Chiara Balistreri, ridotta la pena al suo ex che la mandò in ospedale: “Questo paese mi fa schifo”

Cinque anni e nove mesi. Sei mesi in meno rispetto alla condanna di primo grado. È questo il verdetto con cui la Corte d'Appello ha chiuso, martedì 3 marzo, il capitolo giudiziario del caso che ha riguardato Gabriel Constantin, 24 anni, riconosciuto colpevole di maltrattamenti e lesioni nei confronti di Chiara Balistreri. Una sentenza che la diretta interessata ha accolto con rabbia aperta: "Quanto fa schifo questo Paese", ha scritto sui social, e non per sfogo estemporaneo.
Balistreri, 23 anni, bolognese, diventata nota al grande pubblico attraverso la sua partecipazione a L'isola dei famosi, ha scelto di non tacere. Lo fa da anni, in realtà: è dal momento della denuncia, quattro anni fa, che porta la propria storia fuori dalle mura di casa, nelle scuole, sui social, nei tribunali. Un percorso lungo, fatto di latitanze dell'ex, domiciliari violati, minacce di morte. Ora, quella riduzione di pena in appello le brucia.
"Questa sentenza è la riprova che lo Stato non tutela le vittime"
"Questa sentenza ne è la riprova", dice al Corriere di Bologna. "Lo dico per la grande delusione provata in quanto vittima che ha avuto il coraggio di denunciare, anche pubblicamente ed esponendosi. In queste condizioni, con la consapevolezza della possibilità di uno sconto di pena nonostante ciò che ha commesso, sarà sempre complicatissimo per le donne trovare la forza di denunciare."
Il paradosso che Chiara Balistreri vive è preciso: continua a dire alle donne di denunciare, di rivolgersi ai centri antiviolenza, di non restare sole con la paura. Lo fa attraverso la sua associazione, lo fa sui social, lo fa ogni volta che qualcuno le scrive. E però, nello stesso respiro, non si sente di tacere su quello che non funziona.
Ho vissuto tre anni terribili prima di sapere colui che mi ha fatto del male in carcere, tra latitanza, fuga dai domiciliari, minacce di morte. Queste cose scoraggiano. La possibilità che un uomo violento possa aggredire una donna anche se denunciato, purtroppo, esiste.
C'è anche un'altra nota amara, quasi grottesca: "Mi sono spesso, durante i processi, sentita vittima due volte."
Nelle scuole, la violenza è già tra i banchi
Balistreri non porta solo la propria storia nelle aule scolastiche. Porta uno sguardo. E quello che vede non è incoraggiante: la violenza di genere non è una questione di età adulta, né di classi sociali particolari. L'asticella si è abbassata.
Penso che l'età dei primi segnali di prevaricazione si sia abbassata molto. Per questo dico sempre di non sottovalutare mai nessun campanello d'allarme: atteggiamenti possessivi, controllo sulle azioni e sugli spostamenti, vedere il telefono dell'altro, voler sapere sempre tutto, gelosia anche nei confronti delle amiche. Questo vuol dire possesso dell'altro. Ed è violenza a tutti gli effetti.
Alle ragazze dice di riconoscere questi segnali prima che diventino qualcos'altro. Agli uomini chiede qualcosa di diverso: "Vorrei dire che bisognerebbe imparare il rispetto dell'altro: trovo incredibile che nelle scuole non ci siano dei percorsi di educazione all'affettività."