Bruno Vespa prende il centro studio a Porta a Porta e tenta di chiedere scusa a Sabrina Brizzola dopo lo scontro di qualche giorno fa nel medesimo studio. Il conduttore ha gli occhi su un gobbo, legge meccanicamente un testo che plana sulle scuse per fornire l'ennesima lezioncina paternalistica su dati e mancanza di studio. Si scomodano i grandi maestri del giornalismo per sottolineare l'importanza delle fonti e della costruzione delle proprie tesi, si invitano i giovani a essere preparati per meritare i loro palchi e a valorizzare meglio le loro legittime cause. È passata una settimana ma sembra non essersi mosso di un passo.
Vespa parla di "delusione" e di aspettative su una generazione che nel frattempo ha già attivato una distanza fisica da lui e dal programma che conduce in Rai da ormai 30 anni. Sabrina Brizzola a Fanpage.it ha parlato della sua di delusione, del trattamento che le è stato riservato in un dibattito che non aveva alcuna fattezza di un confronto. E non è la sola. Hanno fatto lo stesso Ezou Lalaoui e Marina Wildt (attivisti del PCR) dopo essere stati zittiti in malo modo da Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio. Rete 4 è diventato Happy Days all'improvviso: ai ragazzi è stato dato dei "Fonzie" per via della loro incapacità ad ammettere gli errori. E non solo. "Fonzie che fa rima con…", oltre il danno anche la beffa.
Non fa specie rilevare la loro amarezza in assenza di "un reale contraddittorio" e nemmeno di uno spazio mediatico "che rifletta il reale dibattito della società, in tutte le sue tendenze". Gli attivisti spiegano che questo vuoto è il motivo per cui "i giovani non guardano più la televisione e non leggono più i giornali", lo specchio di una crisi nelle comunicazioni che porta alla ricerca disperata di un target che preferisce spegnere una tv che non li rappresenta, e che fatica a dargli voce, per scendere in piazza.
Le manifestazioni tornano al centro di un dibattito tra sacrosante ragioni e modalità di protesta che sfociano nel termine "violenza" e alzano il livello della contestazione delle generazioni precedenti, che faticano a comprendere le argomentazioni e preferiscono imporre le loro. Anche da Giletti si è tentato di tracciare una linea, ma lo scenario è sembrato il medesimo. "Mi raccomando stasera quando uscite di qua non rompete le scatole a me su queste robe", dice il conduttore, con riferimento a Vespa, agli attivisti in studio invitati a parlare di manifestazioni e scontri che hanno incendiato le strade in Italia e nel resto dell'Europa. Rompete le scatole? Questo è ciò che rimane delle intenzioni di Brizzola? La 24enne marchigiana che ha preferito mantenere un profilo basso e rispondere con la forza delle sue idee anche ai toni più accesi: "Ci trattano come se non fossimo capaci di capire cosa è meglio per noi, come se qualcuno dovesse sempre spiegarcelo. Ma le stesse persone che pretendono di spiegarci le cose sono quelle che vivono in una situazione ben lontana dalla precarietà", ci dice. La loro estrema lucidità forse è l'aspetto che intimidisce di più certi interlocutori.
Ed è in questa distanza che matura il germe di un sospetto su una generazione che in un modo o nell'altro sembra non fare mai abbastanza per dare il suo contributo. Il motivo per cui non vengono presi sul serio, non si ritengono capaci del cambio di passo che tanto vorrebbero. E non vengono ascoltati, ché se così fosse, si sentirebbero le loro voci cantare "io tvb cara Italia" di Ghali e le loro intenzioni non avrebbero più alcun margine di fraintendimento. Il 17 ottobre hanno dimostrato che Roma vuole appartenere a una nazione diversa, che il vaso è colmo e non è più tempo di dirsi che è meglio aspettare. C'è fretta, il loro futuro non aspetta.