Il mondo della palla ovale ha tratto il dado: stagione 2019/2020 sospesa definitivamente e assegnazione del titolo annullato. E' il primo caso nello sport italiano, fermo per l'emergenza di Covid-19 e che attende qualche segnale certo dalla comunità scientifica, l'unica che può decretare tempi e modalità per il rientro alla normalità. Eppure, la Federazione italiana di Rugby ha deciso per lo stop. Giovanni Malagò, presidente del CONI, ha accettato la scelta anche senza condividerne soprattutto i tempi. Ma ha ricordato che ogni Federazione, in Italia, può prendere autonomamente la propria decisione, assumendosene oneri e onori.

Molti sport con lo stesso destino del rugby

Dunque, il coronavirus sta vincendo la battaglia con lo sport: il rugby si è fermato e le parole del presidente del Comitato olimpico nazionale non è stato assolutamente ottimista. "Molti altri sport potrebbero seguire la strada intrapresa dal rugby, non lo escludo. Ciò che posso solamente commentare sono le tempistiche: ad oggi la scadenza è dettata al 3 aprile, forse si sarebbe potuto attendere e intraprendere una strada univoca".

Solo il mondo scientifico può dare delle date

La situazione è ancora delicatissima, si è in piena emergenza e lo sport, ricorda Malagò a "Tutti Convocati" su Radio24, può e deve seguire le direttive governative: "Non ci si deve illudere e non si possono illudere i milioni di sportivi. Ogni decisione è subordinata a quelle della comunità scientifica perché solamente loro potranno dire quando ripartire. Anche il calcio, sia chiaro, al momento non so se si riuscirà a concludere la stagione".

Il rischio del calcio e il sacrificio dei giocatori

Sul calcio, traino del movimento sportivo italiano, si concentrano tutte le attenzioni principali: "Se riuscire a continuare non dipende solamente da noi, ma dall'Uefa e dalla FIFA. E' tutto collegato, non è una strada semplice. Al momento però, credo che tutti debbano fare uno sforzo e un sacrificio. Se mi si chiede se sia giusto tagliare certi stipendi dico di sì: chi guadagna di più deve aiutare chi è in difficoltà. Togliere il 30% su uno stipendio da 1 milione l'anno ha un senso, intervenire su giocatore di serie minori no".