4 Novembre 2022
11:25

Il lato violento del football americano: “Le commozioni cerebrali mi hanno lasciato la testa a pezzi”

L’ex giocatore dei Packers e dei Rams, Sam Shields, ha raccontato alcuni aspetti inquietanti della sua carriera e degli effetti dei colpi ricevuti sulle sue condizioni di salute.
A cura di Maurizio De Santis
Sam Shields è l’ex giocatore della NFL che ha raccontato la propria esperienza e gli effetti dei colpi subiti in carriera sulle sue condizioni di salute.
Sam Shields è l’ex giocatore della NFL che ha raccontato la propria esperienza e gli effetti dei colpi subiti in carriera sulle sue condizioni di salute.

A Sam Shields non è bastato avere un fisico bestiale. I colpi presi nelle mischie furibonde e nei contrasti gli hanno lasciato addosso i segni delle battaglie combattute da giocatore della NFL. I contatti fanno parte del gioco, certe cose non lo hanno mai spaventato ma le parole che usa per descrivere le condizioni della sua testa mettono i brividi addosso.

Durante la sua esperienza nella lega americana ha riportato almeno cinque commozioni cerebrali documentate. Il periodo peggiore, e più pericoloso, lo ha vissuto tra il 2016 e il 2017 quando è stato costretto a star fermo per i sintomi e le conseguenze riportate in seguito alle botte ricevute: "Mi sentivo la testa a pezzi", le parole molto crude che usa per descrivere lo stato del suo disagio e riportate da cbs.com.

Shields con la casacca dei Green Bay Packers (2010). L’ex cornerback ha alzato il velo su alcuni aspetti inquietanti della carriera.
Shields con la casacca dei Green Bay Packers (2010). L’ex cornerback ha alzato il velo su alcuni aspetti inquietanti della carriera.

Non rinnega il passato, si dice "orgoglioso e fortunato" di essere riuscito ad arrivare a quel livello ma se avesse la possibilità di tornare indietro nel tempo, se gli fosse concessa una seconda opportunità, farebbe altro. "Proseguirei gli studi, mi troverei un altro lavoro… magari proverei a costruire una casa", dice l'ex cornerback che nel massimo torneo statunitense ha militato per quasi dieci anni, conquistando anche un anello del Super Bowl quando indossava la casacca dei Green Bay Packers (2010).

A Los Angeles (2018) si sentì rinato, aveva ritrovato il gusto di essere lì, in mezzo al campo, in quello che era sembrato da sempre il suo mondo. Ma in cuor s'era già fatto largo un pensiero, s'era insinuata la sensazione che forse era tutto sbagliato. E che non ce l'avrebbe fatta ad andare avanti ancora per molto.

Perché? Basta leggere cosa raccontò all'epoca a The Players' Tribune: "Erano le tre del mattino di una notte di gennaio 2017. Avevo passato molte brutte notti in quel periodo, ma è stata la peggiore. Non riuscivo a dormire, mi sentivo il cervello scoppiare. Mi rotolavo nel letto cercando di sfuggire al martellamento che sentivo dentro la testa".

Ogni rumore gli dava fastidio. La luce del sole aveva su di lui un effetto dirompente. raccontò che prima di quella notte aveva vissuto da recluso nella sua abitazione in Florida. Tende chiuse, in casa doveva esserci ombra. Tutto doveva essere spento… tv, telefono, radio dovevano tacere. Non ne avrebbe sopportato il suono. Ha attraversato momenti difficili, i peggiori sono stati quando ha concluso la sua carriera: "Quando smetti tutti si dimenticano di te" è stata l'amara constatazione a corredo di quel che aveva passato, di quel che sta passando ancora adesso.

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