Riattivato il profilo dell’avvocato di Corona: non era censura ma “crisi virale” dei contenuti

Dietrofront. Il profilo Instagram dell'avvocato Ivano Chiesa, legale di Fabrizio Corona, è stato riattivato dopo poche ore dalla sospensione. Quella che il difensore del creatore di Falsissimo aveva denunciato come "censura da dittatura" si rivela essere – secondo quanto apprende Fanpage.it – una SEV, acronimo tecnico che sta per Social Emergency Viral: un intervento automatico delle piattaforme quando un account genera una crisi virale.
Cos'è una SEV e perché scatta
La SEV non è un ban manuale né tantomeno censura politica. È un meccanismo automatico che Meta attiva quando i contenuti di un profilo diventano un "moltiplicatore di rischio reputazionale". In parole semplici: quando un account genera una quantità anomala di interazioni conflittuali, segnalazioni o contenuti che le piattaforme considerano potenzialmente problematici per la community.
Nel caso di Chiesa, i suoi video sullo scontro Corona-Mediaset, le accuse di tentata estorsione e le dichiarazioni sulla lettera ai locali avevano evidentemente generato un picco di attività tale da far scattare i sistemi automatici di protezione. Non importa il ruolo del titolare del profilo: le piattaforme intervengono a prescindere se i parametri della crisi virale vengono superati.
La riattivazione: errore tecnico, non complotto
Il profilo è stato ripristinato in tempi rapidi, segno che non c'erano reali violazioni degli standard della community ma solo un falso positivo generato dagli algoritmi. In gergo tecnico, quello che Chiesa aveva vissuto come "silenziamento dei difensori tipico delle dittature" era semplicemente un SEV mal calibrato.
Un errore per Meta, certo. Ma non un colpo di Stato, non censura orchestrata, non complotto. Solo l'effetto collaterale di contenuti che, pur legittimi dal punto di vista giuridico, avevano creato una tempesta virale difficile da gestire per i sistemi automatici.
Il caso ridimensionato
Le dichiarazioni di Chiesa sulla "censura più grave di quella a Corona" e sul "silenziamento tipico delle dittature" vanno quindi rilette alla luce di questa dinamica tecnica. Il legale parlava di questioni giudiziarie, è vero, ma quelle stesse questioni avevano generato un livello di engagement e polarizzazione tale da far scattare le protezioni automatiche.
Niente a che vedere con la rimozione dei profili di Fabrizio Corona, dove l'ufficio legale di Mediaset aveva inviato diffide formali a Google e Meta per violazioni del copyright, contenuti diffamatori e messaggi di odio. In quel caso c'era stata un'azione legale precisa. Nel caso di Chiesa, solo un algoritmo troppo zelante.