Pinuccio: “Striscia sospesa e 200 persone lasciate a casa. Mai al GF come Morello: se va male, aprirò un B&B”

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Il racconto di Pinuccio, storico inviato di Striscia la notizia, dopo la temporanea (?) sospensione del tg satirico di Antonio Ricci. Circa 200 le persone rimaste senza impiego e senza chiarimenti ufficiali sul loro futuro professionale. “Con Mediaset nessun tipo di interazione”, racconta Alessio Giannone, “Rimanere senza contratto ha avuto un impatto sulle nostre vite”.

Ufficialmente si parla di una “sospensione”, ma nei fatti per Striscia la notizia al momento non c'è spazio. Il tg satirico ideato da Antonio Ricci, tra i simboli di Canale5 per oltre trent’anni, è attualmente privo di una collocazione in palinsesto e di una prospettiva a lungo termine condivisa con chi quel programma lo faceva tutti i giorni.

Ne parliamo con Pinuccio, storico inviato pugliese e volto di "Rai Scoglio 24", una delle rubriche più di impatto nella storia recente del format, che a lungo ha fatto le pulci al servizio pubblico. Pinuccio non ha preso parte all’ultima, brevissima parentesi trasmessa in prima serata: aveva già deciso di lasciare la trasmissione a fine maggio per traslocare su La7. Ma già allora, racconta, si respirava un'aria diversa. Un cambiamento di rotta che lo spinse, unico tra gli inviati, a chiedere spiegazioni all'editore Pier Silvio Berlusconi sul rinnovo dei contratti.

Com’è finita lo sappiamo: Striscia ha ceduto lo storico spazio dell'access prime time a La Ruota della Fortuna, è andata in onda per una manciata di puntate in prime time e poi è stata stoppata. Una "sospensione" a tempo indeterminato a proposito della quale la rete non si è ancora esposta e che ha lasciato a casa centinaia di lavoratori dall'oggi al domani.

Quando hai appreso che Striscia la notizia si sarebbe fermata?

Io in realtà avevo già lasciato Striscia alla fine della stagione precedente, verso maggio, per mia scelta. Avevo avuto la possibilità di fare un mio programma su La7 e le due cose non erano conciliabili a livello di tempi. Non c'ero già più nemmeno per quella brevissima stagione serale di un mese. Non sapevo nulla di quello che sarebbe successo dopo, quindi la notizia della chiusura l'ho appresa dai giornali. Sono sempre rimasto in contatto con Antonio Ricci, ma già a fine stagione, quando ero ancora lì, c'era qualcosa nell'aria. Solitamente verso fine maggio si discutono già le proposte contrattuali per l'anno successivo, invece tutto taceva. Io magari avevo meno pressione addosso perché sapevo già di andare altrove, ma si percepiva chiaramente che i tempi si stavano dilatando e che qualcosa stesse cambiando.

La chiusura del programma non è stata esplicitata in comunicato stampa. È una modalità insolita per una trasmissione che andava in onda da 36 anni.

Infatti. In genere, quando chiude un programma storico, c'è un comunicato. Cose del genere, chiuse dall'oggi al domani senza spiegazioni, si vedono solo per qualche reality debuttante andato male, non per trasmissioni che vanno in onda da 36 anni.  Dietro Striscia c'è una macchina incredibile trainata da centinaia di persone: non solo gli inviati, che sono la punta dell'iceberg, ma le singole troupe, i tecnici, i montatori, la redazione, gli scenografi, l'ufficio stampa. Non dire nulla non è stato affatto delicato. Non è arrivata alcuna comunicazione, neanche un "non siete buoni" o "avete fatto schifo": niente. È una cosa che ha un impatto sociale enorme, è come se avesse chiuso una fabbrica con 200 lavoratori. Poi posso capire il lavoro dell'artista, che sa di essere precario e deve stare sempre sul mercato, ma quando si parla di tecnici e maestranze rimaste a casa da un giorno all'altro la questione è diversa.

Queste persone sono rimaste a casa o sono state ricollocate all'interno di Mediaset?

Credo che solo qualche tecnico che aveva un contratto diretto con Mediaset sia stato ricollocato. La stragrande maggioranza delle persone lavorava a progetto sulla trasmissione ed è rimasta a casa: parliamo di tantissima gente, compresi gli inviati e tutti coloro che lavoravano a stretto contatto con noi. Con gli inviati, poi, Mediaset non ha avuto più alcun tipo di rapporto: non ci hanno detto assolutamente nulla, zero comunicazione.

Antonio Ricci è intervenuto per spiegare al gruppo di lavoro cosa stesse accadendo?

Non so se al termine delle ultime puntate serali lui abbia avuto un confronto con chi era ancora lì, perché io non c'ero già più. Per quanto riguarda me, con Antonio mi sento e ci siamo sentiti: mi disse solamente che non sapevano ancora cosa la rete volesse fare, se continuare con la prima serata oppure no, ma non è entrato nei dettagli, almeno con me. Non so poi cosa si siano detti con chi stava lavorando sul campo fino all'ultimo.

Oggi, almeno ufficialmente, si parla di una sospensione.

Sì, si parla di sospensione, ma io mi ricordo che già l'anno scorso, in conferenza stampa, fu Pier Silvio Berlusconi a dire: "Poi c'è questo Pinuccio che vuole sapere del suo contratto", perché ero stato l'unico a chiedere pubblicamente: "Scusate, ma voi i contratti quando li dovreste fare con le persone?". Lui fu molto evasivo sul proseguimento della trasmissione. Non è che mi sia stato rimproverato apertamente, ma venne sottolineato con un po' di ironia che c'era uno che voleva sapere “di che morte dovessimo morire”. Chissà perché uno vuole saperlo! Bisogna capire che noi inviati non siamo dei privilegiati, non siamo Gerry Scotti: campiamo alla giornata in base al lavoro che facciamo. Rimanere senza contratto e senza informazioni dall'oggi al domani ha un impatto reale e concreto sulle nostre vite.

Alcuni inviati sono rimasti nell'orbita Mediaset riposizionandosi in altri format, come Moreno Morello al Grande Fratello. Se fosse arrivata a te una proposta del genere l'avresti presa in considerazione?

No, il Grande Fratello lasciamo stare, non l'avrei preso in considerazione. Con tutto il rispetto per chi deve lavorare, ed è logico che bisogna lavorare, secondo me andando in certi contesti si finisce un po' per snaturare quello che eravamo. Soprattutto noi che veniamo da una trasmissione che a quei programmi faceva le pulci! Chi è abituato a fare inchiesta cerca di continuare a fare ciò che sa fare: vedo che Saffelli, ad esempio, sta continuando a fare le sue inchieste su YouTube. Ognuno di noi, bene o male, sta provando a portare il proprio mestiere anche altrove.

Credi che lo stop di Striscia sia legato esclusivamente agli ascolti o c'è dell'altro?

Assolutamente no, non credo sia una questione di ascolti. Ci sono altri programmi che non è che vadano benissimo, ma continuano comunque ad andare in onda: lo stesso Grande Fratello, per dire, ogni anno parte peggio rispetto agli anni precedenti, eppure va in onda. Secondo me Antonio Ricci a un certo punto ha pagato lo scotto di essere una voce libera all'interno di Mediaset. Checché se ne dica, ha sempre dato mazzate a destra e a sinistra senza guardare in faccia nessuno. Può essere che in questo momento storico alcune cose, non dico che non vadano dette, ma magari si è preferito non farle dire ad Antonio Ricci

È vero che Ricci è rimasto amareggiato dal modo in cui si è concluso il rapporto con la rete?

Posso immaginare di sì. Dopo 37 anni, se è stato trattato lui come siamo stati trattati noi – che siamo gli ultimi arrivati rispetto a lui e siamo usciti senza una comunicazione e senza nulla – è chiaro che dispiaccia. Anche la chiusura immediata delle pagine social del programma l’ho trovata una cosa un po’ estrema. Dobbiamo sottolineare che con il cambio di proprietà sono cambiate molte cose: per quanto mi costi dirlo, non essendo della stessa corrente politica, con Silvio Berlusconi c'era forse più libertà di dire le cose in tv.

Se Antonio Ricci dovesse ripartire con un nuovo progetto su un'altra rete, lo seguiresti?

Ci andrei subito. Tutto quello che so fare in questo mestiere lo devo a lui, è stato un maestro. Ha un fiuto pazzesco per la notizia e sui tempi televisivi non sbaglia mai: mi diceva "leggiti questa cosa perché secondo me da qui esce una notizia" e puntualmente si creava il caso. E poi ha una forza che in tv può vantare solo lui: è una persona completamente fuori dai giri. Non lo vedi alle feste o nei gossip, fa una vita privatissima e ha mantenuto le sue radici in Liguria, venendo a Milano solo per lavoro. Questo isolamento è una qualità enorme perché non ti fa scendere a compromessi, non hai "amici" da proteggere in un ambiente dove spesso vengono premiati parenti e amanti. In un programma durato decenni tra Drive In e Striscia, dove sono passate centinaia di veline e ballerine, non si è mai sentito un pettegolezzo sul suo conto perché non c'è mai stato nulla. È una figura sopra le parti, un uomo d'altri tempi, quasi del Mesozoico rispetto a come funziona la tv oggi.

Alcuni tuoi colleghi sono approdati in Rai. Penso a Jimmy Ghione a Ballando oppure Laudario, cui è stato ufficialmente chiesto di entrare a far parte della squadra di inviati di Storie Italiane. Tu però a Striscia hai spesso fatto le pulci alla Rai con la rubrica Rai Scoglio 24. Credi di esserti bruciato la possibilità di approdare in un programma del servizio pubblico?

Guarda, io so di essere una persona pulita. Oggi continuo a collaborare con La7 e a portare avanti i miei progetti. Mediaset è l'unica realtà con cui non ho più colloquiato. Ma credo che nella tv generalista di oggi stia venendo meno lo spazio per la satira sui problemi quotidiani del paese reale.

Pensi sia una scelta editoriale o una direzione politica?

È un fatto politico, ma senza colore: non è una questione di destra o sinistra, ma della volontà di non aprire gli occhi al cittadino e non risvegliare le coscienze. L'idea che il pubblico non voglia questi temi è una cavolata: se metti un asino che raglia per un'ora al giorno la gente si affeziona all'asino che raglia. Io per i miei canali web sto andando a incontrare i camionisti per documentare i focolai di protesta sul caro-benzina, ma chi ne parla davvero in tv? Nessuno, devono farci vedere Temptation Island!  Si fa il 1000 a 1 di minutaggio sulla cronaca nera e sul caso Garlasco rispetto alle proteste dei lavoratori. Perché la cronaca nera conforta il cittadino (che “pensa “meno male che è capitato a quello e non a me"), mentre se gli dici che i pomodori stanno a 9 euro al chilo la gente si rende conto di non farcela e si incazza. Pensa alle suppletive a Reggio Calabria dove è andato a votare solo il 22%: otto persone su dieci non sono andate alle urne e tra quelle ci sono fiumi di gente arrabbiata. Ma meglio non parlarne per non scoperchiare il vaso di Pandora: è una scelta di tutta la tv generalista per depotenziare la voce dei cittadini.

Il tuo futuro senza Striscia dove sarà? Avete mai pensato di riorganizzarvi tutti insieme come hanno fatto i colleghi di Report per portare Striscia altrove?

I giornalisti e gli invitati di Report lavorano  tutti i giorni nella stessa redazione, noi inviati eravamo sparsi sui territori e ci si vedeva solo ai raduni di fine anno, quindi era più difficile fare blocco. E poi, diciamocelo: un programma come Striscia crea un sacco di casini, noi viaggiamo a circa 30 cause e querele al mese a testa, quale emittente se lo prende un rischio del genere? Per il mio futuro me la vivo con molta serenità: sto proponendo dei format in giro, ma se non va farò il pescatore o aprirò un B&B in Puglia! Tanto vivo con due gatti, farmi la spesa non è difficile e non ho alcuna intenzione di snaturarmi. Se qualcuno mi chiede di fare il mio mestiere ci provo volentieri; se mi chiedono di fare il ballerino dico di no, anche perché c'ho l'ernia e non mi posso muovere! Fortunatamente il web e il teatro danno ottime risposte e mi permettono di continuare a fare la mia satira in totale libertà.

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