Nicola Savino si racconta: “Mio padre soffriva di depressione, è una cosa che temo molto”

Il nome di Nicola Savino, ormai, è tra quelli più popolari della televisione. Prossimo alla conduzione del Dopo Festival e attualmente al timone di Tali e Quali, è stato ospite di Ciao Maschio, il programma che Nunzia De Girolamo conduce il sabato pomeriggio alle 17 su Rai1. Il conduttore si racconta, parlando della sua infanzia e di quegli aspetti del suo passato che, inevitabilmente, lo hanno segnato.
Nicola Savino racconta il rapporto con il padre
Sorridente, guascone è così che solitamente il pubblico è abituato a vedere Nicola Savino, ma è lui stesso a smentire, in qualche modo, questa narrazione su di sé: "Ho una vena di malinconia che tengo a bada", la necessità di non enfatizzare questo sentire ha però ragioni più profonde: "Avendo avuto un papà che ha sofferto di depressione, è una cosa che temo molto". Anche sua madre, d'altronde, ha contribuito ad alimentare un certo lato del suo carattere: "Avevo una mamma molto ansiosa. Quell’ansia me l’ha trasmessa".
Del rapporto col padre, Savino parla portando alla luce un aspetto inedito: "Mio papà era un ingegnere, lavorava sui pozzi petroliferi. Io ero sempre senza il papà. Per motivi di lavoro, ma sono cose che un bambino capisce poco". Una distanza che, però, gli ultimi anni è stata colmata e poco prima delle sua scomparsa hanno avuto una conversazione che Savino ricorda con un certo trasporto, suo padre gli chiese se fosse stato un buon padre e lui rispose: "No, tu sei stato un padre meraviglioso".
Gli anni da "dj atipico"
Non manca, però, nella chiacchierata, un aspetto costitutivo del conduttore che il pubblico conosce, ovvero quell'ironia che porta con sé in radio o in televisione. Parlando dei suoi anni da dj, però, confida di non aver seguito quel copione che ci si aspetterebbe da chi svolge un ruolo di questo tipo: "Poche, pochissime donne. Sono stato un dj atipico. Un bravo guaglione, o almeno mi dipingo così" racconta, sostenendo di non aver mai dato spazio agli stereotipi, ma di aver cercato sempre di assecondare se stesso.