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Michela Giraud: “Ho girato Flaminia più per me che per gli altri, era giusto che vedessero un altro lato di me”

Michela Giraud si racconta in un’intervista reduce dal successo di In&Out su Tv8 e del suo nuovo spettacolo teatrale. La comica romana parla della notorietà, delle responsabilità che comporta, della fine di una storia che è stata la miccia per riportarla sul palco.
A cura di Ilaria Costabile
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È un periodo particolarmente florido per Michela Giraud, reduce dal successo del suo ultimo spettacolo a teatro e di In&Out, lo show in esclusiva su Tv8, di cui è la conduttrice, e parte proprio da qui per fare un bilancio della sua carriera e di quanto ha vissuto finora anche lontano dai palchi e dal piccolo schermo.

Michela Giraud e l'arrivo della notorietà

La comica romana si racconta in un'intervista a Vanity Fair, nella quale tirando le somme di questi anni in cui il successo le è esploso tra le mani, dichiara: "Sarei ipocrita se dicessi che, quando ho iniziato questo lavoro, non sognavo di raggiungere la popolarità, solo che ne ho sottovalutato gli effetti, perché non sei mai pronta finché non ti capita". Eppure, i suoi inizi sono stati nei teatri, con poche persone ad assistere ai suoi spettacoli, oggi alla domanda se sente di essere arrivata in Serie A, risponde:

Mi sento più che altro una comica che, quando dice qualcosa, la gente se ne accorge. I tempi sono diversi rispetto a quando andavi in televisione e diventavi automaticamente famoso perché la guardavano tutti: oggi non è più così. Ci sono dei segmenti di pubblico che ti conoscono benissimo e altri che ignorano chi tu sia. La consapevolezza di arrivare a persone che magari non mi hanno scelto. Prima vivevo nella nicchia, mi esibivo nei teatrini e nei locali e facevo le mie cose. Da LOL in poi ho iniziato a capire cosa significa confrontarsi con un pubblico che non è il tuo, ed è stata una sfida.

Parlando della notorietà, però, ammette che c'è anche un altro aspetto inevitabilmente si trova a dover considerare: "Tutto quello che fai ha un peso, e questo comporta una certa presa di responsabilità da non sottovalutare. Siccome non potrai mai essere sempre pronto e sul pezzo, devi mettere in conto che ogni tanto ritornerai al punto di partenza, ma non è per forza una sconfitta, quanto la consapevolezza di essere all'interno di uno scambio vorticoso, nel bene e nel male". 

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L'insegnamento del film Flaminia

Ora che di tempo ne è passato dai suoi inizi, Michela Giraud sente di essere più risolta rispetto agli inizi: "Sono in un work in progress. Agli inizi ero molto più spaventata mentre adesso, a livello»lavorativo, sono più preparata al fatto che le cose possono andare bene e possono andare male", una lezione che le ha insegnato anche il film Flaminia, di cui è regista e protagonista, e nel quale racconta una parte della sua vita che non ha mai reso pubblica e che riguarda sua sorella:

Quando è uscito al cinema temevo che le persone sarebbero rimaste deluse, invece non è stato così: evidentemente ho tirato fuori un lato di me che il pubblico aveva bisogno di vedere. Da allora ho ricevuto tantissimi messaggi da parte di persone che mi parlavano dei problemi familiari che avevano non solo con i fratelli ma anche con i padri e le madri che non sentivano che il loro percorso di vita fosse abbastanza soddisfacente. Questo film l'ho fatto molto più per me che per gli altri. All'inizio mi vergognavo di farmi vedere in un certo modo, ma con questo progetto ho capito che era giusto che gli altri vedessero un lato di me più dolce e accogliente, lontano dall'aggressività comica. Il tema della disabilità in Italia è molto complesso, visto che molte persone si vergognano di avere dei parenti disabili e tendono a nasconderli

Michela Giraud e l'amore

Parlando di amore e sentimenti, Michela Giraud racconta di aver trovato ispirazione dalla fine della sua ultima relazione per elaborare alcune parti del suo ultimo spettacolo teatrale: "Mi sono approcciata a questo spettacolo con molto cinismo. Quando noi comici stiamo male c'è l'80% di noi che soffre e il restante 20% che ci porta a prendere carta e penna e analizzare in maniera cinica quello che proviamo". Oggi, racconta la comica, sta bene e preferisce fare una selzione

Quando facevo l'università rimorchiavo molto più di adesso. La popolarità cambia il modo in cui la gente ti guarda, è come se si fosse complicato tutto. Non sai mai se gli piaci per quello che sei o per quello che rappresenti. Sono d'accordo con Paolo Sorrentino quando dice che le persone, dopo 10 minuti, sono tutte deludenti. Io non voglio esserlo, quindi alle persone non mi avvicino. Sto bene così. Devi sapere prima chi sei, senza contare che ci sono tanti tipi di amore: quello adolescenziale, quello di Virgilio che ti trasporta nell'Ade e ti fa a pezzi, quello adulto. In questo momento della mia vita, dopo essere stata risucchiata da diversi tormenti sentimentali, direi che va bene così. Ma poi, diciamolo: se tu gli scrivi e lui ti lascia appesa quello non è amore, ma una tecnica di marketing

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