Daniele Piervincenzi: “Presutti umiliata e demolita dal suo mentore. Io di destra? La mia storia dice altro”
Daniele Piervincenzi rilancia la narrazione sulla sua prossima conduzione di Report. Giorni dopo il passo indietro di Giulia Presutti, che avrebbe dovuto affiancarlo al timone del programma di Rai3, il giornalista chiarisce in un'intervista a La Repubblica che non ha alcuna intenzione di rinunciare. Insieme a lui ora ci sarà Claudia Di Pasquale, ma è sulle polemiche delle ultime settimane che cala gli assi, rifiutando le etichette politiche che lo dipingono vicino alla destra e togliendosi più di un sassolino dalla scarpa nei confronti di Sigfrido Ranucci.
L'orientamento politico e la difesa di Giulia Presutti
Di fronte ai sospetti di una scelta orientata da parte dei vertici Rai per riequilibrare la linea editoriale di Report a destra, Piervincenzi chiarisce: "La mia storia personale e quella della mia famiglia raccontano il contrario. E non sarei stato un precario fino ad oggi se avessi avuto santi in paradiso. Ma poi, la redazione e gli autori di Report avrebbero mai potuto accettare un giornalista di destra?". Il conduttore ridimensiona anche i presunti legami personali con il direttore Corsini, spiegando di aver solo "giocato una stagione o due a rugby con il fratello minore", e bolla come trasparenti i contratti passati con la sua società per progetti legati al Cnel di Renato Brunetta. Ben più duro è invece il giudizio sul ritiro della collega Giulia Presutti, inizialmente indicata al suo fianco e poi sfilatasi dopo le tensioni con la redazione: "Una giovane collega di 35 anni è stata pubblicamente demolita e umiliata in primo luogo dal suo mentore. Umanamente e professionalmente eccessivo".
La bordata a Sigfrido Ranucci
Il "mentore" chiamato in causa è proprio Sigfrido Ranucci. Interrogato sull'ex volto del programma, il giornalista confida che gli avrebbe lui stesso suggerito di rinunciare: "Non serve rispondere, parlerà il nuovo Report. Gli auguro di ritrovare equilibrio mentale e serenità". Ma lo scontro tocca anche i casi recenti in cui Ranucci è coinvolto e il suo metodo giornalistico. Da un lato la smentita sui presunti budget gonfiati per l'inchiesta in Congo sull'omicidio dell'ambasciatore Attanasio ("Ranucci se ne era detto entusiasta. E non ce l’ha pagata 100mila euro, come dicono alcuni, ma 30"), dall'altro la bordata sul rapporto tra l'ex conduttore e Valter Lavitola: "C’è una linea molto netta nel rapporto con le fonti che è sempre bene non travalicare. Lavitola è utile per un'inchiesta, certo. Ma non un amico con cui andare a cena".
La vera sfida: ricostruire un'identità senza Ranucci
Quella che si intravede è la volontà di Piervincenzi di smantellare l'impostazione leaderistica che ha caratterizzato Report negli ultimi anni. Tuttavia, l'inizio del nuovo Report si basa su fondamenta fragili: se da un lato Piervincenzi prova a presentarsi come garante della continuità e dell'indipendenza, dall'altro dovrà dimostrare sul campo di saper gestire una redazione inevitabilmente destabilizzata e un pubblico storicamente legato alla figura di Ranucci. La vera partita, secondo chi scrive, si giocherà quindi sulla capacità di continuare a fare le pulci al potere, senza che il programma rimanga schiacciato dalle stesse macerie che ne hanno accompagnato la nascita.