un atleta. Una storia straordinaria di un campione che ha scoperto solamente cammin facendo di poter dare tantissimo e diventare il migliore in assoluto.

Jacobs si racconta e lo fa senza veli, rivivendo passo dopo passo la straordinaria avventura olimpica di Tokyo. E' lì che inizia il racconto, con la parte più piacevole quella del successo assaporato con la consapevolezza di chi aveva dentro sè la convinzione di essere arrivato finalmente al momento giusto, nel posto giusto. "Ma la sono goduta fino in fondo,  ho sempre sognato di essere all'Olimpiade ed è giusto che quando accade te la devi godere nel migliore dei modi. Non c'è nulla da pensare, non devi badare alle aspettative altrui: ho vissuto una semifinale difficile però mi ripetevo che l'importante era entrare in finale e ce l'avevo fatta"

Avrei corso due ore dopo, non ce la facevo più, soprattutto mentalmente. Ho detto al mio allenatore che era lì, "non ce la faccio". Lui mi ha dato forza, poi ho sentito la mia mental coach che mi ha dato ulteriore supporto: negli ultimi 20 minuti prima di entrare in pista non ha senso riscaldarsi o altro, devi restare solamente concentrato e così ho fatto.

Una finale da leggenda, che Jacobs aveva già vinto ‘dentro' come rivela lui per primo rivivendo quei momenti indimenticabili: "Sapevo che non avevo nulla da perdere e solo qualcosa da guadgnare. Quando ho guardato i blocchi e ho guardato la pista mi sono detto: adesso vinco io. Me lo sentivo, avevo quel qualcosa che stava per arrivare. Gli altri avversari erano tesi, io ero felice, contento, sorridevo. Era l'unico posto che sognavo fin da bambino. Si è vista la mia calma alla falsa partenza: di solito ti muovi anche tu, in quel momento però non è stato così. Quando ho visto la falsa partenza non mi sono mosso, ero concentrato sullo sparo. Sapevo quello che stavo facendo e dovevo portarlo fino in fondo"

Il successo, la gioia, l'abbraccio che non ti aspetti, con Tamberi, a fine pista. Un momento che Jacobs rielabora con estrema felicità: "L'abbraccio con Tamberi è stato straordinario dopo la finale e l'oro. Un abbraccio che significa tantissime cose: conforto tra di noi che sappiamo benissimo il percorso e la strada che abbiamo dovuto affrontare. Lui già nel 2016 avrebbe potuto vincere un'Olimpiade. So quanto ci teneva dare il massimo e anch'io avevo avuto tantissimi problemi senza mai riuscire a valorizzarmi fino in fondo. E' stata una liberazione, un abbraccio di gioia e un volersi bene per tutto quello che abbiamo passato"

Poi la seconda finale, quella della staffetta con un gruppo in grado di ribaltare il mondo dell'atletica mondiale ancora una volta: oro, di nuovo in modo inaspettato mettendo in fila tutti gli avversari: "Anche lì l'obiettivo era centrare la finale, poi può accadere qualsiasi cosa perché devi passare il testimone, rispettare le zone di cambio. Ci siamo guardati, non sapevamo cosa fare prima della gara poi ci siamo detti: non facciamo nessuna entrata in pista, andiamo vinciamo l'oro e questa sarà la nostra entrata.

Io non avevo ancora realizzato quello che avevo fatto io figuratevi cosa ho pensato quando abbiamo vinto con la staffetta l'oro. Essere arrivati alle Olimpiadi e aver dimostrato in questo modo tutto il lavoro e i sacrifici passati è stato a dir poco eccellente. Con Tortu? Rivalità sportiva, uno stimolo ulteriore: ogni volta che credevo di poter vincere, Filippo mi batteva

Non solo ricordi felici, ma anche il pensiero alle successive polemiche e ai sacrifici per arrivare laddove nessuno potesse immaginare: "Il doping? Non mi ha toccato la polemica inglese Non devo dimostrare nulla a nessuno. Più che altro è stato ridicolo per loro ritrovarsi in casa un atleta della staffetta positivo e quindi squalificato"

C'era qualcosa che non funzionava nei momenti importanti: ho sempre pensato che le difficoltà devono migliorarti non ho mai pensato di lasciare tutto e fare altro. Così abbiamo creato un team attorno a me, che si occupasse di tutto per lasciarmi sereno. Anche la figura della mental coach, che al momento mi sembrava un elemento estraneo è servita. Abbiamo deciso di provarci di non lasciare più nulla al caso: da lì in poi non mi sono più fermato, dagli indoor al record italiano, fino al record europeo, le Olimpiadi. Cosa ho imparato? Che la testa va allenata, tanto quanto le gambe e forse di più

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