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La serata di Fazio per Ornella Vanoni, ennesimo schiaffo a una Rai che non sa coltivare la memoria

Organizzata in poche settimane, costruita come un evento. Quella in omaggio di Che Tempo Che Fa per Ornella Vanoni poteva essere una serata da Rai, impantanata nelle promesse di serate evento per Raffaella Carrà e Pippo Baudo che sembrano lontanissima dal diventare realtà.
A cura di Andrea Parrella
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Che Tempo Che Fa è ripartita dallo speciale "Ornella senza fine". La serata in onore di Vanoni, annunciata da Fazio a pochi giorni dalla scomparsa, è frutto di uno sforzo inusuale e anche una prova di forza per Nove, la rete che proprio con l'investimento su Fazio di due anni fa si è lanciata nel "gioco dei grandi" della televisione generalista.

La serata è stata un evento à la Fazio in purezza. Parterre di ospiti autorevole, interventi confezionati con delicatezza, la giusta commozione, dosata, senza eccessi. Nulla di imprevedibile si dirà, perché in fondo Fazio gestisce questo tipo di eventi con estrema naturalezza, vantando una rara capacità di sapere immaginare e scrivere televisione con il suo stile, per taluni divisivo ma senza dubbio inconfondibile nel panorama italiano, mostrando di sapere cosa significhi saper coltivare la storia e la memoria di cultura, arte e televisione, in televisione. Non è una cosa che sanno fare tutti e, proprio per questo, nomi come il suo rappresentano un valore.

Un valore che Rai non possiede più. Perché inevitabilmente ogni volta che Fazio fa sul Nove qualcosa che sia in linea con gli standard della Rai, ci si chiede perché quella cosa non sia a disposizione del servizio pubblico. Ogni serata di Che Tempo Che Fa impoverisce indirettamente la Rai, soprattutto quella di ieri. Lo diciamo a tempo, lo ribadiamo ogni volta.

Viene in mente, come molti hanno sottolineato con commenti in tempo reale durante la serata di ieri, che in Rai si parla da anni di una serata celebrativa in onore di Raffaella Carrà, annunciata e mai realizzata, così come da mesi si vocifera di un evento per Pippo Baudo che non sappiamo ancora quando e se vedrà la luce. Il motivo è semplice: per ricordare non basta ricordare, serve l'autorevolezza per farlo, il rischio contrario è lo strafalcione, l'effetto stucchevole che trasforma l'omaggio in un fiume di retorica. Che Carrà e Baudo, diciamocela tutta, non meriterebbero.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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