18 Ottobre 2022
14:33

La moglie di Polanski assolve il marito per lo stupro di una 13enne: “Lei aveva già vita sessuale”

“Lasciamolo in pace, lasciamo che la gente si occupi dei veri predatori”, così Emmanuelle Seigner, moglie di Roman Polanski, nel corso di un’intervista che sta facendo molto discutere in Francia: “Mio marito non aveva bisogno di stuprare, c’era la fila di donne che volevano andare al letto con lui”.
A cura di Andrea Parrella

“Mio marito non aveva bisogno di stuprare, c’era la fila di donne che volevano andare al letto con lui”. Sono queste le parole della moglie di Roman Polanski, Emmanuelle Seigner, rilasciate nel corso di un'intervista alla Tv francese TF1 nel programma Sept à Huit, che stanno generando enorme scalpore. È infatti la prima volta che l'attrice, sposata con Polanski da molti anni, si esprime sulla vicenda che riguarda il regista 89enne, arrestato a Los Angeles nel 1977 con l'accusa di aver drogato e violentato l'allora 13enne Samantha Geimer. Il regista era poi scappato all'estero e la vicenda è andato avanti per oltre 30 anni, ovvero quando nel 2009 venne fermato in Svizzera, già sposato con Seigner e con due figli.

Tra i passaggi che più hanno fatto discutere dell'intervista rilasciata da Seigner sul caso Galey, anche questa frase in cui ripercorre quanto accadde, rispetto alle accuse verso il regista, allora 43enne, di aver drogato e stuprato la ragazza di 13 anni, procedimento che poi si ridusse al capo d'accusa di "rapporto sessuale extramatrimoniale con persona minorenne", del quale Polański si dichiarò colpevole. Queste le parole della moglie del regista:

Tredici anni è giovane, certo, ma aveva già una vita sessuale, un fidanzato, disse a Roman che assumeva spesso droghe a scopo ricreativo, cosa che fecero quel giorno.

Seigner ha quindi aggiunto: "Per me, che ho iniziato la mia carriera di modella a 14 anni, non è una storia che mi ha sconvolto", per poi precisare: "Quando ho conosciuto mio marito, tutte le donne volevano andare a letto con lui, era una cosa assurda, pazzesca. Aveva 52 anni, ne dimostrava 30, era un grande regista, quindi era molto attraente e non credo che avesse bisogno di violentare qualcuno". 

Con il passare degli anni, pare si siano ricuciti anche i rapporti tra Polanski e Geimer, che avrebbe perdonato il regista per quanto accadde, stando almeno a quanto Seigner confida nel corso dell'intervista: “Oggi hanno un ottimo rapporto […] Lei non può più sopportare questo statuto di vittima. Per questo chiede l'archiviazione del procedimento”.

Critiche alle parole di Emmanuelle Seigner

L'attrice difende quindi Polanski, descrivendolo come un uomo ferito, differente dalla persona di cui ha sentito parlare in questi anni. Chiede che il regista, all'età di 89 anni, venga "lasciato in pace, lasciamo che la gente si occupi dei veri predatori, delle persone che sono un pericolo per la società”. Una vicenda che ha sollevato enormi polemiche proprio in Francia, con la reazione dell'opinione pubblica a queste parole e al clima di impunità che si sta generando attorno a una vicenda molto complessa, che ha inevitabilmente segnato la carriera del regista.

Le altre accuse di violenza nei confronti di Polanski

C'è da ricordare che quelle relative a Galey non sono state le sole accuse di violenza nei confronti di Roman Polanski. Dopo l'esplosione del movimento #MeToo c'è stato un effetto a catena che ha fatto emergere diverse accuse nei suoi confronti, tutte provenienti da donne che hanno sostenuto di essere state vittime di violenza di Polanski negli anni Settanta, quando erano minorenni. È il caso dell'ex attrice Renate Langer, dell'artista americana Marianne Barnard e di Valentine Monnier.

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