Djokovic: “Sinner ha una fame che gli Slam non possono appagare, non mi pento di quello che gli ho detto”

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Novak Djokovic e il legame con Jannik Sinner: i punti in comune, il passato sulla neve e i consigli per diventare grande.

C'è un filo rosso che unisce Jannik Sinner e Novak Djokovic, e non solo per quel modo di rispondere tremendamente bene durante le partite che ha fatto la fortuna di entrambi. Le similitudini nel gioco, riconosciute a più riprese in primis da loro e poi soprattutto dagli addetti ai lavori e dai colleghi, sono solo uno degli aspetti che li accomunano. C'è tanto in comune in termini di mentalità, di formazione e di atteggiamento. Ne ha parlato lo stesso Nole ancora una volta, proprio lui che tra l'altro ha dato un contributo importante alla crescita e al miglioramento di quel ragazzo proveniente, come lui, dalle montagne.

Djokovic evidenzia le tante similitudini con Jannik Sinner, dalla provenienza alla formazione

Insomma, nell'intervista al Corriere.it, Djokovic lo ha confermato senza troppi giri di parole: si rivede in Sinner per tantissimi aspetti. La scelta di confrontarsi sin da giovanissimi con lo sci oltre che con il tennis, il drastico addio a soli 13 anni alle comodità delle rispettive case e famiglie, con la necessità, per dirla alla Nole, di "diventare uomini in fretta". Un percorso che ha permesso a Sinner, proprio come al sempreverde campione serbo, di formarsi in fretta sia fisicamente ("la flessibilità delle caviglie origina dalla neve tanto quanto l’equilibrio e la coordinazione tra arti superiori e inferiori") sia mentalmente.

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Sinner e Djokovic protagonisti in Australia

La maniacalità per il lavoro e la voglia di migliorarsi

Tante le doti di un gigante dello sport come Djokovic, tra cui anche la bravura nel saper gestire il suo fisico, curato nei minimi dettagli anche attraverso studi e test, come spiegato per esempio in una chiacchierata ai nostri microfoni da un luminare come il dottor Di Giacomo. E questa maniacalità appartiene anche a Sinner, che ha "la mentalità del campione che non si accontenta mai". Djokovic infatti spiega: "È una forza dominante, eppure si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente. E, mi creda, non c’è vittoria che possa appagare quella fame, nemmeno 24 titoli Slam. Al di là del tennis, è l’aspetto del carattere che più mi avvicina a Sinner. Il tennis è uno sport individuale: non esistono sostituzioni, non puoi fermarti cinque minuti a bordo campo mentre il gioco procede, non ci sono compagni che possono aiutarti. Sei solo con te stesso. Se hai un giorno no, sei fuori. Il tennis è spietato, brutale".

Nessun rimpianto per aver aiutato un rivale come Sinner

In questa solitudine del campione in uno sport individuale, ognuno dovrebbe pensare a se stesso, ma è difficile combattere contro la propria indole. Djokovic infatti ha aiutato Jannik e il suo team con una serie di consigli pratici su come migliorare il suo gioco sia durante la formazione giovanile, sia più di recente dopo un confronto a Wimbledon. Ma Nole si è mai pentito della sua generosità e dell'aver rinforzato un rivale di questo calibro? Nessun rimorso, anzi l'orgoglio di essere stato sempre fedele al suo status nonostante qualche battuta del passato: "Perché no – ribadisce a Gaia Piccardi – In quel momento non potevo non essere fedele a me stesso, non importa quale posta ci fosse in palio. Questo sono io".

Le parole di Djokovic non rappresentano solo un attestato di stima, ma il riconoscimento di una sorta di passaggio di testimone. Se nell'era dei Big Three l'ossessione per il dettaglio e la tenuta psicofisica erano forse un'esclusiva di pochi eletti, oggi la parabola di Sinner dimostra come quel modello sia diventato l'unico standard possibile per dominare il tennis moderno. L'altoatesino ha assimilato la lezione di Nole, spingendola persino oltre: una continuità di rendimento da fondo campo e una freddezza nei momenti chiave che ricordano da vicino proprio la versione migliore del serbo negli anni d'oro. Il fatto che lo stesso Djokovic continui ad analizzare pubblicamente questo parallelismo conferma quanto l'italiano con la sua professionalità sia diventato la nuova misura di grandezza per l'intero circuito.

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