Michela Magalli: “Lavoro come clown, mai raccomandata da papà Giancarlo. In amore non mi definisco”

Cresciuta in una casa dove potevano bussare da Raffaella Carrà a Pippo Baudo, Michela Magalli ha impiegato anni a realizzare che quella non fosse esattamente la normalità: “Non capivo come avesse fatto papà a finire dentro quella scatola”, racconta oggi parlando del padre Giancarlo Magalli. Questa a Fanpage.it è la sua prima intervista “vera”, e dentro ci finisce di tutto: l’infanzia sui generis, il cognome ingombrante che a volte le fanno pesare e la scelta nella vita di fare il clown, con "serate di intrattenimento tra giochi di carte, magia e bolle di sapone".
D’altronde, le scorciatoie non sembrano essere il corredo all’educazione che ha ricevuto: “Non fa parte della mentalità di mio padre raccomandare qualcuno”. Spazio anche a una visione personale dell’esistenza che non cerca approvazione: “Non voglio sposarmi e avere figli” e senza difficoltà ammette che “una persona mi piace al di là che sia maschio o femmina”.
Qual è il primo ricordo da bambina di Michela Magalli?
Sai che ho dei ricordi confusi a causa dei filmini che ho rivisto in seguito sulla mia infanzia? Non saprei più distinguere tra i miei reali ricordi e quei video.
E cosa contengono quei filmini?
Papà e mamma che mi insegnavano a camminare, mettendosi negli angoli opposti del salone e io cercavo di raggiungerli un po’ gattonando e un po’, piano piano, camminando.
Che bambina era Michela Magalli?
Di certo non una bambina timida. Gli ho fatto fare delle figuracce, non mi tenevo niente. Non avevo filtri e ancora adesso ne ho pochi. Devo aver preso da papà, nel bene e nel male.
In casa vostra passavano personaggi famosi?
Sì, per esempio a Natale venivano a trovarci Raffaella Carrà o Pippo Baudo, così come tanti altri personaggi in diversi momenti. Quando ero piccola non sapevo che fossero così noti. Anzi, ci ho messo un po’ persino a scoprire che lavoro facesse il papà.
Lo vedevi in tv?
Certo, ma non capivo come avesse fatto a finire dentro quella scatola. Quando eravamo in giro papà veniva fermato spesso dalle persone per una foto e gli autografi, come gli succede ancora oggi, e per me era normale. Poi, crescendo, ho capito che in generale non era la normalità e mi sono resa conto di vivere in una bolla diversa. Io, però, non ho mai frequentato altri figli di personaggi famosi e non mi sono mai confrontata con loro. Quindi per me è stato normale, ma nello stesso tempo rispetto agli altri non ho avvertito la differenza.

Un episodio che ricordi con affetto?
Fin da piccola la magia mi affascina, forse perché mio nonno, da parte di mamma, era un appassionato di prestidigitazione. Un giorno abbiamo festeggiato il suo compleanno e papà ha invitato il Mago Silvan, a sorpresa, che è da sempre un suo amico. È stato bellissimo, perché appena si è presentato si è diretto da mio nonno e ha esclamato: “Caro collega!”. Poi è stato molto divertente. In seguito mi ha portato spesso libri di magia, ne abbiamo parlato tanto e così, anche grazie a lui, mi sono appassionata alla magia e ai giochi con le carte.
A scuola eri ribelle o l’hai frequentata volentieri?
Ero ribelle, come lo sono ancora oggi, ma non a scuola, dove sono sempre andata bene perché a casa mia non era un’opzione possibile andare male. Ho frequentato scuole molto severe, infatti già alle medie ho studiato latino e andavamo in classe con l’uniforme. Sono una perfezionista, quindi volevo fare sempre meglio e di più per rendere fieri i miei genitori.
Qual è stato il tuo percorso di studi?
Ho fatto il liceo artistico e poi l’accademia di fotografia a Roma. Visto che a scuola ci dividevano in gruppi, chi fotografava e chi posava, siccome finivo sempre per posare, quando sono uscita ho continuato a fare quello. Ho provato anche con il doppiaggio, mi è piaciuto, e quando capita ci torno, anche se non è una vera e propria professione.
Ci sono stati momenti dove il tuo cognome ti è stato fatto pesare da altri?
Mi è accaduto al liceo, anche se era una scuola che avevo scelto io. All’inizio, seguendo le indicazioni dei miei genitori, ho frequentato il classico ma sono scappata dopo due mesi verso l’artistico. È lì che una mia compagna di classe, a un certo punto, si era messa a dire in giro che avevo buoni voti perché ero raccomandata. Qualcosa di assurdo, perché non ho mai ostentato e non c’era motivo di darmi voti più alti rispetto agli altri. A nessuno dei professori interessava chi fosse mio padre, ma purtroppo certe cose succedono.
Ti faceva soffrire?
Me lo sono fatta scivolare addosso, perché sono proiezioni di insicurezze delle persone che sostengono quelle accuse. Non hanno a che fare con me. Non potevo provare che fosse falso, ma neanche lei che fosse vero, per cui ognuno pensi quello che vuole. Tra l’altro non ho mai partecipato al mondo dello spettacolo, quindi nessuno ha potuto sostenere che lavoravo perché mio padre mi facilitava. Lui mi ha sempre detto che voleva che ce la facessi da sola e trovando la mia strada. È più difficile, però ho fatto tutto con le mie capacità.
Non ti è mai venuta voglia di essere di fronte alla macchina da presa?
No, perché mi piace scrivere, che sia cinema o televisione. Se dovesse succedere un giorno, preferirei stare dietro le quinte. È molto difficile lavorare come autore o autrice, ce ne sono tanti e affermati e, non avendo una formazione specifica, è difficile inserirsi.
Papà non ti ha mai detto: vieni a imparare e poi vediamo?
Assolutamente no, non fa parte della sua mentalità di raccomandare qualcuno, men che meno i figli. Vuole che ce la faccia da sola, senza spianarmi la strada per il nostro cognome.
Oggi che lavoro fai?
Fino a poche settimane fa lavoravo nella farmacia di famiglia, da parte di mamma, ma ho deciso di cambiare. Ho un’attività di nicchia, interpreto il clown, e faccio serate di intrattenimento tra giochi con le carte, magia e bolle di sapone. Già da quando esco di casa vestita da clown mi diverto, in auto ascolto musica del circo e forse la gente che mi vede passare pensa che sia impazzita. Ne approfitto per far sapere a tutti che, chi è interessato, potete contattarmi su Instagram o via mail che è sui miei social. Di solito lavoro da sola, ma volendo ho anche dei colleghi che, su richiesta, si possono aggiungere come clown.

Clown per i bambini?
No, solo per gli adulti.
Curiosa come attività, come mai l’hai scelta?
Mi diverto molto ed è un modo di esprimere la mia creatività. Mi chiamano per feste private o per feste musicali per fare intrattenimento. Faccio le magie con le carte ed è divertente perché le persone alle feste sono molto predisposte e tornano bambini, soprattutto con le bolle di sapone. Infatti, a un certo punto, la maggior parte della gente vuole farle con me. È una delle forme di intrattenimento più semplici e pure, sia per chi lo fa che per chi partecipa.
E com’è stato il lavoro in farmacia?
È stato un lavoro a cui sono tornata spesso, in mezzo ad altre attività. Ma ora spero proprio di non tornarci più, perché, anche se ho avuto la possibilità di gestire la comunicazione, anche social, non è un lavoro che mi permette di esprimere tutte le mie passioni.
Quali altri lavori hai fatto?
Sono andata via da casa presto e ho dovuto iniziare a lavorare da subito. Già all’accademia facevo dei lavoretti, come volantinaggio o la dog sitter. Poi, dopo qualche anno, ho cominciato a dare una mano nella farmacia della famiglia di mamma. Non ero al banco, ma in ufficio. E mi sono occupata anche delle grafiche che servivano per le varie preparazioni, per il sito e per i social. Insomma, mi sono ritagliata anche lì un’attività creativa.
Ti è mai capitato, in questi lavoretti, che ti chiedessero del tuo cognome?
Ogni tanto è successo, ma io non me ne approfitto mai. Rispondo che Giancarlo Magalli è mio padre e finisce lì. Però mi fa piacere che tutti abbiano una buona impressione di lui, oltre ad avere, ognuno, un ricordo diverso. C’è chi lo ha apprezzato per i programmi con Raffaella Carrà, chi per “I Fatti Vostri”, chi perché ha doppiato Filottete nella versione italiana del film animato “Hercules” della Disney, oppure, più recentemente, per “Il collegio” su Rai 2. È bellissimo che abbia abbracciato tante generazioni. E anche a me fa molto piacere.
Nel 2015 è stato proposto da campagne web come presidente della Repubblica.
E si è trasformato in un meme! Gli mancava solo quello. Era un gioco, dai. Non credo fosse una cosa seria. Forse più una ribellione verso il sistema politico che in Italia aveva stancato. In casa ci abbiamo riso, perché in quel periodo quando girava per strada lo chiamavano “presidente”. Ma lui è particolarmente curioso e non ha mai snobbato le novità. Come quando ha partecipato a un video dei The Pills, che ora su YouTube ha 1 milione di views.
Cosa dicono i tuoi genitori della tua attività?
Quando ho cominciato sui social mia madre non capiva e mi ripeteva spesso di trovarmi un lavoro vero. Mio padre, invece, che se mi piace e ci guadagno era contento per me.
In una delle tue ospitate tv a “La volta buona” c’erano i tuoi genitori e il compagno di tua mamma e avete raccontato di essere ormai una famiglia allargata.
Per fortuna si sono allineati i pianeti. Paolo, il compagno di mia mamma, è molto simpatico e quindi, tra i suoi aneddoti e quelli di papà, andare a pranzo o a cena insieme è come ritrovarsi a uno spettacolo a teatro. Mamma è felice con lui e quindi è felice anche papà.
Però alla domanda di Caterina Balivo “chi ti capisce di più”, hai risposto: “Nessuno mi capisce”. Sei un’anima inquieta?
Perché sono sempre stata un po’ la pecora nera di famiglia, come lo è stato mio padre da ragazzo. Mia madre mi avrebbe voluta farmacista con gli orecchini di perle, ma ci ho rinunciato a essere capita. Mi va bene anche solo essere me stessa e basta.
C’è un video sui tuoi social dove ti trasformi in vampira, insieme ad altri attori. Hai anche un lato particolarmente dark.
Adoro tutto ciò che è macabro. Mi affascina la morte e il sangue. L’horror è il mio genere preferito nel cinema, tanto che ho scritto dei soggetti e prima o poi vorrei realizzarli. Così come nella letteratura, amo molto i racconti di Edgar Allan Poe. È un aspetto che condivido con mio padre. Già quando avevo 6-7 anni mi ha fatto vedere insieme a lui film fantascientifici come “Ai confini della realtà”. E siccome fin da piccola mi piace leggere, mi regalava i “Piccoli brividi”.

Lui stesso ha una ironia che può essere definita black humor.
Decisamente sì. Per questo ci divertiamo tanto con lui, anche mia sorella è così. Abbiamo preso tutte e due il suo tipo di ironia. Quando mi chiedono se è così anche nella vita vera rispondo sempre: “È molto peggio”. Non è sicuramente uno politicamente corretto.
Ma è vero che sui social gli chiedono le foto dei piedi?
Non semplicemente le foto dei piedi, entrano anche nei dettagli. Come dei piedi nei mocassini senza calzini. Gli fanno delle richieste molto specifiche. Poi ci sono le fan che gli scrivono da tantissimi anni e che gli mandano i regali ancora adesso.
Con “I Fatti Vostri” per quasi 30 anni è entrato ogni giorno nelle case di milioni di italiani.
Per questo è popolarissimo. E quando lo incontrano in tv tutti pensano di conoscerlo benissimo, perché gli ha fatto compagnia per molti anni e ogni giorno. Non è un caso che i miei genitori, potrà sembrare strano, si siano conosciuti così.
Cioè?
L’ha visto in tv, gli è piaciuto, e siccome allora c’erano ancora tutti i numeri sull’elenco telefonico, lo ha chiamato. Gli ha chiesto se gli andava di vedersi e lui, all’inizio, pensava fosse una persona che voleva fare televisione. Invece si è presentata nel suo ufficio con un cactus e dopo poco sono diventati una coppia, ma lei non ha mai puntato allo spettacolo.
Sembra di capire che anche tua madre, Valeria Donati, pur preferendo stare dietro le scene ha un carattere piuttosto particolare.
Ce l’ha, ce l’ha. Anche lei è molto simpatica. Si compensano a vicenda.
Un’altra curiosità che hai raccontato è che tuo padre, essendo particolarmente apprensivo, ha installato molte telecamere in casa e quindi, anche quando non c’era, in qualche modo ti controllava.
Infatti la mia reazione è stata di coprire tutte le telecamere, anzi, ora copro anche la fotocamera dello smartphone e, forse per quel pregresso, sono diventata un po’ ansiosa e paranoica. Lui per primo è ansioso e paranoico, ma quelle telecamere erano perché voleva proteggermi. Secondo me sarebbe meglio una sana via di mezzo, né totalmente liberi né totalmente controllati. Papà, invece, tende un po’ di più verso il controllo totale.
Ha detto che quando si presenta un tuo nuovo fidanzato indossa una t-shirt con scritto: “Ho una pistola, una pala e un giardino”. È una delle sue battute o la realtà?
No no, è una battuta. È molto protettivo ma si fida di me. Tanto che li ha conosciuti tutti i miei fidanzati ed è andato d’accordo con tutti.
Sulla malattia di tuo padre, che è stata molto seria, hai spiegato che i medici avevano avvisato te, dandogli solo due mesi di vita. E tu hai deciso di non dirglielo, se non dopo che si è ripreso completamente.
È vero, perché un giorno non si sentiva bene ed era andato a fare degli accertamenti in ospedale, e poi avrebbe dovuto attendere i risultati. Nel frattempo, mentre era in ospedale, ha preso un’infezione. Siamo tornati a casa e una mattina non riusciva a parlare, non si muoveva bene, aveva le convulsioni e tremava. Ho chiamato l’ambulanza e il medico di riferimento delle analisi. E lui, in quel momento, mi ha svelato la diagnosi del linfoma di Hodgkin, che se non curato in fretta lo avrebbe portato a un’aspettativa di vita di due mesi. Non è stato un periodo facile, era in un reparto chiuso, il medico quando ci parlava non ci guardava negli occhi perché avevano difficoltà a individuare il batterio dell’infezione e, quando papà ha cominciato a riprendersi, ha iniziato la chemioterapia. Una volta che la malattia era in remissione, gliel’ho detto. Non mi sono sentita di spaventarlo prima, avrebbe aggiunto soltanto più ansia a quella che già c’era. Meno male che poi è andato tutto bene.
Quando si è ripreso ha ricominciato subito a fare battute?
Il suo carattere ci ha dato tantissima forza. Stavamo tutti i giorni a piangere fuori dal reparto, perché mentre ci sono le cure non possono sbilanciarsi sul fatto che sarebbe guarito. Appena è stato in grado di scherzare ha ricominciato ed era lui che tranquillizzava noi.
E tu un giorno vorresti avere una famiglia?
Per me anche una persona con il proprio cane insieme formano una famiglia. Io di figli non ne voglio, a differenza di alcune mie amiche che si stressano con l’idea di sbrigarsi ad avere un figlio, altrimenti poi è troppo tardi. Sono una persona molto socievole, però sto bene anche da sola. Per cui se lo stare in coppia aggiunge qualcosa, bene. Se invece è solo un modo per stare con qualcuno, anche no.
Sei più religiosa o spirituale?
Credo che nella vita succeda quello che deve succedere. Non so se si possa definire destino, fato o disegno superiore, ma non penso esista un Signore con la barba bianca in cielo. La religione hanno provato a inculcarmela per tanti anni, sia in famiglia che alla scuola cattolica. Ma io, già quando dopo il catechismo era il momento della cresima, ho capito che non faceva per me. In particolare la religione cattolica. Mi sento una persona spirituale, ma non mi ritrovo nell’ambito di questi dogmi, a parte l’aiutare il prossimo.
Torno al video in cui interpreti una vampira perché, a un certo punto, baci la tua collega in modo molto passionale. Era soltanto una parte da recitare oppure l’apertura alle persone dello stesso sesso fa parte della tua sessualità?
Semplicemente, se mi piace una persona mi piace quella persona, al di là che sia maschio o femmina. Non c’è distinzione rispetto al genere sessuale. Per me è anche un fatto generazionale, visto che in passato era una condizione non accettata e c’era molta discriminazione verso chi non apparteneva solo a un genere e se ne parlava molto meno. Visto che oggi ce n’è molta meno, forse i giovani si sentono più liberi di esprimersi. Per me non c’è niente di strano, non capisco neanche perché spesso questa cosa faccia notizia.
Da ragazza libera fuori da tanti schemi, qual è il tuo rapporto con gli eccessi?
Mi piacciono gli eccessi, devo ammettere che ho un buon rapporto con questo lato della vita. Amo divertirmi, conoscendo i miei limiti, e non si fa niente di male se si ha sempre rispetto di se stessi e degli altri. Poi dipende da persona a persona su cosa definisce un eccesso. Per molte persone uscire di casa vestita da clown può essere considerato un eccesso (ride).

Hai mai avuto brutte esperienze legate a questi momenti di svago?
Per fortuna no, così come non ho assistito a brutte scene nelle quali erano coinvolte altre persone, in particolare donne. Altrimenti sarei sicuramente intervenuta.
Forse l’esperienza più borderline è quando hanno sparato all’auto di tuo padre che ti era venuto a prendere alle 2 di notte in un locale che ha definito “dove il più onesto aveva l’ergastolo”. Una scena da film…
(ride) pensa che ancora lo frequento quel locale… Non abbiamo capito chi abbia sparato e come, ma abbiamo sentito lo sparo e trovato un foro nel finestrino posteriore, che era quello di una pallottola. Un bello spavento, ma non è più successo nient’altro di così estremo.
Ma che locali frequenti?
Quelli dove fanno musica metal, la mia preferita. Quello è stato un caso, perché di solito i metallari più sono spaventosi e più sono tranquilli. Li vedi tutti vestiti in modo truce e poi, se partecipi a quelle serate, sembra di essere al circolo delle bocce, solo che sono dark. I metallari, al di là delle apparenze, sono dei teneroni. Ma il mio genere musicale preferito è il rap, poi il metal. Infatti scrivo musica hip hop e mi piace molto anche la scena internazionale.
Nel 2022 alla terza edizione de “Il Cantante Mascherato” hai cantato insieme a tuo padre sotto la maschera della Lumaca.
È vero, so cantare e mi piace molto ma non lo faccio mai in pubblico o professionalmente.
Se guardi avanti, come ti immagini Michela Magalli tra vent’anni?
Per me questa è una domanda difficilissima, sono abituata a vivere alla giornata. Non so rispondere, e mi piace non saper rispondere. Perché voglio prendere quello che la vita mi porta e mi va bene. Non voglio avere aspettative, definirmi e precludermi delle possibilità.