Due Spicci di Zerocalcare accusata di pagare 6 euro l’ora: l’interrogazione di Gasparri e la replica della produzione

Due Spicci, la nuova serie Netflix di Zerocalcare, è al centro di una polemica politica inaspettata. Una vera e propria tempesta mediatica che, da una serie di storie Instagram rimosse in pochissimo tempo, sono arrivate direttamente in Parlamento.
L'interrogazione di Gasparri e la questione dei compensi
A sollevare il caso a livello istituzionale è stato Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che ha presentato un'interrogazione al ministero del Lavoro chiedendo verifiche sui rapporti contrattuali dei collaboratori impegnati nella produzione. La richiesta nasce dalle segnalazioni rilanciate da un articolo de Il Giornale, che ha raccolto testimonianze di lavoratori secondo cui ritmi e retribuzioni durante la lavorazione della serie sarebbero stati inaccettabili.
Tra i dettagli che hanno fatto più rumore: compensi orari che in alcuni casi sarebbero scesi fino a sei euro lordi, ai quali si sarebbe aggiunto un carico di lavoro cresciuto nel corso della produzione a causa dell'ampliamento delle puntate rispetto alle previsioni originali. La serie avrebbe coinvolto circa 400 collaboratori.
Le posizioni di Zerocalcare, il suo impegno politico, il suo essere un simbolo assoluto della sinistra italiana anche più estrema ovviamente rivela il paradosso per Gasparri, che scrive: "Sarebbe paradossale che una serie televisiva dedicata al contrasto dello sfruttamento del lavoro desse luogo a fenomeni analoghi a quelli che denuncia".
Le segnalazioni del collettivo Unita
A portare le segnalazioni all'attenzione pubblica è stato il collettivo Unita, che aveva raccolto testimonianze anonime di lavoratori della produzione. Tra queste, quella di un freelance che avrebbe riferito di aver ricevuto e rifiutato una proposta da sei euro lordi l'ora. Altre voci descrivevano inquadramenti come partite Iva in contesti lavorativi assimilabili al lavoro dipendente. Le storie pubblicate da Unita sui social, però, sono poi sparite. Il collettivo le avrebbe rimosse dopo essersi "avveduta del carattere diffamatorio dei messaggi" a seguito proprio di una diffida della produzione della serie.
Le diffide ai creator: il caso Jematria
Movimenti Production, la società che ha realizzato la serie insieme a DogHead Animation, ha incaricato i propri legali di valutare azioni giudiziarie, definendo le ricostruzioni circolate "diffamatorie". Lo youtuber Jematria, nickname di Jacopo Palese, ha reso pubblica la propria esperienza: venti minuti dopo aver caricato su YouTube un video sulla vicenda, aveva già ricevuto una diffida firmata per conto di Movimenti Production e DogHead Animation, con la richiesta di rimuovere tutto entro dodici ore, termine che cadeva nella notte tra sabato e domenica. La stessa notifica era arrivata a CorvisKiddo, altra creator che aveva trattato l'argomento.
Jematria ha sottolineato di aver sempre specificato nei propri contenuti che le segnalazioni di Unita erano anonime e non individualmente verificabili, e di non aver mai mosso accuse dirette a nessuno: "Ho riportato fonti pubbliche e inquadrato il problema come sistemico". Ha archiviato i contenuti dopo aver consultato il proprio avvocato, che gli ha confermato la possibilità di parlare pubblicamente dell'accaduto.
La risposta della produzione
Oltre alle diffide, Movimenti Production respinge ogni addebito con fermezza. In una nota ufficiale, la società afferma di non aver mai applicato condizioni contrattuali fuori legge, di non aver mai ricevuto contestazioni formali da associazioni di categoria e di aver mantenuto un dialogo costante con il settore. L'attacco viene attribuito a Unita, che la produzione definisce "un collettivo di persone che non rappresentano una realtà sindacale e si celano dietro l'anonimato di una pagina sui social media".
Tanto Movimenti Production quanto DogHead Animation tutelano da sempre il lavoro e i lavoratori del mondo dell'animazione e non hanno mai proposto condizioni contrattuali fuori legge, né hanno mai posto in essere condotte di sfruttamento.
Al di là delle posizioni delle singole parti, il fatto che la polemica abbia investito proprio Zerocalcare, che fa della critica sociale la propria ragione narrativa, aggiunge una tensione che va chiaramente ben oltre tutte le posizioni e che rischia di inquinare aprioristicamente il dibattito.
Il sindacato Un.it.a fa chiarezza
AGGIORNAMENTO ORE 18:20
A seguito del polverone mediatico venutosi a creare in queste ore, Un.it.a, il sindacato degli Animatori Italiani ha voluto chiarire ulteriormente quanto già dichiarato in precedenza, condividendo sui social un post nel quale di distaccano da chi ha colpevolizzato Zerocalcare per i compensi dei disegnatori della sua ultima serie Netflix. Nel post si legge:
Successivamente ad una diffida ricevuta dai legali di Doghead Animation e Movimenti Production, abbiamo risposto tramite i nostri legali, con comunicazioni certificate, che la rimozione immediata dei contenuti aveva il solo scopo di dimostrare la nostra massima buona fede e la ricerca di un confronto tra le parti, e che tale adempimento veniva eseguito con la più ampia riserva di diritti, ragioni e azioni, senza costituire in alcun modo acquiescenza, riconoscimento di responsabilità o ammissione di quanto formulato, che si contesta integralmente.
E ancora: "Nonostante ciò è stata rilasciata pubblicamente la dichiarazione da parte di Movimenti Production, che avremmo ritirato io nostri contenuti dopo esserci “avveduti del loro carattere diffamatorio”. Questa affermazione ignora volutamente quando scritto tramite i nostri legali ed è anche intrinsecamente non corretta. […] Vogliamo inoltre rettificare un’altra informazione falsa diffusa nelle ultime ore. Entrambe le aziende dichiarano di ritenere grave la diffusione di attacchi basati su dichiarazioni non verificate, “senza mai contattare direttamente l’aziende per verificare i dati".
Infine, in difesa di Michele Rech e delle accuse rivoltegli in queste ore: "Concludiamo con una riflessione: siamo dispiaciuti che da una lotta sindacale legittima si sia passati a una gogna pubblica di una personalità nota come Zerocalcare. Ci dissociamo da chi sta sfruttando le testimonianze dei lavoratori per screditare un artista che ha poco a che gare con la questione."