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Festival di Sanremo 2026

Carlo Conti trasforma la consegna di Sanremo a Stefano De Martino in un momento di Tv memorabile

Carlo Conti ha scelto come scrivere l’ultima scena del suo Festival. E l’ha scritta bene, con classe, fiuto, scaltrezza e senso dello spettacolo, riabilitando il suo ultimo Sanremo mentre lo consegnava nelle mani del suo successore.
A cura di Andrea Parrella
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Carlo Conti ha scelto come scrivere l’ultima scena del suo Festival. E l’ha scritta bene, con classe, fiuto, scaltrezza e senso dello spettacolo, riabilitando il suo ultimo Sanremo. Perché l'annuncio di Stefano De Martino a Sanremo 2027 non riguarda solo il futuro della manifestazione, ma soprattutto la sua impronta sulla storia del Festival.

Dopo un’edizione complicata, segnata da critiche e da un entusiasmo meno travolgente del passato, sarebbe stato facile chiudere in tono neutro, amministrativo. Invece Conti ha fatto una cosa molto televisiva: ha capito che l’attesa per De Martino non era solo una notizia, ma un pretesto di racconto. E l’ha trattato come tale.

La televisione non è solo contenuto, è costruzione del momento. E Carlo Conti, che viene spesso descritto come prudente, in un festival che abbiamo raccontato come orfano di scrittura e creatività, ha dimostrato di avere un istinto narrativo finissimo e ha immaginato uno spazio di racconto, trasformando un passaggio di consegne in una scena emotiva. Non un comunicato, né un annuncio agli addetti stampa, ma un climax iniziato con la conferenza stampa del sabato, in cui prima ha fatto credere potesse essere di nuovo lui a condurre Sanremo l'anno prossimo, per poi lasciare intendere che avrebbe fatto la rivelazione sul futuro di Sanremo direttamente in serata, durante la finale.

C’è qualcosa di quasi elegante nel modo in cui si è “intestato” quel momento: non rubando la scena, ma regalandola a Stefano De Martino. Facendo in modo che l’annuncio restasse legato ai suoi Festival. Come a dire: il futuro parte da qui e passa da me.

Il Conti accusato di mancanza di slancio creativo ha costruito l’istante più memorabile dell’edizione, sintetizzabile negli occhi lucidi di De Martino davanti all'Ariston in visibilio per lui. Conti non lo ha fatto con un effetto speciale, ma con una scelta di tempo. E il tempo, per uno che lo cita in continuazione, non è un dettaglio.

Sanremo vive di successioni. Ma raramente il passaggio è stato così consapevole, quasi cinematografico. Se De Martino sarà una rivoluzione per Sanremo lo dirà il palco. Intanto, l’ultima grande regia di Conti è stata questa: trasformare un addio in una promessa. E in televisione, non è poco.

Il direttore artistico, in carica ancora per poche ore, solleva il suo ultimo festival dall'anonimato con una scelta irrituale e dà vita a quella che potrebbe diventare un momento fisso del futuro: se l'annuncio della conduzione dell'anno successivo nel corso della finale fosse, da oggi in poi, una prassi del format Sanremo?

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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