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Gabriel Garko: “Ho vissuto in una gabbia, la mia omosessualità era un laccio per tenermi a bada”

Gabriel Garko si racconta a Ciao Maschio, ripercorrendo una carriera e una vita in cui la realtà e la finzione si sono spesso sovrapposte. Dall’omosessualità tenuta nascosta per anni, alla confessione ai suoi genitori: “Mio padre quando lo seppe disse che l’importante era la salute”.
A cura di Andrea Parrella
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Gabriel Garko si racconta senza filtri a Ciao Maschio. Ospite di Nunzia De Girolamo nella puntata in onda su Rai1, l’attore ripercorre alcuni dei momenti più delicati della sua vita privata e professionale, parlando del peso dell’immagine costruita attorno alla sua figura pubblica, della libertà conquistata negli ultimi anni e del rapporto con il padre, scomparso durante il Covid. Un’intervista intensa, in cui Garko torna anche sul tema della sua omosessualità, definendo gli anni della notorietà come una lunga prigionia: "Oggi posso rendermi conto che forse ho vissuto in una gabbia. Mentre ci vivi non te ne rendi conto".

Gli inizi a 18 anni

L’attore racconta di avere iniziato molto presto a lavorare nel mondo dello spettacolo: "Ho iniziato a fare questo lavoro quando avevo 16 anni. Ho iniziato poi venendo a Roma a 18. Plasmare un ragazzo di quell’età è molto facile". Garko spiega di essersi affidato completamente alle persone che lo seguivano professionalmente in quel periodo: "Avevo delle persone di riferimento con cui lavoravo, con cui ho iniziato, che mi dicevano determinate cose. O ci credevo, oppure non avevo, come oggi, un’esperienza tale da poter dire sì o no".

L'omosessualità come un guinzaglio

Da qui la riflessione su un sistema che, a suo dire, avrebbe finito per trasformare anche la sua vita privata in uno strumento di controllo: !Ho sempre creduto a tutto quello che mi veniva detto. All’epoca in cui ho iniziato io forse era giusto così. Ma non fino al punto in cui l’ho vissuta io, perché comunque sia era tutto un inganno". Poi il passaggio più duro, legato alla gestione della sua omosessualità: "È vero che poteva essere un problema, ma diventava un laccio con cui tenermi a bada. Quindi se io mi muovevo un po’ troppo, ritiravano il laccio".

Nel corso dell’intervista, Garko parla anche della scelta di proteggere la sua vita sentimentale, compreso il matrimonio celebrato nel 2023. "Non è che l’ho tenuto segreto, perché comunque le persone che erano vicino a me lo sapevano tutti. Però non ho spettacolarizzato", spiega. Una distinzione netta tra il personaggio pubblico e la sfera personale: "Faccio questo lavoro, che è lo spettacolo. È il mio lavoro. La mia vita non vorrei spettacolarizzarla". E ancora: "La gente dice: ‘Però hai fatto sempre storie finte'. Quello era lavoro. Era parte del lavoro. Parte di tutta la finzione che c’era dietro. All’epoca, tutte le mie storie vere le ho mantenute segrete. Non ho mai amato spettacolarizzare la vita".

La scomparsa del padre per Covid

Il momento più emozionante arriva però quando Nunzia De Girolamo gli chiede del padre, morto durante la pandemia. Garko racconta il dolore di quel periodo e il senso di incompiuto lasciato da una perdita vissuta nell’isolamento imposto dal Covid: "Durante il Covid purtroppo non è stata una bellissima esperienza. Tante persone l’hanno vissuta come me, perché non hai più modo di vedere la persona. Vai in ospedale, è finito, e poi dopo lo rivedi da morto". L’attore ammette che ci siano ancora parole rimaste sospese: "Sicuramente ci sono cose che avrei voluto dirgli". E definisce quello con il padre "un rapporto particolare", fatto di conflitti ma anche di profondo rispetto reciproco: "Io e mio padre avevamo un rapporto conflittuale ma allo stesso tempo di grande rispetto. Lui mi rispettava tanto perché sono riuscito a ottenere quello che volevo nella vita".

Infine, il ricordo che lo porta alle lacrime. Garko racconta la reazione del padre quando seppe della sua omosessualità: "Mio padre era una persona molto aperta di testa. Quando ha saputo che ero omosessuale mi ha detto: ‘Potevamo immaginarlo che tra te e quella persona non c’era una semplice amicizia'". E poi la frase che più di tutte gli è rimasta dentro: "Mi disse: ‘L’importante è che tu abbia la salute'". Un ricordo che oggi, confessa, continua a portarsi dietro con emozione: "Avevo 17 anni, quindi ero piccolo. Sono ricordi belli, ma comunque tosti".

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