Can Yaman a C’è Posta per Te: perché la puntata andrà in onda nonostante l’arresto e il rilascio

In seguito all’arresto e al successivo rilascio di Can Yaman in Turchia nell’ambito di un’indagine sul consumo di droga, molti si sono chiesti se la sua partecipazione a C’è Posta per Te potesse essere cancellata. La puntata, registrata prima del fermo, andrà regolarmente in onda stasera.
Perché Mediaset e Maria De Filippi non hanno tagliato la partecipazione di Can Yaman a C’è Posta per Te
La decisione di non cancellare la partecipazione di Can Yaman si basa su diversi elementi chiari. Innanzitutto, l’attore compare nello show come ospite secondario, inserito in una sorpresa dedicata a un altro protagonista della puntata, e non come figura centrale della storia. Il suo ruolo limitato significa che la sua presenza non altera il contenuto della trasmissione, né richiede valutazioni particolari sul lungo periodo in caso di sviluppi legali.
In secondo luogo, al momento non esistono condanne né accuse formali definitive nei confronti dell’attore: si tratta di un fermo, seguito da un rilascio, nell’ambito di un’indagine ancora in corso. Per questi motivi, cancellare la puntata ora sarebbe una misura sproporzionata, trasformando un episodio giudiziario non concluso in una condanna mediatica inesistente sul piano formale.
Il precedente di violenza e la decisione di C’è Posta per Te di non mandare in onda la storia
Un caso profondamente diverso spinse C’è Posta per Te a cancellare una storia già prevista nel 2016. All’epoca, Emanuele Colurcio si rivolse alla trasmissione per cercare di riconquistare la sua ex. Quando la donna rifiutò di aprire la busta, Colurcio reagì violentemente accoltellando il nuovo compagno della donna. Arrestato, fu poi condannato a 8 anni di carcere.
La produzione decise di non trasmettere la storia originaria. Una scelta comprensibile e prudente: in questo modo si evitava di esporre ulteriormente la ex compagna dell’aggressore e di trasformare la vicenda in un dibattito sui social, con il rischio di ferire la sensibilità della vittima o di dare all’aggressore visibilità ingiustificata e l’opportunità di far apparire il gesto come in qualche modo giustificabile.