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Michelle Comi e i finti casi per fare hype: il Codacons presenta esposto alla Guardia di Finanza

Il Codacons vuole vederci chiaro e ha presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano e un esposto alla Guardia di Finanza.
A cura di Daniela Seclì
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Michelle Comi è stata accusata dalla trasmissione Le Iene di avere creato finti casi solo per fare hype. La trasmissione di Italia1 aveva ottenuto anche una parziale ammissione dall'influencer, in particolare riguardo alla messinscena dell'auto imbrattata dai meridionali. Ma quello potrebbe non essere l'unico caso. Il Codacons vuole vederci chiaro. Il Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori ha presentato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Milano nei confronti di Michelle Comi.

Il Codacons ha puntato i riflettori sulle condotte emerse dai media e che ritiene "meritevoli di approfondimento sotto il profilo giuridico". La richiesta è chiara: verificare se Michelle Comi abbia commesso dei reati. Nel comunicato si avanza "l’ipotesi di truffa" sulla base della possibilità che l'influencer abbia costruito contenuti "finalizzati a generare visibilità e vantaggi economici nel contesto dei social network".

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Non è tutto. Il Codacons ha presentato anche un esposto alla Guardia di Finanza: "Affinché vengano svolti accertamenti di natura economico-finanziaria sulla società riconducibile all’influencer, nonché sui flussi di denaro connessi all’attività svolta online". Così, l'associazione spera che si possano verificare e chiarire eventuali punti poco chiari dell'operato della donna che da tempo fa parlare di sé per le sue uscite fuori luogo sui neri, sui meridionali o sulle persone che hanno un reddito basso.

Il Codacons pretende sia fatta una verifica sui possibili vantaggi economici che Michelle Comi potrebbe avere ottenuto con una comunicazione presumibilmente ingannevole. Riflettori puntati anche sulle presunte attività benefiche: "Particolare attenzione viene posta anche alla eventuale prospettazione di iniziative di natura benefica o solidaristica, che – ove non corrispondenti al vero – potrebbero integrare una grave forma di inganno nei confronti del pubblico".

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