
Nel pomeriggio di domenica 11 gennaio, su Canale 5, durante il consueto appuntamento con Verissimo, programma leader di fascia nel weekend, con ascolti record e un pubblico appassionato, è andata in onda l’intervista di Silvia Toffanin ad Andrea Sempio.
Sì, non un omonimo, proprio quell’Andrea Sempio indagato per la terza dell’omicidio di Chiara Poggi. Un nome che in questi mesi è stato impossibile non ascoltare, anche di sfuggita, in televisione, un nome che campeggia tra i titoli di giornale, che riecheggia da una trasmissione all’altra, dove il caso Garlasco è diventato argomento di dibattito, di discussione perenne, alla ricerca di un senso, di un perché che possa spiegare uno degli omicidi più efferati della cronaca italiana.
Non è certo una novità che Andrea Sempio sia comparso davanti alle telecamere per rispondere ai quesiti dei giornalisti, non è la prima volta che va ospite in un programma televisivo, come è accaduto proprio di recente con Dieci Minuti condotto da Alessandro Sallusti su Rete 4, o come quando il 37enne è stato intervistato da Bruno Vespa, insomma, non è certo la sua presenza in televisione che sconcerta, ma forse il punto è questo: dovrebbe. Soprattutto quando l’invito avviene in un programma pop come Verissimo, che in questi ultimi anni sta strizzando l’occhio all’attualità, ma in questo caso, forse si è valicato un limite.
Di fronte a Silvia Toffanin non è seduta una vittima, non è seduto un uomo che ha scontato la sua pena, è seduto un indagato per la terza volta di un omicidio, che si professa innocente. Senza voler entrare nel merito delle domande che la padrona di casa ha posto al suo ospite, domande che delineano un percorso, che magari mostrano un lato più intimo di Andrea Sempio, nell’intervista sono stati toccati i vari punti dell’inchiesta, magari non con quel piglio che ci si aspetterebbe, senza voler fare paragoni con illustri colleghe di altre emittenti o con colleghi che mangiano pane e cronaca nera come Nuzzi, per rimanere in casa Mediaset, ma queste, poi, sono questioni secondarie seppur non marginali, sulle quali ci si può ritornare, magari dopo essersi posti una domanda: ma quanti indagati, in casi di omicidio, ricordiamo così presenti in televisione?
A cosa è servita, esattamente, questa intervista come quelle precedenti? Ad Andrea Sempio non bastava il tribunale per raccontare la sua verità, aveva bisogno di alimentare quel processo mediatico -che lui stesso condanna- rilasciando un’intervista che avrebbe, di preciso, quale compito? Smuovere una realtà che spetta alla magistratura far emergere? Il contesto in cui è andata in onda l'intervista la svilisce, la deforma, quasi le fa perdere sostanza.
Il punto è proprio qui, l’aver trasformato l’indagato di un femminicidio, in un personaggio noto, uno qualunque, ché è vero che esiste la presunzione di innocenza e chiunque è innocente finché la sua colpevolezza non viene provata oltre ogni ragionevole dubbio, però, assistere all’intervista di Andrea Sempio, subito dopo quella di Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, pronti per presentare la prossima edizione di Zelig, è quanto meno una distorsione della realtà. Non può non stonare l'aver visto due dei volti più amati della tv, precedere un uomo che non non sapremmo nemmeno chi fosse, se il suo nome non fosse comparso nelle indagini per la morte di una ragazza, ormai vent'anni fa e che, ancora oggi, ascoltiamo un giorno sì e l'altro pure, senza sapere quale sia davvero il suo destino.