Manuela Moreno: “A Vita in Diretta non ero la prima scelta. Filorosso somigliava a me, non me l’hanno riproposto”

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Manuela Moreno, in gara a Ballando con le stelle con Carlo Aloia, si racconta a Fanpage.it: “Sto riscoprendo il corpo, dopo aver usato la testa per tanti anni”. La carriera: “Per Vita in diretta non sono stata neanche la prima scelta, ma non mi sento la riserva”.

Quando risponde al telefono Manuela Moreno sta cercando le chiavi della macchina a Saxa Rubra, dopo un'altra giornata di prove. "Mi fanno male anche i capelli", dice. Una giornata incredibile, come ha avuto modo di raccontarci fuori dai microfoni, cominciata dopo ora di pranzo e finita alle 21. Sabato sera torna in pista per la seconda puntata di Ballando con le stelle, in coppia con Carlo Aloia: al debutto il loro quickstep ha preso 36 punti, con il 10 di Guillermo Mariotto e i tre 6 di Zazzaroni, Carolyn Smith e Alberto Matano, il collega a cui in estate ha tenuto il posto a La vita in diretta con una media sopra il 19% di share.

È proprio da lì che comincia forse la parte più interessante di questa conversazione. La giornalista, in Rai dal 1992, racconta a Fanpage.it come è arrivata alla conduzione del pomeriggio di Rai1, cosa farà quando Ballando sarà finito e perché, dopo due estati senza un giorno di vacanza, non dà per scontata la terza. E dice la sua su Filorosso, il programma che ha condotto prima di Antonino Monteleone e che oggi fatica sotto il 3%: "Un programma è un'operazione sartoriale, un vestito che devi cucirti addosso". 

Di Manuela Moreno, dei suoi cambi di registro, delle sue tante facce e avventure, delle sue attese, si può dire che incarni lo spirito di servizio degli uomini e delle donne Rai. Lo sta dimostrando anche in questa nuova prova del sabato sera.

Come stai, dopo una settimana di prove?

Mamma mia, sono devastata. Se mi chiedi cosa ti fa male, non saprei da dove iniziare. Partiamo dai piedi: dai piedi ai capelli. Mi fanno male anche i capelli oggi. Sono giornate intensissime, non pensavo lo fossero.

Da fuori si pensa che a Ballando ci si diverta e basta.

Mi diverto tantissimo, perché sono riuscita a spostare il movimento dalla testa ai piedi. Era un periodo che facevo solo programmi, cose di testa, ragionamenti, e alla fine il corpo l'avevo un po' tralasciato. Recuperarlo è stata una gran cosa. Ora, tra recuperarlo e fare Broadway c'è una via di mezzo.

Ti sei rivista dopo la prima puntata?

Sì, ci siamo rivisti con il mio maestro: tutta la parte nostra e tutto il confronto con la giuria. È chiaro che non sono una ballerina, le differenze si vedono. Io sono talmente capocciona che vorrei entrare in pista e ballare come Ginger Rogers. Vedermi nei passi che mi sono riusciti bene mi dà soddisfazione, negli altri devo migliorare, assolutamente. Soprattutto l'attitude. Noi che facciamo questo mestiere siamo tutti in sottrazione rispetto all'esposizione televisiva, perché dobbiamo dare spazio alla notizia. Facciamo un lavoro di sottrazione anche dell'immagine, di quel narcisismo insito nei ballerini, che fa parte del loro mestiere. Tutto quello sforzo di stare con la testa alta, il collo dritto, le spalle fuori, per me è proprio contro natura. Quella parte lì mi manca ancora.

Dai giudici sono arrivati 36 punti. Sono abbastanza? 

È molto meglio di quello che potessi aspettarmi. Considera che non ho il termine di paragone degli altri, perché non li vediamo quando ballano: ognuno balla per sé, con il suo maestro. Non sai valutare qual è la tua posizione all'interno del gruppo. È tutto un rischio, tutto un gioco, tutta una scoperta. Carolyn mi ha dato 6, il suo massimo per la serata, e mi ha detto che la postura e l'atteggiamento erano buoni, che il mio percorso poteva andare bene come poteva andare male, ma che c'erano delle basi buone. Già mi sembrava di volare: una cosa che non ho mai fatto, sono due settimane che ballo.

Il 6 di Carolyn Smith è diverso dal 6 di Matano. In estate gli ha tenuto il posto con ascolti ottimi: ti aspettavi più generosità?

Lui è stato molto generoso nel giudizio. Ha detto: "Da te mi aspettavo grandi cose, non mi hai deluso". Lì sono stata contenta. Il voto lo capisco, anche Zazzaroni è partito basso. Qualcuno mi ha fatto notare che i giornalisti sono quelli che mi hanno dato il voto più basso. Poi, io ero la seconda coppia: ci sta che prendano anche loro un po' le misure.

Risposta molto democristiana.

Na no, però me l'ha detto poi Alberto. Lunedì sono andata ospite da lui, abbiamo rivisto insieme l'esibizione e mi ha detto: "Beh, forse quel 6… però nessuno potrà pensare che facciamo favoritismi tra i giornalisti". Gli ho risposto: "No guarda, quello non lo penserà proprio nessuno".

Nella clip hai raccontato la dislessia e il bullismo. Era la prima volta?

In video forse sì. L'ho raccontata altre volte questa storia, perché è veramente il riscatto degli ultimi della classe. La mia carriera professionale è stata il riscatto della mia vita scolastica. Il corpo è stato il modo per potermi esprimere quando avevo grandissime difficoltà sui banchi, perché la dislessia era una roba pesante. Ho fatto il classico, con greco e latino: figurati il greco da dislessica, una fatica immensa. Infatti sono stata sempre rimandata. Il corpo è stato sempre il mio rifugio dalle difficoltà. Me l'ero un po' dimenticato e grazie a Ballando lo sto riscoprendo.

Che rapporto sta nascendo con Carlo Aloia?

Stupendo, non me lo sarei mai aspettato. Nelle edizioni passate di Ballando, che seguo sempre da telespettatrice, non l'avevo molto notato. Invece stiamo facendo un bel lavoro, anche di umanità, di amicizia, di supporto. Io nel lavoro sono sempre stata un lupo solitario, quindi il gioco di squadra mi stimola moltissimo. Lo vedo quando si spazientisce: per lui è come farmi fare le aste a scuola, all'asilo, asarà una noia infinita. E invece sta lì e mi fa rifare cento volte quel passo che non mi entra in testa. Ballare con lui era una grande responsabilità, perché arrivava da un infortunio proprio sulla pista di Ballando. Era uscito in barella, con l'ambulanza, e aveva detto che il quickstep non l'avrebbe mai più fatto. Poi alle prove ha detto che si fidava di me e che avrebbe fatto il quick. È una cosa che mi ha riempito di orgoglio ma anche di responsabilità. Mi ha preso un colpo. E invece si è lanciato in questo quickstep rock scatenatissimo, in cui abbiamo volato.

C'è già un avversario da battere?

Intanto il gruppo è divertentissimo, è come stare a una festa. Non è un racconto di maniera, è vero. Io penso che il livello delle donne in questo momento sia superiore. Monica Guerritore ha un'intensità che va oltre il ballo, solo a parlarne mi vengono i brividi: parlare di ballo con lei è riduttivo, fa una performance artistica. È molto brava Noemi Bocchi, mi piace. È molto fresca Aurora Ramazzotti. La Muti ha un'intensità straordinaria: è partita con quel primo piano al tango e ho detto, vabbè ragazzi, anche se non balla ha già vinto. Il podio lo vedo tutto al femminile, mi posso sbilanciare su questo.

Tg2 Post, Filorosso, La vita in diretta, ora Ballando: in una stagione e mezza hai cambiato registro più volte. Sapevi di avere già questa versatilità o l'hai affinata?

Io nasco come precaria in Rai nel '92, in una trasmissione che era praticamente la nonna di Vita in diretta: Italia Sera. Ho fatto Unomattina, Linea Blu, l'inviata, e prima ancora dieci anni nelle televisioni private. Cambiare registro continuamente mi permette di sfruttare al massimo le potenzialità di questa azienda. Il mio slogan, "non mettetevi troppo comodi", è un invito agli altri perché è un invito a me stessa. Quando ti metti comodo in un programma, in una nicchia di comfort, un po' ti fermi professionalmente. Io ho fatto l'inviata in tutto il mondo, ho fatto Fiorello con Viva Rai2, ho fatto un programma di politica, ho fatto un programma di cronaca. Non sono quella che dice: quel programma funziona, allora lo farò per tutta la vita. Non riesco a immaginarmi con una veste così stretta. E penso pure di avere un bagaglio, se non ti dico unico, ma guarda potrei azzardare, unico all'interno dell'azienda, per tutte le cose che ho fatto. Non credo ci siano profili come il mio all'interno della Rai. Se ti metti in una zona di comfort diventi magari il massimo esperto di politica, è interessante, però rischi di invecchiare dentro la scatola.

Quello che ho notato, nella tua storia recente, prendiamo da Tg2 Post a Vita in Diretta Estate, la tua autorevolezza rimane. 

Perché se faccio una cosa leggera non la faccio con leggerezza. Leggerezza non vuol dire superficialità, l'approccio è uguale. Quest'estate mi sono messa a dura prova con la cronaca nera, che non era il mio campo. Ti proponi al pubblico in modo più intenso, devi essere più misurata. Nella politica potevo essere più aggressiva. È tutto un misurare se stessi, come un elastico: tendi e allenti, molli e riprendi.

La tv può fare a meno della cronaca nera?

Noi facciamo servizio pubblico, però il pubblico sceglie con il telecomando che cosa vedere. Se ha un grande interesse per la cronaca nera, e la fai con attenzione, con rispetto, senza fermarti al dettaglio morboso, che ti porta pubblico ma ti fa perdere il senso della missione, allora la devi fare. Non credo che possiamo avere la puzza sotto il naso rispetto alla cronaca nera. Però il modo in cui farla va da zero a un milione. Io delle volte mi infastidisco nel sentire dettagli macabri che non aggiungono niente alla storia.

Che cosa ti ha lasciato un'estate di cronaca?

Ho raccontato una serie di femminicidi infinita, e questo mi ha veramente sconvolto. Non immaginavo che ci fosse una quotidianità così: ogni giorno avevo un femminicidio, quasi ogni giorno. Non lo definirei un problema, lo definirei un dramma. Non so se i numeri ci dicono che sono in aumento o meno, però continuano, non si fermano, e non riusciamo a capire qual è la chiave per interrompere una mattanza allucinante. Manca la solidarietà femminile, e fondamentalmente manca il rispetto per le donne in tanti campi.

Come si cambia? 

Partirei dal mondo del lavoro: senza parità salariale una donna non ha l'indipendenza economica per andarsene di casa, se decide di farlo. Credo che la pari dignità sul posto di lavoro sia il punto di partenza.

Finisce Ballando: che cosa c'è dopo?

C'è Natale, e questa è una certezza, perché finisce il 19 dicembre. Poi ci dovrebbero essere delle vacanze: sono due estati che non faccio un giorno di vacanza, prima con Filorosso, poi con La vita in diretta. Sono praticamente una donna distrutta. Dopodiché la mia apertura nei confronti di questa azienda è totale. Adesso sono vicedirettore della Direzione editoriale per l'offerta informativa, non sono più al Tg2: appena finisce Ballando torno a quel lavoro.

E La vita in diretta, la prossima estate?

La valutazione sarà dell'azienda. Quando me l'hanno proposta non è stata una cosa decisa a tavolino: è nata anche dalla rinuncia di altri colleghi, che non si sono resi disponibili. Quindi non sono stata neanche la prima scelta. Un'altra estate… ci ragioneremo. Non è detto che me lo ripropongano. Filorosso non me l'hanno riproposto quest'estate, io pensavo di fare un'estate di vacanza. Invece c'è stata questa possibilità e l'ho accettata con grande slancio.

Non era la prima scelta e ha fatto quei numeri.

Ma non sono stata neanche la seconda scelta, nemmeno la terza e nemmeno la quarta, se te lo devo dire proprio.

È questo lo spirito di servizio di chi si dice "uomo" o "donna" Rai?

Sì, nel bene e nel male. Però, nonostante io sia in Rai da 34 anni, tra i contratti da precaria e poi l'assunzione, non mi sento svilita. Non mi sento la riserva. Ognuno si gioca le sue carte quando ne ha la possibilità. Prendere il posto di Alberto è stata una grandissima responsabilità: arrivava da una stagione con numeri veramente forti. Il mio impegno era tenere quella fascia accesa per riconsegnargliela con i numeri giusti. Sono stata molto contenta di riconsegnargli il suo tesoretto a fine estate. Non credo nella competizione tra colleghi: io e Alberto quest'anno, tra il suo inverno e la mia estate, abbiamo fatto una bella squadra.

Il suo Filorosso era molto diverso da quello di oggi, che è in evidente difficoltà. Che consiglio darebbe ad Antonino Monteleone?

Fare un paragone tra me e Antonino è molto difficile, siamo molto diversi come stile di conduzione. Quando entri in un programma l'importante è cucirtelo addosso. A La vita in diretta mi sono inserita nel solco di Alberto, perché il pubblico quello cerca. Filorosso, quando l'ho fatto io, somigliava a me. Quindi non saprei dargli un consiglio giusto: lui deve trovare la sua cifra, perché quel prodotto gli somigli e perché il pubblico vada a cercare lui, a prescindere da Filorosso. Quando un conduttore è solo al comando, forse deve farlo somigliare più a sé. Giletti funziona molto bene perché sai che cosa vai a vedere. Forse a lui manca ancora la connotazione personale del suo stile. Quello deve cercare.

Vale per tutti i debutti di questa stagione?

Esatto, è un'operazione sartoriale. Vale per Salvo Sottile, che dopo la prima settimana poi ha cominciato a ingranare. Anche Milo Infante quest'estate, pur arrivando da un grande successo in Rai, ha dovuto trovare il suo sarto per aggiustarsi in quello spazio che è Mediaset. La differenza la fa chi riesce a inserirsi meglio in quel vestito in meno tempo. Ormai la televisione brucia molto: con i social e l'esposizione alle critiche non ci sono grandi seconde chance. Non hai più programmi di nove mesi in cui dici: li faccio abituare. Fai zapping e trovi quattro programmi di informazione nella stessa sera. Per scegliere te ci deve essere una differenza.

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