
Il Festival di Cannes quest'anno gli italiani lo guardano da lontano, nessun film in concorso, nemmeno in quelli d'appendice e finora, almeno dall'eco della stampa che calpesta la croisette, pare che non ci siano ancora stato un titolo capace di conquistare la critica. La settima arte è stata per anni il megafono del sentire dei popoli, racconta spaccati di società che troppo immersi nel nostro quotidiano guardiamo assuefatti, ed è per questo che nonostante la crisi che attanaglia il settore – in Italia ancor di più-, è importante che rassegne di questo genere continuino a esistere come luogo di scambio culturale e di riflessione. Ed è proprio in questo contesto che le parole di Javier Bardem in tema di mascolinità tossica non passano inosservate.
Partiamo da un dato: Javier Bardem, insieme a pochissimi colleghi di Hollywood, è l'unico attore a far sentire la sua voce ogni volta che può e si esprime, senza timore, sui temi di maggior rilevanza sociale. Non è scontato in un momento storico in cui la censura è dietro l'angolo, soprattutto in un paese come l'America dove Trump non è certo un simpatizzante di coloro che la pensano in maniera diametralmente opposta al suo modo di intendere il mondo. Ecco, nel presentare il film El ser querido, ultima fatica cinematografica di quell'artista della macchina da presa che è Rodrigo Sorogoyen, l'attore spagnolo ha parlato a chiare lettere di mascolinità tossica, facendo riferimento al numero di femminicidi che avvengono proprio in Spagna. L'affermazione in sé, è anche piuttosto lineare, ed è la seguente:
In media, due donne al mese vengono assassinate da ex mariti o ex fidanzati. È orribile. È incredibile che abbiamo quasi normalizzato questa cosa. Ma siamo impazziti? Stiamo uccidendo donne perché alcuni uomini pensano di possederle.

È infatti la riflessione allargata alla politica e allo scenario internazionale che, di fatto, denota una consapevolezza dell'attore spagnolo in tema di diritti e di radicate convinzioni culturali che, purtroppo, la maggior parte degli uomini non ha ancora fatto propria. Nell'immaginario, più comune di quanto si dovrebbe, quella che lo stesso Bardem definisce "mascolinità tossica" non è altro che un costrutto sociale e culturale recente, non un qualcosa che affonda le sue radici in un reiterarsi di comportamenti che hanno normalizzato un modo di pensare, ieri come oggi profondamente sbagliato, che ha avuto ripercussioni anche dal punto di vista sociale. Bardem lo dice chiaramente, forse semplificando, o forse cogliendo la vera essenza di cosa significhi associare al termine "mascolinità" la parola "tossica" e infatti completa il discorso sul possesso degli uomini sulle donne dicendo:
Questo problema riguarda anche Trump, Putin e Netanyahu. Maschi alfa che dicono: ‘Il mio ca**o è più grande del tuo e ti bombarderò a sangue’. È un comportamento tossico maschile e dobbiamo denunciarlo. E ne stiamo parlando perché oggi ne siamo più consapevoli, per fortuna.
L'attore riconosce che parlarne significa essere consapevoli, ma non sempre consapevolezza è sinonimo di comprensione, ed è forse questo il passo in avanti che molti uomini, seguendo la scia di Bardem, dovrebbero fare: provare a comprendere le ragioni di un problema culturale, piuttosto che derubricarlo a tema sensibile da affrontare quando serve, altrimenti mai nulla potrà cambiare.