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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Forse dovremmo consigliare a Trump e a Ben Gvir di stare zitti, la prossima volta, se non vogliono litigare col governo italiano. Perché a quanto pare puoi fare di tutto, ma guai se polemizzi col Papa o se minacci gli attivisti della Flotilla rapiti da Israele. Puoi bombardare Paesi stranieri, cambiarne i governanti a piacere, sparare a morte su chi si oppone alle deportazioni di migranti, nel caso di Trump. Puoi abbordare barche in acque internazionali, rapirne l’equipaggio, deportarlo in Israele in nome di un blocco navale illegale attuato ai danni di una popolazione civile in grave stato di deprivazione, nel caso di Ben Gvir. Ma mi raccomando, la prossima volta fatelo in silenzio. Altrimenti, chi la sente Giorgia Meloni.
Ma passiamo alle domande di questa settimana.
- Un tribunale internazionale potrebbe condannare il governo israeliano per gli abusi che hanno denunciato gli attivisti della flotilla? Annalisa
Ciao Annalisa, per capire cosa rischia davvero il governo israeliano dopo le denunce della Flotilla dobbiamo abbandonare i codici di diritto e guardare la realtà su tre livelli, tra teoria e geopolitica. Il primo è la Corte Penale Internazionale (CPI), che processa i singoli leader e non gli Stati. Sulla carta, le brutali violenze e le umiliazioni rivendicate sui social dagli stessi ministri israeliani (non solo Ben-Gvir) potrebbero costare un’incriminazione ai vertici di Tel Aviv. C'è però un precedente: dopo l'attacco alla Flotilla del 2010, la CPI decise di non procedere ritenendo l'episodio "non sufficientemente grave" rispetto ai suoi standard. Oggi il clima è diverso e la Corte è più severa, ma la strada internazionale resta tortuosa. Il secondo livello è la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), già investita della causa per genocidio promossa dal Sudafrica. Qui la condanna non sarebbe penale, ma politica e simbolica: gli abusi sui volontari e lo stop agli aiuti (compreso il convoglio via terra attualmente bloccato in Libia) potrebbero diventare nuove prove per dimostrare che Israele sta violando i trattati internazionali. Il terzo livello è quello più vicino a noi: la Procura di Roma, che indaga per sequestro e tortura poiché tra i volontari ci sono cittadini e parlamentari italiani. Se i magistrati accertassero i reati, l'Italia potrebbe emettere mandati di cattura internazionali. Nella realtà geopolitica questi provvedimenti rischiano però di lasciare il tempo che trovano: Israele non estraderà mai nessuno e lo abbiamo visto con i mandati della CPI contro Netanyahu, che non hanno impedito ai leader israeliani di viaggiare o sorvolare i cieli europei. Certo è che incassare un'accusa formale di tortura dalla magistratura di un Paese storicamente alleato come l'Italia alzerebbe l'asticella dell'attrito diplomatico, complicando non poco i futuri viaggi istituzionali in Europa. Insomma, una condanna totale del governo israeliano è un'utopia. L'incrocio tra le inchieste delle procure e le pressioni dell'Aia produrrà forse qualche grattacapo burocratico per i singoli esponenti di Tel Aviv, ma la realtà dei fatti ci dice che, finché reggeranno gli scudi geopolitici storici, Israele continuerà a fare esattamente quello che vuole.
Francesca Moriero, redattrice area politica Fanpage.it
- Ma cosa cambia se Trump riesce a trovare un accordo per una tregua in Iran? Possiamo sperare che non ci sia una crisi economica globale? Marcello
C’è un problema, Marcello. Anzi, a dire il vero ce ne sono tre.Il primo: non sappiamo se l’accordo per una tregua sarà raggiunto. Allo stato attuale ci sono un bel po’ di problemi, su questo fronte, a partire dalle condizioni della tregua, su cui ci sono significative divergenze. C’è la questione dell’uranio arricchito, ad esempio: dove va a finire? Rimane all’Iran? Se lo prende la Russia? E poi c’è la questione dello stretto di Hormuz: l’Iran ne manterrà il controllo? Potrà chiedere un pedaggio? E i missili iraniani puntati verso Israele? L’Iran dovrà smobilitare quelle posizioni?
Secondo problema: non sappiamo quando questo accordo sarà raggiunto. In una trattativa, di solito, chi la tira lunga ha il coltello dalla parte del manico. E in questo gioco di negoziazione tra Usa e Iran sembra che oggi vogliano entrambi dimostrare di non avere fretta di chiudere. Le cose possono cambiare rapidamente, ma il rischio di stallo è evidente.
Terzo problema: se anche si chiudesse l’accordo, ci sono scorte e flussi di petrolio, gas e fertilizzanti da ricostituire, ci sono impianti distrutti da bombe e missili, c’è uno stretto da sminare. Insomma, non sarà così automatico uscirne a breve, perché ormai il danno è fatto. L’impatto su crescita e prezzi di quel che è stata questa guerra sinora, insomma, già sappiamo che lo pagheremo per mesi, forse anni, anche se finisse oggi.
Il punto, ahinoi, è che non sappiamo se finirà oggi.
Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it
- Sono rimasta sconvolta dal caso del dottor Michieletti, ex primario di Radiologia dell’ospedale di Piacenza, arrestato per violenza sessuale e stalking. Dalle intercettazioni è emerso che in 45 giorni il dottore avrebbe violentato 32 donne. Com'è possibile che nessuno abbia parlato prima? E perché l’Ordine dei medici, che quando è stato arrestato lo ha sospeso, ora ha revocato la sospensione? Nadia
Ciao Nadia, la domanda che fai è molto importante, e penso che ce la siamo posta tutte. La risposta, secondo me, è abbastanza semplice: più chi esercita violenza occupa una posizione di potere, più intorno agli abusi si crea un clima di silenzio. E questo per un motivo molto concreto: da una posizione subordinata — come quella di una collega o, ancora di più, di una paziente — denunciare una figura considerata tra le più autorevoli della medicina è estremamente difficile. Nel caso dei colleghi dell’uomo, il timore è anche molto pratico: si rischia il posto, la carriera, la possibilità stessa di lavorare in quell’ambiente lavorativo. Nel caso delle pazienti, la paura può essere ancora più forte, perché quel medico ha letteralmente in mano la loro salute e, in alcuni casi, la loro vita. Non è una giustificazione, ovviamente, ma lo specchio per cui gli abusi vengono definiti non a caso una questione di potere: più questo è grande, più diventa difficile contrastarli e denunciarli. Su Fanpage abbiamo un'altra newsletter, Streghe, dove ci occupiamo settimanalmente di questi temi, e analizziamo proprio questo tipo di questioni che per noi sono centrali, se ti interessa, puoi leggerla qui. Per quanto riguarda invece la revoca della sospensione dall’Ordine dei medici, al momento non ci sono molte informazioni e la questione andrebbe approfondita meglio. Credo però che possa dipendere dal fatto che questo tipo di provvedimenti abbia una durata temporanea e decada automaticamente trascorso un certo periodo.
Natascia Grbic, capo area Roma e autrice di Streghe
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Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco