
Beatrice Arnera è costretta a rompere il silenzio dopo aver ricevuto insulti e minacce per il rapporto interrotto con Andrea Pisani, a seguito del suo lungo sfogo nel BSMT di Gianluca Gazzoli. La causa non è solo questa ma l'essersi rifatta anche una vita cominciando un'altra relazione con l'attore Raoul Bova, a sua volta coinvolto in una separazione burrascosa con Rocio Munoz Morales.
Entrambi hanno dovuto rendere conto pubblicamente di passaggi estremamente intimi e privati, rendersi parte di una narrazione che passa attraverso il buco della serratura delle loro case. È surreale anche solo il rimarcare il diritto di poter gestire un loro privato senza avere paura di conseguenze personali e sul lavoro, eppure.
Si trattano questioni familiari come fossero materia di dibattito, si scatenano le tifoserie del gossip, ci si addentra nelle pieghe di rapporti dei quali si conosce poco o niente, o quanto meno solo una parte condivisa sui social e sui giornali. Da qui, la pretesa di voler sapere tutto e di diventare iper giudicanti con il vissuto di altri, in particolare con i personaggi pubblici, che in questo aggettivo racchiudono il fardello di un obbligo alla corrispondenza con il loro pubblico.

Arnera sottolinea, giustamente, il diritto di potersi sottrarre a situazioni che non restituiscono più benessere. Denuncia insulti di ogni tipo e la sofferenza nel ricevere continue minacce di morte. Ma di cosa parliamo? Chi può sentirsi così legittimato alla critica e al bullismo per scelte legate a una sfera così privata? La dinamica di una coppia che si separa è davvero deducibile da singole campane suonate nel corso di un'intervista?
Quanto tutto questo sia digeribile è di ardua comprensione. La scelta di tacere sin dall'inizio per tutelare sua figlia (e il suo ex compagno) non ha pagato e, anzi, ha sollecitato la pressione sui suoi silenzi perché si decidesse a esporsi sulla questione. Una violenza inaudita, che semplificare con una paginetta di cronaca rosa è ancor più pericoloso di banalizzare l'intero contesto. Siamo a un punto in cui alcuni perimetri dovrebbero essere ben delineati e, in questo caso, sembra necessario anche fare diversi passi indietro. "Non siamo sassi, siamo esseri umani", un promemoria per molti, a quanto pare.