Si rifiuta di cucinare un cucciolo nel programma Tv, Nailea Norvind in lacrime: “Non ce la faccio”

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L’attrice Nailea Norvind, concorrente di Top Chef VIP 5, si è rifiutata di preparare il piatto assegnatole dalla produzione: un porcellino d’india. Il video che riprende il momento ha collezionato 26 milioni di views.

Momenti di tensione durante una puntata di Top Chef VIP 5, il reality culinario trasmesso da Telemundo in cui 20 concorrenti famosi si contendono un premio di 200mila dollari. Al centro della discussione il rifiuto dell'attrice Nailea Norvind di preparare il piatto assegnatole dalla produzione: il video che riprende il momento ha collezionato 26 milioni di views su X.

La scoperta dell'ingrediente e la reazione di Nailea Norvind

Durante la prova, la conduttrice Carmen Villalobos ha chiesto ai partecipanti di sollevare le cloche presenti sulle rispettive postazioni per scoprire l'ingrediente da cucinare. Una volta aperto il contenitore, Norvind si è trovata davanti un porcellino d'India. L'attrice è scoppiata in lacrime, spiegando ai giudici e ai compagni di gara di non essere in grado di procedere: "Non ce la faccio, è un cucciolo. È la cosa peggiore che potesse capitarmi". La concorrente ha allontanato il vassoio senza toccare l'animale, sostenuta da alcuni colleghi presenti in studio. Nella stessa manche anche un'altra partecipante, la modella Athenea Pérez, ha manifestato disagio dopo aver trovato sulla sua postazione una testa di maiale intera, rifiutandosi inizialmente di maneggiarla.

Il filmato che mostra la reazione di Nailea Norvind si è diffuso rapidamente in rete, accumulando oltre 26 milioni di visualizzazioni su X nel giro di ventiquattro ore e riaprendo il dibattito sulla scelta degli ingredienti nei talent show dedicati alla cucina.

Il ruolo del porcellino d'India nella cucina andina

Se a Città del Messico o nei paesi occidentali il porcellino d'India è l'animale domestico da coccolare sul divano, altrove le cose sono ben diverse. In buona parte dell'America Latina, tra Perù, Ecuador, Bolivia e il sud della Colombia, il cuy (il nome in lingua quechua del porcellino d'India) fa parte della tradizione gastronomica locale. Ciò che è accaduto rimanda a un cortocircuito culturale non dissimile da quello che separa l'Occidente da alcuni Paesi asiatici sull'uso alimentare della carne canina: una barriera etica ed emotiva tracciata solo dall'abitudine, che trasforma la stessa specie in "membro della famiglia" a certe latitudini e in "specialità" a poche migliaia di chilometri di distanza.

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Porcellini d'india. Fonte: Getty Images.

L'allevamento del cuy ha radici precolombiane, legato a una carne magra e ad alto valore proteico che ha sostentato le popolazioni locali ben prima dell'arrivo del bestiame europeo. Nella tradizione delle Andes viene servito intero, fritto o spiedato alla brace, al centro dei banchetti di nozze o delle festività di paese. Una cultura millenaria si è così trasformata in un fattore shock nella prima serata televisiva, accendendo una luce sul confine, sottile e arbitrario, con cui dividiamo gli animali da accudire da quelli da mettere in pentola.

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