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Gianmarco Tamberi: “Ho il ginocchio del saltatore, le terapie con 15 aghi nel tendine sono una tortura”

Il saltatore azzurro, oro olimpico, ha parlato di una aspetto invisibile della routine di atleta. Tamberi ha spiegato quanto siano dolorosi i “lavori di manutenzione” per il suo fisico: “È un impegno a parte, diverso, doloroso e porta via tante energie mentali”.
A cura di Maurizio De Santis
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Gianmarco Tamberi racconta con grande sincerità quanto la gestione del proprio corpo sia diventata una parte centrale, e sempre più impegnativa, della sua carriera. Tra fisioterapia intensa, trattamenti dolorosi e spostamenti continua tra Milano e Barcellona il lavoro invisibile dietro le sue prestazioni è una seconda professione. Dietro la sua routine di specialista nel salto in alto c'è un mondo, al di fuori della pista, nel quale il senso della disciplina si accompagna alla sofferenza. "Sei su un lettino che soffri perché hai 15 aghi piantati nel tendine rotuleo – spiega l'oro ai Giochi di Tokyo 2021 -. È un lavoro a parte, ma devo farlo se voglio mantenere il mio corpo in condizione di affrontare gli allenamenti in pedana". 

Gimbo (o mezzabarba, per il look del viso rasato a metà) soffre della sindrome Jumper's knee, il ginocchio del saltatore: è un'infiammazione da sovraccarico del tendine rotuleo, comune negli atleti che sottopongono la giuntura a salti e scatti ripetuti. Negli ultimi anni, la fisioterapia è diventata una componente fondamentale: non si tratta di semplici sedute di recupero, ma di un impegno costante che occupa molte ore della giornata. "Io dico: propedeutica per potersi allenare". A 35 anni, dopo la gioia olimpica e i dolori per un colica renale provocata da un calcolo che lo ha tormentato a Parigi 2024, ha ancora un obiettivo: si chiama Los Angeles 2026. Per arrivarci, continuare ad alzare l'asticella e restare competitivo è disposto anche a sottoporsi "a tortura come quasi tutti i giorni ormai da qualche anno a questa parte". E nel podcast The BSMT di Gianluca Gazzoli rivela quel che pochi sanno.

La fisioterapia quotidiana: un lavoro nel lavoro

In media, Tamberi dedica circa due ore e mezza al giorno alla fisioterapia. Nei giorni di riposo o di carico ridotto, il tempo può arrivare anche a quattro ore o più. Un impegno che, come sottolinea lui stesso, non ha nulla di rilassante o leggero: è un'attività estenuante sia fisicamente che mentalmente.

"Con il passare degli anni la parte fisioterapica prende sempre più tempo della mia giornata. È un lavoro a parte, diverso, doloroso e porta via tante energie mentali anche se fondamentalmente non fai niente, sei steso su un lettino che soffri perché ti infilato degli aghi di diversa lunghezza ne tendine rotuleo".

Il trattamento al tendine rotuleo e la tecnica EPI

Una delle terapie più complesse che sta affrontando riguarda il tendine rotuleo, colpito da una condizione nota come jumper's knee, tipica degli atleti che saltano frequentemente. Tra i trattamenti utilizzati c'è la tecnica EPI (Elettrolisi Percutanea Intratissutale), una procedura in cui vengono inseriti aghi nel tessuto lesionato. È una procedura invasiva e viene eseguita a cicli di sedute ravvicinate.

"A questi aghi, alcuni anche lunghi così (si aiuta mimando con le mani, ndr) è collegato un dispositivo che emette una corrente galvanica che cerca di stimolare il tessuto tendineo perché si rigeneri, come nel mio caso quando si ha una degenerazione tessutale. Non è piacevole… anzi, fa male. Faccio questo trattamento in sedute divise a blocchi. E questa era la quarta in circa un mese".

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Tra Milano e Barcellona: la gestione logistica delle cure

Non tutti i centri specializzati sono disponibili in Italia per questo tipo di trattamenti, motivo per cui Tamberi si sposta spesso tra Milano e Barcellona. Fa parte della manutenzione costante, necessaria per la gestione del corpo che, con il passare degli anni, diventa sempre più impegnativa.

"In Italia non sono tanti i centri che li fanno. In Spagna è pieno, in Italia sono pochi perché è un tipo di procedura che i fisioterapisti non possono fare: non possono entrare con l'ago dentro il corpo, deve per forza farlo un dottore. Mentre in Spagna i fisioterapisti sono abilitati".

Le terapie dolorose: "Il massaggio piacevole non esiste"

Non si tratta di massaggi tradizionali o momenti di recupero rilassanti: molte delle procedure hanno come obiettivo la manipolazione profonda dei tessuti, anche per sciogliere aderenze muscolari formatesi nel tempo a causa del carico di lavoro.

"Il massaggio inteso come piacevole non esiste… L'obiettivo è scollare due muscoli che creano  delle aderenze tra loro per il tanto lavoro. È una cosa che ho sempre fatto ma adesso accade sempre di più perché più vado avanti più il mio corpo necessita di questi trattamenti".

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