
Mara Venier non lascerà Domenica In. Ormai la notizia sembra essere ufficiale e va ad alimentare quel battage televisivo che ogni anno si ripropone sulla possibile conduzione del contenitore pomeridiano di Rai1. La conduttrice per lungo tempo ci ha scherzato su "Non lo dico più", alludendo al fatto che l'anno dopo la ritrovavamo in diretta la domenica pomeriggio. I motivi per cui, alla fine, abbia cambiato idea potrebbero essere molteplici, ma ciò su cui bisognerebbe porre l'accento è il contesto in cui si consuma questa scelta. Il parterre della tv pubblica langue, è un dato di fatto, ma col tempo può diventare un vero e proprio problema che la Rai sarà chiamata ad affrontare.
Parliamoci chiaro, se zia Mara avesse lasciato la conduzione di Domenica In, chi avrebbero mai potuto mettere al suo posto? Non è una domanda tendenziosa, ma un quesito che fotografa una realtà: chi c'è oggi nella scuderia Rai in grado di sostenere il peso di un programma importante in palinsesto come quello che da decenni conduce Venier? Per quanto si siano ipotizzati dei nomi in questi mesi, posizionare qualcuno al timone di un contenitore importante come quello della domenica pomeriggio, non può che essere una scelta ponderata. Gli ascolti non sono e non saranno mai del tutto marginali nel mondo della tv e la capacità di fidelizzare il pubblico è arte di pochi. Ad oggi si contano davvero sulle dita di una mano i volti che riescono a trainare gli spettatori e che sappiano tenere le redini di un programma, lo si vede anche nelle ultime staffette televisive: dalla consacrazione di Sanremo alla necessità di occupare la fascia del pre serale e dell'access prime time con qualcosa che funzioni davvero. A prendersi l'onere di sostenere l'impianto della Rai sono sempre le stesse facce e questo, ad oggi, non può non essere un problema.

Si parlava, ad esempio, della possibilità che Alberto Matano, grande amico di Mara Venier, potesse essere il prescelto per la conduzione domenicale, ma una volta spostato da La Vita in Diretta, programma che al momento è il più alto in termini di share nella fascia pomeridiana, chi potrebbero collocare al suo posto? Il discorso vale anche per Marco Liorni. Dopo un anno di successi de L'Eredità, l'azienda ha ben pensato di riconfermarlo anche d'estate con una staffetta che lo vede in sostituzione di Stefano De Martino e Affari Tuoi, ad oggi il programma che macina più ascolti del palinsesto. E, anche qui, per quanto si voglia riconoscere talento e tenacia al conduttore di Stasera tutto è possibile, ma a chi, se non a lui, sarebbe potuto andare lo scettro sanremese?

La Rai non ha alternative o, quanto meno, non vuole concedersi di rischiare. Perché un programma che non ingrana è una rogna da gestire, in termini di costi, di perdita di tempo, di investimento, di martellamento mediatico. Meglio puntare sul certo, piuttosto che sull'incerto è una legge (sacrilega) della vita. Meglio non innovare, con il rischio che ne consegue, piuttosto che dare l'opportunità a nuovi volti prima che siano decrepiti, meglio vivere nell'immobilità che funziona, piuttosto che nel movimento che crea scompiglio. In una tv che è statica, la capacità di creare si guarda col cannocchiale, come vogliamo sperare che la tv sopravviva se non le diamo la possibilità di reinventarsi e a chi la abita quella di dimostrare che hanno tutte la carte in regola per mettere in atto quel turnover necessario e vitale in un mondo che cambia ogni secondo?