Sylvester Stallone racconta i rischi alla salute per il suo corpo durante Rocky 3: bulimia e steroidi
Il corpo di Sylvester Stallone è stato per quarant'anni un manifesto. Addominali scolpiti, vene in rilievo, la silhouette che ha definito l'eroe d'azione degli anni Ottanta. Oggi, a 80 anni, l'attore racconta cosa c'era dietro quella superficie: un disturbo alimentare, l'uso di steroidi e un'ossessione che gli ha presentato il conto con decenni di ritardo. Lo ha fatto in una lunga intervista al New York Times, pubblicata sabato 26 settembre, a poche settimane dall'uscita di I Play Rocky, il film che ricostruisce la nascita del pugile più famoso del cinema.
"Era la mia armatura"
Stallone parte da un'idea di mestiere, quasi da sceneggiatore. Il primo Rocky, quello del 1976, era un uomo comune, senza spigoli. Poi il personaggio ha cominciato a cambiare, e con lui il fisico dell'attore. "Era la mia armatura", spiega. "Vedevo Rocky come un ragazzo liscio, dall'aspetto normale, poi ci siamo detti che andando avanti il personaggio sarebbe diventato un po' più vanitoso. E per Rambo interpreti un guerriero, devi essere un po' più animalesco… così ho cominciato a pensare: disegna il tuo corpo come un giaguaro, un felino".
Il confine tra costruzione di un ruolo e autodistruzione, però, si è sbriciolato in fretta. "Poi è diventata un'ossessione, davvero brutta", ammette. "Sono arrivato al punto di diventare bulimico… Sono sceso al 2,6% di grasso corporeo mentre giravo Rocky III… e non riuscivo a trattenere niente".
L'assunzione di steroidi
Sul set dei film di Rocky sono entrati anche gli steroidi. "Ero così ossessionato dal restare a quel livello di forma fisica… mi ha consumato", racconta Stallone. Ma il passaggio più spiazzante arriva subito dopo, quando l'attore allarga il discorso a chiunque insegua certi risultati: "Nessuno ci riesce senza additivi o farmaci, non mi interessa cosa dicono…sono tutte balle".
E rincara: "Se devi lavorare e restare in forma per sei mesi di fila mangiando yogurt e budino, non succede. Devi farlo". Secondo Stallone esisterebbe persino un modo "ragionevole" di assumerli, a cicli alterni di sei settimane, perché quel fisico non si ottiene per vie naturali "a meno che tu non sia uno scherzo della natura".
È qui che l'intervista si incrina da sola. L'uomo che rivendica un uso "sensato" degli anabolizzanti è lo stesso che, poche frasi più avanti, elenca i danni subiti. Una contraddizione che dice molto più di qualsiasi ammonimento: la comunità medica associa da tempo l'abuso di steroidi anabolizzanti a rischi cardiovascolari, epatici e ormonali, e la testimonianza di Stallone ne è, suo malgrado, la prova vivente.
Nove operazioni alla schiena e "tante pillole"
Il bilancio, messo in fila dallo stesso attore, somiglia a una cartella clinica. "Ho abusato del mio corpo. Ho subito nove operazioni alla schiena, due alle spalle, tre fusioni cervicali, di tutto", dice. "Sto insieme col fil di ferro, ma ho ancora la voglia di restare in forma".
Nessuna redenzione da manuale, nessun finale consolatorio. Stallone si descrive "abbastanza in forma", ma aggiunge: "Prendo un sacco di pillole per andare avanti. L'ho pagata a caro prezzo". E se potesse riavvolgere il nastro, il consiglio al sé stesso di quarant'anni fa sarebbe netto: "Lascia che sia qualcun altro a portare la bandiera, non fare i tuoi stunt". Così, mentre il cinema si prepara a celebrare la leggenda di Rocky con un documentario, Stallone sceglie di mostrare i segreti e le sofferenze dietro quel successo.