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Francesco Paolantoni dopo Step: “Speriamo non sia l’ultima puntata. Sanremo? Stefano deve essere libero”

A Fanpage.it, Francesco Paolantoni commenta la stagione di Step appena conclusa: “Speriamo non sia stata l’ultima puntata in assoluto”. E sulla partecipazione del gruppo al Sanremo di De Martino: “Nessuno ci sta veramente pensando, ma l’occasione è troppo ghiotta per non sfottere”.
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"Senza Stefano non sarebbe la stessa cosa". Francesco Paolantoni chiude l'ennesima stagione record di Stasera tutto è possibile con una certezza e molti punti interrogativi. Cosa succederà dopo Sanremo? C'è spazio per questa compagnia fuori da Step? Magari proprio a Sanremo? E soprattutto: chi raccoglierà un giorno lo scettro?

A Fanpage.it, il comico napoletano non si sottrae a nulla — e quando gli chiediamo di immaginare il futuro del programma senza De Martino, indica The Jackal. "Chi vivrà vedrà", chiude. Ma nel mezzo c'è tutto: l'alchimia "magica" del gruppo, la porta aperta su Sanremo ("un'occasione troppo ghiotta per non sfottere"), e quella frase sull'amore del pubblico che suona quasi come una promessa: "I bambini ci adorano. È una roba che non si spiega."

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Ieri c'è stata l'ultima puntata di "Stasera tutto è possibile". Che bilancio fai di questa stagione?

Una bella cavalcata che si rinnova anno dopo anno e non stanca mai. Per noi è ogni volta un'occasione per ritrovarci e fare casino, per vivere un'avventura insieme che è pure complicata. Ognuno fa una cosa sua nella vita, per cui questo è un momento speciale. La cosa bella è che ogni nuova edizione la cominciamo come se ci fossimo lasciati una settimana prima: ritroviamo immediatamente l'armonia di gruppo, la complicità, la gioia di stare insieme. E speriamo che non sia l'ultima puntata in assoluto.

Ecco, quest'anno non c'è stato un tema "ultima puntata". L'anno scorso avete dato l'addio, e poi c'è stato il dietrofront. Stavolta non avete dato nemmeno un arrivederci. Come mai?

Perché è la realtà. Ci siamo lasciati dicendo "chissà se torneremo", e non lo sappiamo davvero.

Le tue sensazioni quali sono?

Che anche a Stefano farebbe piacere. Non fosse altro perché l'amore del pubblico per questo programma è miracoloso. Quando lo facciamo, quando la gente lo rivede, ci desidera. I bambini ci cercano, ci adorano — è una roba che non si spiega. La mia sensazione è che si va avanti finché funziona. Però ci sono tante variabili in campo. Stefano ha Sanremo, poi si vedrà. Lui stesso, ne sono convinto, sarebbe contento di rifarlo, perché abbandonare una macchina che suscita tanto entusiasmo è un peccato enorme.

Un anno fa mi dicesti: "Senza Stefano questo gruppo non esiste più". Lo ripeti?

Sì, assolutamente. Però aggiungo una cosa: credo che il programma andrà avanti comunque, perché per la Rai e per la produzione abbandonare una macchina funzionante così è un peccato. L'armonia che si è creata esiste perché ognuno di noi ha un'essenza che si lega a tutti gli altri. È diventata un'alchimia magica — difficilissimo che si crei una cosa così forte. Certo, cambiare il conduttore sarebbe stranissimo, troppo rischioso. Non sarebbe la stessa cosa.

Questa compagnia potrebbe funzionare in un contenitore diverso da Step? Un'altra prima serata, un altro format?

Io credo di sì. Trovare un meccanismo così libero è complicato — noi funzioniamo anche perché abbiamo tanta libertà, la possibilità di esprimerci singolarmente e come gruppo. Però siamo talmente in sintonia, una forza così grande insieme, che secondo me potremmo funzionare anche in un contesto completamente diverso. Cambierebbe il titolo dello spettacolo, cambierebbero i meccanismi, ma la forza resterebbe.

A Sanremo, per esempio, funzionerebbe? 

Non ci stiamo proprio pensando, e soprattutto non vorrei che Stefano si creasse il problema di farci partecipare. Lui deve lavorare tranquillo e sereno, senza pensare a noi come a un peso. Se si trova qualcosa di divertente e funzionale per le serate, bene. Ma deve essere una cosa giusta per lui e per Sanremo, altrimenti non va bene.

Non finisce che vi mettete davvero col "banchetto" della trippa davanti all'Ariston, quindi?

Ma figurati. Per adesso, il nostro, è tutto uno scherzare. Quesat è un'occasione troppo ghiotta per non sfottere un po'.

Torniamo a Step. Come funziona la "scrittura" di uno show così apparentemente caotico?

La scrittura è l'improvvisazione. È come la commedia dell'arte: non c'è manco un canovaccio. Solitamente c'è il canovaccio, e poi lo spettacolo si costruisce di sera in sera. I comici mettono le battute, quelle che funzionano restano, si codificano, e la commedia cresce. È così che facciamo. I giochi sono il pretesto, il canovaccio, e lì ci divertiamo a inventare. Quello che funziona ce lo portiamo dietro.

Però, quest'anno c'è stata una struttura un po' più stratificata. Una trama orizzontale oltre a una verticale. Penso proprio al tuo tormentone con il regista "Colabrodo". Ieri sera abbiamo assistito allo scontro finale, se così si può dire. 

Avevo diverse opzioni aperte. O continuarlo a mandare a quel paese, oppure cambiare tutto. Non era scritto, non era programmato. Lui è sceso e io potevo benissimo dargli addosso come faccio solitamente, invece ho scelto di sottomettermi, per chiudere il cerchio. Come, appunto, le maschere della commedia dell'arte.

Ha portato fortuna a tutti questo programma. Pensiamo a Peppe Iodice, che ha fatto bene anche al cinema.

Come no. Peppe Iodice è l'ultimo figliolo, l'ultimo della cucciolata, ma si è integrato perfettamente.

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Ultima domanda: il futuro conduttore di Step. Senza Stefano, Paolantoni lascia lo scettro a chi?

Probabilmente a The Jackal — Ciro Priello e Fabio Balsamo, o magari tutti e quattro insieme con Gianluca Fru e Aurora Leone. Si era pensato anche a Gigi e Ross, che probabilmente avrebbero dovuto farlo ancor prima di Stefano. Ma è difficile. Condurre Step può sembrare una cazzata, in realtà è una cazzata determinata dai tempi, dalla capacità di capire quando intervenire, come, dove, e di lasciare spazio agli altri. Ci vuole l'arte del palcoscenico. Di una cosa sono curioso: vedere uno Step senza di noi. Chi vivrà vedrà.

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