Blake Lively e Justin Baldoni non andranno a processo: un accordo riservato ha chiuso la controversia

Due settimane prima che una giuria decidesse in merito alle ragioni del loro contrasto, la battaglia legale tra Blake Lively e Justin Baldoni si è conclusa. Nessuna giuria sarà chiamata a decidere chi tra i due stesse dicendo la verità. A scongiurare il rischio che i due attori di It Ends With Us si attirassero addosso nuova pubblicità negativa è stato un accordo riservato che Lively e Baldoni hanno firmato per chiudere la vicenda.
Il processo (il cui inizio era previsto per il 18 maggio e che sarebbe durato tra le sei e le otto settimane) prometteva di diventare uno dei casi dell’anno, quasi al pari della battaglia mediatica che aveva visto fronteggiarsi in tribunale Johnny Depp e Amber Heard. Nel caso degli attori del film tratto dal romanzo di Coleen Hoover, però, le controversie erano nate proprio durante i mesi sul set. Le prime voci a proposito di una crepa nel rapporto tra i due erano arrivate nel 2024, quando Baldoni aveva deciso di promuovere il film separatamente rispetto al resto del cast. Una scelta che aveva reso evidente la frattura. Nel giro di alcune settimane, Lively era stata criticata per avere parlato del film più come di una commedia romantica che come di una denuncia sul tema della violenza domestica. In parallelo, inoltre, erano cominciate a filtrare le prime indiscrezioni circa alcuni presunti comportamenti inappropriati che l’attore avrebbe tenuto sul set nei confronti della collega.
Dicembre 2024: Blake Lively accusa formalmente Justin Baldoni
È il dicembre 2024 a segnare la prima svolta nella vicenda: poco prima di Natale, Lively accusò formalmente Baldoni di molestie sessuali e diffamazione. Tre gli episodi citati dall’attrice nella sua denuncia: un bacio non concordato durante le riprese, conversazioni esplicite sulla vita sessuale del regista e un ingresso non autorizzato nella roulotte di Blake mentre era svestita e stava allattando. L’attrice aveva inoltre accusato Baldoni e il suo team di avere messo in atto una strategia per screditarla pubblicamente.
A rendere quelle accuse concrete era arrivata un’inchiesta del New York Times che aveva reso note le conversazioni tra il team dell’attore e la consulente Melissa Nathan per orientare la percezione pubblica ai danni dell’attrice. In uno scambio in particolare, un collaboratore parlava apertamente della necessità di “seppellire” Lively. Richiesta cui Nathan aveva risposto: “Sai che possiamo seppellire chiunque”.
2025: La contromossa di Justin Baldoni che aveva fatto causa a Lively per 400 milioni
Baldoni aveva respinto ogni accusa per poi fare causa alla collega per 400 milioni di dollari. Le contestava di averlo diffamato e di aver cercato di ottenere il controllo creativo del film insieme al marito Ryan Reynolds. Le accuse di Baldoni furono archiviate a giugno 2025, mentre ad aprile 2026 un altro giudice ha archiviato per ragioni procedurali (quindi non perché i fatti non fossero avvenuti) parte degli addebiti promossi da Lively, compresa l’accusa di molestie. Di fronte alle ultime tre contestazioni minori rimaste in piedi, legate a ritorsioni sul lavoro e violazioni contrattuali, le due star hanno deciso di firmare un accordo che chiudesse definitivamente la controversia. I termini dell’accordo non sono stati resi pubblici. Nel loro comunicato congiunto, Baldoni e Lively parlano solo di “andare avanti in modo costruttivo e in pace”.