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Opinioni

Da Amadeus a Bad Bunny, le interviste “impossibili” immaginate da un gruppo di ragazzi

Annalisa, Fabrizio Romano, Sadie Sink, Zalone e persino Edith Piaf: il Festival Libro Aperto ho chiesto a un gruppo di adolescenti di immaginarsi giornalisti e pensare a un grande personaggio cui fare un’intervista impossibile. Il risultato conferma la distanza che ci separa, ma anche il fatto che viviamo sullo stesso pianeta.
A cura di Andrea Parrella
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Scegli un personaggio famoso e intervistalo. Era questo il gioco proposto a ragazze e ragazzi di Libro Aperto, il Festival che si tiene ogni anno a Baronissi dove ho avuto il piacere di tenere un mini corso per adolescenti dai 10 ai 14 anni su come si immagina un'intervista. Più che un corso, il senso dell'incontro era quello di una chiacchierata finalizzata al racconto di quello che accade quotidianamente nella redazione di un giornale e quali siano i criteri per scegliere – e anche riuscire a ottenere – un'intervista con un personaggio che, nello specifico, appartenesse al mondo dello spettacolo.

L'incontro prevedeva come atto conclusivo proprio quello di immaginare un'intervista a un personaggio noto, quello con cui avrebbero desiderato confrontarsi, tenendo conto di criteri precisi: niente domande che prevedono sì oppure no come risposta, nessuna offesa solo perché sai che comunque non hai davanti la persona a cui la rivolgeresti, libero sfogo alla curiosità.

E il territorio dell'assurdo, quello in cui la fantasia può avere libero sfogo e non può esserci timore di sbagliare. 12allo stesso tempo e mi hanno in qualche modo sorpreso, soprattutto per la scelta dei personaggi da interrogare. Nomi che oscillano da Amadeus a Bad Bunny, da Annalisa a Noemi, Arisa, il calciatore Alessandro Bastoni, l'attore Tom Holland, l'esperto di calciomercato Fabrizio Romano; e poi Luca Argentero, Checco Zalone, l'attrice Sadie Sink o Gabriel Guevara. "Posso intervistare anche chi non c'è più?", ha chiesto uno dei ragazzi, scegliendo di parlare con Juice Wrld, rapper scomparso giovanissimo, cui si è rivolto come fosse ancora vivo. Un altro dei ragazzi, insospettabilmente nostalgico, ha scelto Edith Piaf intitolando istintivamente il suo compito "intervista impossibile", definizione per la quale Alberto Arbasino, Umberto Eco, Italo Calvino e tutti coloro che diedero vita all'indimenticabile programma Rai degli anni Settanta sarebbero orgogliosi. C'è chi ha timidamente chiesto di poter consultare delle informazioni al telefono, ma ci siamo accordati sul procedere in autonomia. Nessuno ha mai menzionato l'intelligenza artificiale e al momento non so ancora come elaborare questo dato.

L'esperimento non aveva uno scopo preciso e il campione era comunque ristretto, ma il risultato è che parlare coi più giovani si dimostra sempre un esercizio rivelatorio. Niente è scontato, sia quando conferma la distanza siderale che ti separa da loro e che aspiri a colmare, sia quando, come in questo caso, dimostra che in fondo vivete sullo stesso pianeta.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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