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30 Novembre 2022
10:42

Lulù Gargari dopo Provaci ancora prof: “Oggi faccio la chef, tornerei in tv solo per parlare di cucina”

Ludovica Gargari è entrata nel cuore degli italiani interpretando il ruolo di Livietta nella serie Provaci ancora prof. Oggi ha 24 anni e fa la chef. A Fanpage.it ha raccontato la sua nuova vita: “Fare l’attrice non mi manca, tornerei in TV solo per proporre la mia cucina inclusiva e sostenibile e trasmettere come preparare piatti sani con un pizzico di creatività”.
A cura di Daniela Seclì
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Era Livietta in Provaci ancora prof, oggi Ludovica Gargari fa la chef
Era Livietta in Provaci ancora prof, oggi Ludovica Gargari fa la chef

Ludovica Gargari è entrata nelle case degli italiani quando era ancora una bambina. Aveva solo 5 anni quando iniziò a interpretare il ruolo di Livietta nella serie Provaci ancora prof, trasmessa dal 2005 al 2017 su Rai1 e attualmente in replica su RaiPremium. Oggi, Lulù ha 24 anni (ne festeggerà 25 a dicembre) e ha raccontato la sua nuova vita a Fanpage.it. È una chef con la missione di "far tornare le farfalle nello stomaco alle persone annoiate dal cibo". Sul suo profilo Instagram, propone una cucina inclusiva e sostenibile, le sue ricette sono gustose, sane e semplici, ma non per questo meno ricercate. E quanto all'ipotesi di tornare in TV, ha le idee molto chiare: "Lo farei solo per cucinare e trasmettere a chi segue da casa come farlo in modo sano, tutti i giorni, con un pizzico di creatività in più. Se Antonella Clerici mi chiamasse? Ci andrei subito".

Era Livietta nella serie Provaci ancora prof, Ludovica Gargari oggi è una chef

Hai interpretato Livietta per quasi 13 anni. Cosa ti è rimasto dell'esperienza nella serie Provaci ancora prof?

Quando ho iniziato avevo 5 anni e ho vestito i panni di Livietta fino ai 18. Quello che resta è il legame con le persone. Con Veronica Pivetti, Enzo Decaro, Paolo Conticini. Tutto l’affetto che ci circondava durante quelle giornate di lavoro. Con Veronica in particolare, siamo ancora tanto legate.

Ti pesa il fatto di essere ancora associata a quel ruolo?

No, anzi sono grata per quello che ho fatto. Mi fa piacere che mi riconoscano ancora e che provino tutto questo affetto nei miei confronti. Grazie a quell'esperienza ho imparato a organizzare il mio tempo. Mentre giravo, continuavo a studiare, a fare sport, a frequentare i miei amici e dovevo riuscire a conciliare tutto. I miei genitori sono stati bravissimi a farmi mantenere una vita normale. Sport, scuola e amicizie prima di tutto. Il lavoro veniva dopo. Se c’era bene, altrimenti fa niente. Non era una priorità.

Una curiosità personale, che fine ha fatto Potty, l’adorabile cucciolo della famiglia Ferrero?

In realtà, durante la serie sono stati cambiati due cagnolini. La serie è durata per sette stagioni girate a distanza di due anni l'una dall'altra. Purtroppo i cani vivono meno. Il primo Potty si chiamava Dafne, eravamo affezionatissimi a lui. Tra l’altro quei baffi gialli gli erano stati dipinti. Era tenerissimo.

Provaci ancora prof, il cast della serie con Ludovica Gargari, Veronica Pivetti, Enzo Decaro e Paolo Conticini
Provaci ancora prof, il cast della serie con Ludovica Gargari, Veronica Pivetti, Enzo Decaro e Paolo Conticini

Nel tuo libro Nient'altro che la verità racconti che amavi fare l'attrice, ma c’era anche il rovescio della medaglia: “Ho visto ragazze della mia età vendersi l’anima e la dignità ai provini. Ho assistito a scene pietose”.

Come accade in altri settori, anche in questo ci sono dei compromessi. È un lavoro esposto mediaticamente, ma da fuori si vede solo la parte bella. Quando capisci che talvolta ci sono meccanismi non troppo puliti, ti chiedi se alla fine faccia per te oppure no.

È assistendo a questi compromessi che hai capito che non sarebbe stato il tuo lavoro per sempre?

Ci sono state tante piccole cose che mi hanno fatto comprendere che non fosse quella la mia strada. Non era una veste che mi si addiceva. Ci sono tempi morti durante le riprese, il lavoro c’è e poi non c’è più. Insomma, ti deve piacere veramente, altrimenti non lo puoi fare. Devo dire che non mi manca. Oggi non mi sentirei mai in grado di indossare dei panni che non sono i miei o dire delle cose che non direi mai. Non ci riuscirei proprio.

Oggi sei una chef, come è nata la passione per la cucina?

A 18 anni ho sofferto di anoressia, a causa di un momento complesso. Dopo cinque mesi, ho conosciuto una dottoressa che mi ha fatto riappassionare al cibo, facendomi conoscere alimenti che adesso sono sulla bocca di tutti, come l’avocado, la quinoa. Ho scoperto il piacere di stare insieme a tavola, della condivisione, di creare piatti nuovi. Per me il cibo era noia, sopravvivenza, mangiavo sempre le stesse cose e non riuscivo a trarne piacere. Poi è diventato amore, studio, passione…

E il tuo lavoro.

Sì, ho iniziato frequentando un corso di Gualtiero Marchesi della durata di due mesi. Insegnavano a disossare, a tagliare il pesce, la verdura. Ho sentito di avere trovato il mio posto nel mondo, di essere davvero felice, e ho deciso di frequentare anche il corso superiore. Da allora, non ho più smesso. Ho fatto uno stage in un ristorante stellato, ho lavorato in una start up di cucina a Milano e poi sono tornata a Roma e ora la mia missione è far tornare le farfalle nello stomaco alle persone che sono annoiate dal cibo come lo ero io.

Ludovica Gargari oggi, da attrice in Provaci ancora prof a chef
Ludovica Gargari oggi, da attrice in Provaci ancora prof a chef

I tuoi genitori ti hanno sostenuto nella scelta di diventare chef?

Inizialmente mi hanno spiegato: “Lo sai che non avrai più Natale e Capodanno a casa e lavorerai quando gli altri si riposano?” Però, allo stesso tempo, mia madre mi ha detto che conoscendomi, sapeva che avrei trovato come fare questo lavoro a modo mio e così è stato.

Qual è il messaggio che vorresti veicolare con la tua cucina?

Il mio obiettivo è trasmettere l’amore sia per il cibo, che per l’atto di cucinare e condividere. La mia è una cucina inclusiva, sostenibile, facile ma allo stesso tempo ricercata grazie alle tecniche creative usate per realizzare i piatti. Inoltre, è incentrata sul benessere della persona. È una cosa che mi sta molto a cuore, perché secondo me non bisogna mai cadere negli eccessi, nel troppo fit o nel fat.

Ci sono degli alimenti che sono inaspettatamente sani, ma che in genere vengono un po’ messi da parte?

La cosa che mi fa più ridere è quando mi dicono: “Io tolgo tutti i carboidrati perché devo mangiare sano”. La pasta ha tantissimi benefici, basta sceglierla di qualità. Per esempio, mangiarla la sera, condita con dei sughi semplici, genuini, aiuta a riposare. Anche le uova, che in tanti non mangiano, fanno bene. Si tratta spesso di alimenti ricchi di grassi, ma grassi buoni. E anche quel pezzetto di cioccolato in più, rende proprio felici.

Hai detto che ti piacerebbe avere uno spazio in TV in cui portare la tua cucina. Ti vedrei bene nel programma È sempre mezzogiorno di Antonella Clerici, magari con una tua rubrica fissa.

Magari! Quello sarebbe l’unico motivo per cui tornerei in televisione. Per cucinare e trasmettere a chi segue da casa come farlo in modo sano, tutti i giorni, con un pizzico di creatività in più. Se Antonella Clerici mi chiamasse, lo farei subito.

La chef Ludovica Gargari
La chef Ludovica Gargari

Hai dei tatuaggi che hanno un significato profondo, legato alle persone che ami. Ti va di parlarmene?

Ne ho cinque. Ho sul polso il nome di mia sorella, Benny, lei ha Lu. Sull’altro polso, c’è un segno che abbiamo io, mio padre e mia sorella, che vuol dire “avanti rapido”, sono le freccette del tasto del telecomando. Una frase dietro il gomito, che mi ha dedicato mia mamma: “A hero lies in you”, un eroe giace in te. Un fiore di loto dietro al collo, che simboleggia la capacità di fiorire anche nel fango. E poi ho un cuore anatomico sull’avambraccio sinistro, che rappresenta l’amore vero, in cui credo tanto.

C’è un insegnamento che hai tratto dalla tua storia e che ritieni possa essere d’aiuto a chi si trova ad attraversare un periodo buio?

Ho capito che anche da un periodo difficile, si può trarre del bene. Io ad esempio, ho sviluppato una curiosità verso alimenti che non conoscevo e poi ne ho fatto un mestiere. Quello che mi sento di dire alle ragazze che lottano contro l’anoressia è che il periodo di guarigione è direttamente proporzionale al tempo in cui uno sta male. Prima ci si lascia aiutare e prima se ne esce. Io, per fortuna, ho avuto una famiglia che mi è stata accanto da subito e che non ha lasciato che mi facessi del male. Bisogna affidarsi a un'equipe di esperti che poi ti possa portare in salvo. In quel limbo non si può stare. Anche quando si pensa di avere tutto sotto controllo, da solo non ce la fai. A un certo punto devi scegliere: o vivi o muori, perché di anoressia si muore.

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