“Il comandante di Sea Watch ha annunciato l'intenzione di entrare nelle acque territoriali italiane e dirigersi verso Lampedusa”. A dirlo è la portavoce italiana Giorgia Linardi sottolineando che il comandante è stato in costante contatto con la Guardia Costiera. Linardi ha spiegato che la decisione di chiedere la revoca del divieto d'ingresso è stata presa per ragioni umanitarie. Le condizioni a bordo della nave, stando alle valutazioni di medici ed equipaggio di Sea Watch, “supererebbero le motivazioni che hanno portato al diniego”. La replica del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non si è fatta attendere: “Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una Ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia”, ha detto il ministro.

Migranti a bordo minacciano il suicidio – Da uno dei membri del team medico a bordo dell'imbarcazione bloccata al largo di Lampedusa arriva anche una preoccupante denuncia. Alcuni migranti a bordo della Sea Watch  hanno minacciato il suicidio se non verrà consentito loro di sbarcare in un porto sicuro. “Siamo molto preoccupati perché alcune delle persone a bordo della nave parlano di suicidio”, così la Ong su Twitter postando il video di Karol, uno dei medici sulla nave. Lo sbarco di 18 dei 65 migranti salvati avrebbe prodotto nelle 47 persone rimaste a bordo “una condizione psicologica negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all'assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili”. “Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi – l’allarme lanciato dal medico – pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento”.