
Può una fiction infiammare il dibattito social? È quanto sta accadendo negli ultimi tempi con serie tv di grande successo come Imma Tataranni, Don Matteo e prima ancora Un professore. A meno che non viviate in un eremo, avrete di certo sentito parlare di Calogiuri e Imma Tataranni, di Diego e Giulia, ma anche di Simone e Manuel. Tre coppie che godono di veri e propri fandom. Tre storie d'amore (alcune più concrete di altre) che hanno portato una fetta di pubblico a scagliarsi contro gli sceneggiatori, rei di non aver dato ai personaggi il finale che avrebbero desiderato. Ma al netto di chi si limita a insultare senza argomentare, spesso gli spettatori si dimostrano in grado di vivisezionare una serie, mostrandone contraddizioni e potenzialità inespresse. Un pubblico attivo e partecipe che innesca un dibattito interessante di cui gli addetti ai lavori talvolta tengono conto.
Imma Tataranni 5, il finale di stagione divide

Partiamo dal caso più recente. Il finale di Imma Tataranni, che segna l'addio di Vanessa Scalera alla serie (salvo ripensamenti). Il regista Francesco Amato è stato chiaro sin dall'inizio: "Al centro della quinta stagione ci sarà un concetto semplice e universale: il traguardo più difficile, ma anche il più bello, è quello di tenere unita una famiglia". Ed è esattamente quello che abbiamo visto nell'ultima puntata, che è stata seguita da 4.511.000 spettatori pari al 24.5% di share. Imma e l'ex marito Pietro sono tornati insieme, sebbene Tataranni non abbia rinunciato a partire per Milano per diventare Procuratore Capo. Alla figlia Valentina, infatti, dice: "Non posso restare a Matera, ormai ho vinto" (Il Consiglio Superiore della Magistratura ha accolto la sua richiesta).
La trama dell'ultimo episodio ha generato una pluralità di opinioni. Non sono di certo mancati gli spettatori che hanno apprezzato il ricongiungimento familiare e, più in generale, la trama e i casi trattati nella quinta stagione. Tuttavia, c'è chi ha manifestato con forza le proprie perplessità. Ed è di loro che parleremo in questa sede. In molti hanno argomentato in modo circostanziato. E questo è un aspetto fondamentale da rimarcare. Gli spettatori di oggi guardano con attenzione le fiction, si appassionano, notano le sfumature e sono in grado di elencare uno per uno eventuali buchi nella trama. Spesso stabiliscono un vero e proprio legame affettivo con i personaggi.
Coloro che non hanno apprezzato il finale hanno una visione ben precisa: Imma, tornando nel nido familiare, ha tradito la sua essenza di donna indipendente e fuori dagli schemi. Si è appiattita in quel ruolo da cui era scappata. È tornata al punto di partenza ma con un avanzamento di carriera in tasca. Un punto di vista oggettivamente valido che si contrappone alla lettura che gli sceneggiatori e il regista hanno fatto di quel ritorno di fiamma. Per questi ultimi rappresenta il culmine di un percorso: i due personaggi – nella distanza della separazione – hanno acquisito una consapevolezza diversa di se stessi, ma anche dell'altro. Hanno realizzato i loro obiettivi professionali, sono cresciuti e poi si sono ritrovati.
Un altro argomento di dibattito è il personaggio di Calogiuri. E anche in questo caso, si assiste a visioni molto diverse tra loro. Il maresciallo interpretato da Alessio Lapice è uscito di scena nella quarta stagione. Quando c'era, il pubblico si divideva tra chi lo adorava e chi sosteneva che la relazione tra Ippazio e Imma avesse tolto forza alla linea crime. È un dato di fatto che sul ruolo di Calogiuri, gli sceneggiatori e la stessa Vanessa Scalera hanno espresso una linea comune: Imma è una donna libera, ridurla a una storia sentimentale significa sminuirla. Proprio alla luce di questa considerazione, è scaturita la riflessione di alcuni fan della serie che hanno notato una certa incoerenza nella scelta di chiudere la fiction ingabbiando Imma nella relazione con l'ex marito. All'immagine conclusiva di lei che si lamenta per una torta bruciata dalla figlia, avrebbero preferito vedere il suo ingresso fiero nel Tribunale di Milano. Difficile non dare loro ragione. Le diverse visioni esposte, però, dimostrano che se non ci si arrocca sulle proprie opinioni e non si decide di comunicare con sterili insulti ma argomentando e condividendo il proprio punto di vista si ottiene un dibattito vivo che aggiunge spessore alla visione della fiction.
Don Matteo 15 e il matrimonio tra Diego e Giulia: c'è ancora speranza

Quanto accaduto con il finale di Imma Tataranni non è un caso isolato. Un terremoto social ha accompagnato anche il finale di Don Matteo 15. Al centro del dibattito, la coppia composta dal capitano Diego Martini e da Giulia Mezzanotte, sorella di Don Massimo. Per chi non avesse seguito la fiction, un brevissimo riassunto di quanto accaduto tra loro: la stagione ha avuto inizio con la proposta di matrimonio di Diego alla sua fidanzata. Poi una serie di incomprensioni e circostanze personali hanno portato i due ad allontanarsi fino alla rottura. Sebbene amandosi ancora, si erano convinti di non essere la persona giusta l'uno per l'altra. Nel finale, il lieto fine. Diego corre da Giulia e le chiede di sposarlo.
Anche in questo caso, saltando a piè pari gli sfoghi furiosi contro i professionisti che hanno lavorato alla serie, si possono trovare sui social analisi approfondite. Gli spettatori che si sono appassionati alla coppia e che si riuniscono sotto l'hashtag #Mezzanottini hanno espresso perlopiù tre critiche. Innanzitutto, dopo i patimenti della quattordicesima stagione, ritenevano di meritare dieci puntate in cui assistere all'idillio d'amore di Diego e Giulia. Il lieto fine è stato ritenuto troppo frettoloso e dunque, difficile da assaporare. E poi, hanno lamentato le poche scene concesse al personaggio interpretato da Federica Sabatini.
Intervistando il supervisore alla sceneggiatura Ruggeri ho raccolto anche il suo punto di vista. Dopo avere riconosciuto che Federica Sabatini è un'ottima attrice e, in effetti, meriterebbe più spazio, mi ha parlato della necessità di rispettare il concept della serie: un prete che indaga con un maresciallo. Dunque, quando si lavora sulla trama, i personaggi che per forza di cose hanno più scene sono Don Massimo (Raoul Bova) e Cecchini (Nino Frassica). La linea sentimentale resta in secondo piano rispetto a quella crime a causa della natura stessa della fiction. Quanto ai conflitti tra Diego e Giulia, il timore è che il racconto di una tranquilla vita matrimoniale possa annoiare il pubblico. Ma la nuova stagione è ancora tutta da scrivere.
Dal mio punto di vista, nel caso della serie Don Matteo, i giochi non sono affatto chiusi. I Mezzanottini possono ancora avere la stagione dell'amore tra Diego e Giulia. Il finale con la proposta di matrimonio, più che frettoloso, lo considero un seme piantato perché possa germogliare nelle nuove puntate. L'ipotesi di raccontare la vita matrimoniale dei due personaggi è sul tavolo.
Un professore e il nodo tra Manuel e Simone

Più delicato il dibattito legato a Un professore. In questo caso è pressoché impossibile che gli spettatori abbiano il lieto fine che desiderano. Il problema è a monte. La fiction si basa sulla serie Merlì, nella quale i protagonisti Pol e Bruno hanno una relazione. Nella versione italiana si è deciso di prendere le distanze dalla serie originale. Lo sceneggiatore Sandro Petraglia lo disse in un'intervista rilasciata a Fanpage.it: "Per noi la trama di quella serie non esiste. Siamo andati completamente per conto nostro". E Manuel, che nella fiction Un professore ha un fugace rapporto sessuale con Simone, resta – a detta dello sceneggiatore – "un eterosessuale che ha questa mezza storia con Simone". Nella terza stagione, il lampo di genio. In una scena è comparsa la scritta "Manuel bisessuale" su un muretto davanti al quale il personaggio di Gassmann stava facendo lezione ai suoi studenti. Una scelta della produzione? Il gesto di protesta di uno spettatore deluso? In questo caso non posso fornire una risposta. Quando ho richiesto spiegazioni agli addetti ai lavori, mi è stata comunicata la decisione di non commentare.
Perché la trama non dipende solo dagli sceneggiatori
In chiusura, credo sia doveroso fare una precisazione. Spesso ho notato un accanimento nei confronti degli sceneggiatori delle serie TV. C'è chi addirittura li accusa – e questa ipotesi è davvero infondata – di decidere gli sviluppi della trama con il preciso scopo di fare "un dispetto" agli spettatori e non dare loro quello che vogliono. In realtà, il lavoro di questi professionisti parte sempre dalla volontà di presentare al pubblico il miglior "prodotto" possibile. I passaggi che precedono le riprese sono molto simili per ogni produzione. Prima che la scrittura abbia inizio, gli sceneggiatori apprendono la lista degli attori su cui possono contare. E qui può presentarsi il primo ostacolo, tra chi non dà la disponibilità, chi decide di uscire di scena e chi assicura la propria partecipazione al progetto ma solo per poche scene che si possano incastrare con altri impegni professionali. A questo punto, si fa una prima stesura della sceneggiatura Segue, poi, un lungo confronto fatto di molteplici riunioni con l'azienda che trasmetterà la fiction – ad esempio Rai o Mediaset – con la casa di produzione e, spesso, con gli attori stessi, che esprimono le esigenze che intendono vedere soddisfatte in merito al loro personaggio. Pensare, dunque, che lo sceneggiatore abbia modo di imporre la trama che desidera è attribuirgli un potere che di fatto ha solo parzialmente.