David Parenzo: “Se Mentana va via a me dispiace molto. Da me vengono tutti, ma la destra vada anche dagli altri di La7”

Immagine
David Parenzo torna lunedì 7 settembre con L’aria che tira e si racconta a Fanpage.it: “Mi aspetto un anno pirotecnico, andremo al voto”. Su Vannacci: “Ogni volta che lo vedo penso a Vogliamo i colonnelli”. Su Meloni: “È a un bivio, se si allea con Vannacci fa un passo indietro”. Sul caso Report: “La stagione di Ranucci lì era piuttosto finita”.

David Parenzo torna lunedì 7 settembre alla guida de L'aria che tira, quarta stagione su La7, in un anno che si annuncia "pirotecnico" perché si andrà al voto. A Fanpage.it lo abbiamo raggiunto proprio alla vigilia dell'esordio e ne è uscita un'intervista che parte dalle ingerenze russe — su cui vuole aprire quello che definisce un osservatorio "anti-putiniano" — e arriva a Vannacci e al bivio che, secondo lui, si apre davanti a Giorgia Meloni. Poi il caso Report e l'uscita di Sigfrido Ranucci. E infine casa propria: la vicenda di Enrico Mentana, su cui Parenzo non si tira indietro. "Se va via a me dispiace molto", dice. "Da collega e da spettatore lo dico."

Lunedì torni in onda con la quarta stagione de L'aria che tira e venerdì si è chiusa la stagione estiva del programma.

Sono molto contento, intanto, perché abbiamo usato una risorsa interna al programma, Ludovica Ciriello, una inviata storica del programma. Questo mi fa molto piacere perché valorizza il lavoro di una squadra intera. E poi quest'anno io mi aspetto veramente un anno pirotecnico, come già si intravede, perché andremo al voto. Mi aspetto una campagna elettorale molto, molto frizzante.

Oltre alla campagna elettorale, quali saranno i temi della stagione?

C'è tutta la questione delle ingerenze russe, che è destinata a non finire lì, anzi a continuare e a intensificarsi. Sarà un fronte molto interessante da monitorare. E soprattutto vorrei provare a spiegarlo bene ai telespettatori, perché spesso, leggendo queste notizie, secondo me non si è capito bene di che cosa si tratta. Molti possono cadere nell'errore di dire: "Ma va, sono le solite sciocchezze di quelli che ce l'hanno con Putin". Oppure provano a ridimensionare. Io penso che il nostro lavoro dovrà essere invece quello di raccontare esattamente, con esempi concreti, come si sostanzia, come si manifesta la propaganda russa. Che significa, che cosa vuol dire. Attraverso i social, andarli proprio a smascherare, vedere questi account. Perché oltre alla denuncia, quello che è importante capire è il come.

Aprirai una sorta di osservatorio?

Esattamente. Ma non è un osservatorio anti-russo, perché io non ce l'ho con i russi: è una sorta di osservatorio anti-putiniano. Vorrei spiegare proprio passo passo, perché se uno legge "ombre russe sull'Italia"… io vorrei far capire di che cosa stiamo parlando. Sennò la gente lo vede come cose distratte, siccome viviamo in un mondo di scroll in cui in particolare i ragazzi più giovani vivono con il telefono in mano e non si fermano, molte di quelle cose poi passano. Perché se tu non riesci a distinguere il vero dal falso è molto complicato. Non so se ci riuscirò, ma è una sfida che vorrei provare a lanciare.

Sul legame tra Vannacci e Putin non sappiamo se sia reale o presunto. Ma al di là di questo: ritieni Vannacci un pericolo per la democrazia?

Io tendo a dire che se uno si può presentare alle elezioni e si presenta alle elezioni, in un sistema democratico come il nostro ha tutto il diritto di farlo. Detto questo, reputo il 99,9% delle cose che dice non solo totalmente infattibili, ma anche cose che potenzialmente minano — non dico la nostra democrazia — ma la nostra Europa, la nostra idea di Europa e di Occidente soprattutto. Penso che molte delle cose che dice minino il senso di che cosa vuol dire essere Occidente. E non hanno nulla di patriottico: questa idea di fare educazione militare a scuola sono cose che non si facevano neanche nei regimi del Sud America. È andato addirittura oltre il servizio militare obbligatorio, che per fortuna fu abolito negli anni passati. È un delirio, mi sembra. Poi, io devo distinguere, perché faccio il giornalista, da quello che può essere il giudizio di un cittadino. Il mio è quello di un giornalista, e Vannacci ci dà ogni giorno una notizia: quindi ben venga pure Vannacci. Dopodiché, se uno mi chiede un giudizio su quel che dice, a me veramente sembra addirittura che mini i valori stessi del nostro grande Occidente libero, democratico, aperto. Fino a prova contraria non penso che sia un agente putiniano. Ma mi basta quello che dice.

Si è ridotta la distanza tra le sue posizioni e quelle di Giorgia Meloni?

No, io penso che Giorgia Meloni rimane Giorgia Meloni. Ha davanti a sé una sfida importante, e questa è una cosa molto interessante che vedremo nei prossimi mesi. Giorgia Meloni si trova a un bivio. È arrivata a Palazzo Chigi con gli occhi del mondo puntati su di lei, anche dei mercati, anche degli Stati dell'Unione Europea. Tutti che dicevano: "La prova di Giorgia Meloni, cosa farà, cosa non farà". Dopodiché Giorgia Meloni è di destra, è una conservatrice, ma non è quell'estrema destra che uno si poteva immaginare al governo del Paese. Poi uno può criticare i singoli provvedimenti, i fatti. Ma se fa l'alleanza con Vannacci, purtroppo fa dei passi indietro rispetto a quello che ha fatto in questi anni. Si è distaccata da quella destra un po' macchiettistica, e io penso che anche Giorgia Meloni consideri Vannacci un po' una macchietta della destra.

Perché una macchietta?

Conoscendo Giorgia Meloni, che è una persona intelligente ed è una persona capace, immagino che consideri la destra di Vannacci una destra macchiettistica, che non ha nulla a che vedere neppure con la storia dell'MSI, di Almirante. Nulla. Almirante penso che mai si sarebbe messo a gigioneggiare in quel modo osceno sulla Decima Mas. Penso che per un elettore di destra, e per una donna di destra come lei, Vannacci sia un problema.

E se fa l'alleanza con Vannacci?

Fa un passo indietro rispetto a questi suoi anni di governo, in cui si è accreditata alle cancellerie europee, in cui si è ricavata un ruolo — poi giusto o sbagliato che sia, giudicare il governo non sta a me. Se si allea con Vannacci fa un passo indietro rispetto a quello che ha costruito anche nel rapporto con von der Leyen, nel rapporto con l'Europa. Si era accreditata nelle cancellerie europee proprio per allontanarsi da quella destra vannacciana, da Alternative für Deutschland, anche dai toni di Vox, se vuoi, nonostante Abascal sia un suo amico, credo. Se invece non si allea, beh, quella è la grande prova di maturità: vuol dire che dice "il centrodestra siamo noi" e in qualche modo si avvicina a un percorso sempre più europeo. Manda un messaggio chiaro anche alla destra conservatrice europea: "Io con questa roba non ho nulla a che vedere". Quindi lei è veramente in una condizione complicata in questo momento. Dovrà decidere che fare: rinunciare ai voti di Vannacci e definitivamente incardinarsi, costruire. Se fa l'alleanza con Vannacci è come se in una botta sola cancellasse un po' questo percorso.

Vannacci va oltre il blocco navale della Meloni e arriva alla remigrazione. Quanto ti preoccupa?

Sono cose assolutamente incredibili. Che può dirle uno che sta all'opposizione, ma poi il fatto che le dica anche un ex generale… alla Tognazzi: "Vogliamo i colonnelli". Sono un amante del cinema, quindi ogni volta che vedo Vannacci io penso a Vogliamo i colonnelli.

Passiamo al caso Report. Che idea ti sei fatto sull'uscita di Sigfrido Ranucci?

L'idea che mi sono fatto io, stando anche a quello che dicono alcuni colleghi di Report, è che la stagione di Ranucci lì era piuttosto finita. Nel senso che dopo quello che è accaduto avrà anche il tempo di chiarire meglio. È chiaro che è una vittima, perché l'attentato lo ha subito. Però, la sua presenza a Report avrebbe, credo, indebolito la stessa trasmissione.

E su Daniele Piervincenzi?

Io conosco bene Piervincenzi e penso che sia un grande professionista. Piervincenzi non è solo quello della capocciata in faccia che ha ricevuto a Ostia: è un signore che ha nel suo curriculum il giornalismo d'inchiesta. Non viene dalla Prova del cuoco, con tutto il rispetto per una grande trasmissione. Questo attacco che c'era stato nei suoi confronti a me è un po' dispiaciuto, perché lo conosco personalmente. Sono felice che si sia trovata una soluzione.

Passiamo a La7: un commento sulla situazione di Mentana.

Tieni presente che io Mentana lo considero non soltanto un amico, ma anche un grande maestro di televisione e di giornalismo. Enrico, si sa, è un uomo molto libero, e la sua forza è quella di aver sempre detto quel che pensa, senza mezze parole. Ha fatto una critica che secondo me in tutti i posti ci sta, infatti non c'è stata alcuna levata di scudi. Mica viviamo in un regime. Anzi, questo dimostra ancora di più che a La7 c'è un assoluto pluralismo.

Il pluralismo a La7 come funziona, in concreto?

La cosa bella de La7 è che ogni conduttore ha la sua libertà di gestire al meglio il proprio spazio. Io mi confronto direttamente con il direttore Andrea Salerno, che in tutti questi anni mi ha sempre garantito il massimo della libertà. Come si sa, io su alcuni temi, tipo il conflitto in Medio Oriente, la guerra tra Israele e Hamas, ho una mia posizione. Dopodiché da me sono sempre venuti tutti. Io amo il racconto plurale, non quello fatto col bilancino: non è che faccio due ospiti di centrodestra e due di centrosinistra. Mi piace il confronto, e quando c'è da dire delle cose le dico, perché anch'io prendo posizione su diversi argomenti. Mi piace molto l'idea di avere un dibattito plurale e non l'uno contro tutti: come stile mi diverte molto di più. E riconosco che la nostra è una grande rete grazie ai conduttori, che hanno sensibilità diverse, perché le trasmissioni non sono tutte uguali. C'è Giovanni Floris con DiMartedì, con il suo stile e la sua quantità di ospiti, c'è Corrado Formigli, c'è Lilli Gruber. Ognuno ha il suo stile e mette il suo punto di vista.

Il centrodestra però non mette piede in alcune trasmissioni de La7.

Dovrebbero andare, invece. Dappertutto, come vengono da me: e io non è che non faccio le domande, io le faccio, le domande. Sarà che uso un registro apparentemente più leggero, più ironico, però io ci tengo molto ad averli tutti. E tutti vengono. Secondo me il vero gesto sarebbe cominciare ad accettare il fatto che ci sono trasmissioni che meritano di avere anche gli ospiti del centrodestra. A me dispiace che non ci vadano.

In alcuni casi vengono invitati e rifiutano l'invito.

Mi risulta di sì. So che ad esempio Corrado ha invitato tante volte il centrodestra, ma non ci sono andati. Magari legittimamente, figurati. Però invece sarebbe utile. Detto questo, se Mentana va via a me dispiace molto. Da collega e da spettatore lo dico.

Con chi si riparte lunedì?

Lunedì ci sarà Salvini. È una sfida: mentre non c'ero è andato a L'aria che tira con Ludovica Ciriello, poi l'ho sfidato e gli ho detto "no, adesso deve venire anche quando ci sono io". E pare che abbia accettato la sfida. Pare. Lo conosco da più di vent'anni, da quando ho iniziato a Telelombardia. Matteo era il leader dei giovani comunisti padani, io ero semplicemente un giovane giornalista. Non comunista: un giovane giornalista.

Mai stato comunista?

Mi considero un socialista liberale, un progressista liberal senza casa. Tutti mi dicono "ah, sei di sinistra", tutti, anche la destra quando mi attacca. E invece mi considero un socialista liberale.

Lunedì riparte anche La Zanzara. Che stagione ti aspetti?

È il ventesimo anno de La Zanzara, il nostro sedicesimo insieme, mi pare. Quella con Giuseppe è diventata nel corso degli anni, oltre che una straordinaria partnership quotidiana di lavoro, un'amicizia vera: sai, quando lavori quotidianamente con qualcuno, a un certo punto o ti vuoi bene oppure è finita. E noi ci vogliamo davvero bene. Nathania (Zevi, ndr) dice che è la mia relazione più lunga.

Cruciani dice che sei il nuovo Funari.

E io lo querelo. No, è un grande complimento, in realtà. C'era una fase in cui mi dicevano che ero un po' Chiambretti. Ma Funari, anche quello è un grande complimento: parliamo di due grandi maestri, due grandi stili. E io ho avuto l'onore di lavorare con Funari ad Antenna 3. Era un genio assoluto.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views